APOLOGIA DEL SUPPORTO FISICO

Il nostro metodo di "lavoro" (un lavoro particolare, poiché non retribuito, puramente no profit e fatto per passione, praticamente una sorta di "volontariato per il bene della musica") comporta sempre tempistiche dilatate. In primis perché dobbiamo comunicare coi soggetti che ci inviano materiale promozionale, che spesso non ci conoscono a sufficienza o non hanno nemmeno letto le nostre linee guida, quindi accordarci sui dettagli della spedizione, poi redigere la critica al termine di una buona dose di ascolti e infine pubblicarla sul nostro sito. Così facendo è normale che possano trascorrere diverse settimane dal momento della richiesta di recensione a quando restituiamo il link del nostro pezzo. Però posso garantirvi che portiamo a termine il compito: sempre.

Vi abbiamo già spiegato nel nostro manifesto i motivi per cui ci occupiamo soltanto di materiale promozionale in formato fisico: essenzialmente perché noi svolgiamo un "servizio" per i lettori che consiste nel presentare un "prodotto" che può essere reperito tramite l'acquisto, perciò abbiamo bisogno di poter tastare con mano nel vero senso della parola il contenuto nella sua interezza. Compact disc o vinile o musicassetta, copertina e libretto non sono separabili, pena una valutazione parziale, non completa. D'altro canto voi comprereste un'automobile soltanto conoscendone il tipo di motore e guardando una foto della carrozzeria, senza poter osservare con attenzione gli interni e l'abitacolo?

Ebbene troppo spesso invece continuiamo a ricevere tonnellate di email che ci segnalano la possibilità di scaricare e ascoltare dischi in formato mp3; talvolta di dubbia qualità audio. Il motivo dietro questa scelta è sempre di tipo economico: inviare contenuti virtuali non costa praticamente nulla (se non l'energia elettrica necessaria al pc, la connessione a Internet e, nei casi peggiori, l'abbonamento a una piattaforma di distribuzione virtuale), mentre una spedizione postale comporta l'acquisto dei francobolli, l'esigenza di recarsi presso un ufficio adibito e soprattutto il rischio che la busta non giunga mai a destinazione. Per non parlare di quando si ha a che fare con persone non conosciute, per cui di conseguenza bisogna sperare nella loro buona fede e che portino a termine l'accordo stipulato. E intanto il tempo passa…

Ci è già stato riferito diverse volte di personaggi disonesti che richiedono materiale fisico soltanto per poter arricchire la propria collezione (si legga: effettuano una truffa), oppure che recensiscono solo alcuni degli album ricevuti. Tutte queste problematiche hanno scoraggiato tanti addetti ai lavori che un tempo, senza crisi del mercato discografico, inviavano valanghe di promo a destra e a manca, i quali ora utilizzano sempre e soltanto mp3.

Ciò che voglio contestare in questo articolo è il fatto che il pregiudizio su chi utilizza materiale fisico in modo truffaldino sia dominante e danneggi anche le testate corrette. Gruppi, etichette e uffici di promozione che agiscono con velleità artistiche e non unicamente economiche hanno il dovere di conoscere e selezionare i propri partner, non devono limitarsi ad agire con logiche quantitative. Contattare cento webzine indiscriminatamente significa ricercare soltanto la massima diffusione del proprio nome, senza un interesse per il trattamento ricevuto: della serie "basta che se ne parli". A mio giudizio invece la selezione dovrebbe essere imprescindibile e piuttosto restrittiva: gli addetti ai lavori devono spendere tempo per conoscere i gestori delle webzine, leggerne gli articoli, ricavare dal passaparola l'esperienza di altre persone stimate; esattamente come fanno (o dovrebbero fare) con qualunque altro partner. In questo modo l'investimento economico relativo alla spedizione di un album "concreto" non sarà mai un salto nel vuoto, al contrario avrà basi solide e un ritorno in termini di qualità. Questo significherebbe sostenere l'underground in maniera ponderata e costruttiva, escludendo chi opera in maniera dozzinale — oggi che chiunque può costruirsi il proprio sito/blog in dieci minuti e diventare un giornalista, così come impugnare una chitarra e sentirsi un novello guitar hero — e spalleggiando coloro i quali si sbattono più di altri. Ricordiamoci che nel mondo connesso del terzo millennio il problema della quantità di informazioni (nel nostro caso di buona musica) è scomparso, sostituito dall'obbligo di scremare le infinite opzioni che abbiamo a disposizione per trovarne di attendibili e verificate, e infine effettuare una scelta ponderata.

Il mio è quasi un appello accorato, condiviso dall'intera redazione di Aristocrazia Webzine, per un modo diverso di concepire la musica: perché la musica è una forma d'arte che si evolve e vive nella propria epoca, e ha bisogno del giusto tempo per essere metabolizzata, ma non può rinunciare ad alcuni fondamentali. Noi infatti siamo un web-magazine settimanale, lavoriamo in un mondo virtuale, a distanza, eppure il disco fisico è una necessità "carnale", sia nel privato che nelle vesti di redattori, e non un inutile vezzo o peggio ancora un immotivato feticismo della merce. Non per niente non c'è paragone fra l'affetto che nutriamo per gli album posseduti nella nostra collezione e quelli impalpabili disponibili su hard disk: l'amore presuppone prima o poi un contatto fra corpi…

Così come noi privilegiamo la qualità dei nostri articoli, rinunciando a coprire molte delle richieste che ci giungono per non essere obbligati a stendere recensioni abbozzate o successive ad ascolti troppo rapidi, così anche il resto del mondo musicale underground dovrebbe tenersi alla larga da orientamenti volti alla mera quantità. Altrimenti qualunque band rischia di divenire parte di un ingranaggio che la divora a velocità supersonica, rendendola ben presto obsoleta, sostituita dalla moda del momento e ben presto dimenticata.

Chiudo con un paradosso rivolto ai già citati gruppi, etichette e a chi lavora con/per loro: come potete condannare i supporti digitali e la loro diffusione selvaggia, se poi siete i primi a non credere nella forza del prodotto fisico in ambito promozionale e non contribuite a diffonderne la cultura?

 

Le foto sono rispettivamente: una parte della collezione di dischi di Dope Fiend; alcuni vinili di ticino1; alcuni pezzi di Dope Fiend in posizione "blasfema".

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