I 7 migliori side-project del black metal norvegese

Nel mondo esistono i metallari, quelli che comprano un certo numero di dischi all’anno e partecipano a qualche concerto in alcuni dei mille locali sparsi nelle periferie italiane, e poi ci sono i metallari completisti: quelli che non si accontentano di avere tre o quattro album di una band, no, devono possedere l’intera discografia non solo del gruppo, ma di tutti i progetti più o meno degni di pubblicazione che gli gravitano attorno; progetti che possono essere sia vere e proprie avventure parallele, sia occasioni di sfogo estemporaneo, magari battendo altri generi e seguendo altre strade.

In questa breve lista di sette titoli vediamo insieme qualcuno di questi progetti (il corsivo è d’obbligo, visto che spesso si tratta di gruppi e di esperienze nati senza una pianificazione vera e propria), concentrandoci sulla scena black che più ha segnato la storia del metallo, quella norvegese. Scopriremo così che tra le derive death-thrash degli esordi si annidano piccoli capolavori, ma che anche sul versante meno sporco e più studiato la Norvegia ha prodotto dei gioiellini degni di essere ricordati per la voglia di ricerca e di sperimentazione che esprimono.

E allora via, tra fiordi e valli d’or, cimentiamoci nella scoperta di musica che è rimasta, per le ragioni più disparate, negli scaffali meno battuti dei vostri negozi di dischi preferiti (sempre che ci sia arrivata).


SORT VOKTER – FOLKLORIC NECRO METAL
(Norse League Productions, 1996)

Venuti fuori parallelamente alla pubblicazione dei lavori solisti di Ildjarn (all’anagrafe Vidar Våer), i Sort Vokter hanno incluso in line-up anche il misterioso Nidhogg, col quale proprio Vidar ha condiviso parte della sua carriera a metà fra l’ambient e il black metal. Folkloric Necro Metal è un disco gelido nel senso più puro del termine, capace di trasformare in ghiaccio tutto ciò che gli si para davanti. È opportuno tenere a mente — giovinotti all’ascolto — che quest’album ha visto la luce un anno prima di Nattens Madrigal, il capolavoro raw degli Ulver, e non ha davvero nulla da invidiare al ben più blasonato disco di Garm e soci. Un potenziale classico rimasto di nicchia, probabilmente a causa dell’attitudine all’eremitaggio dei suoi creatori, ma con tutte le carte in regola per rovinarvi le orecchie e la vita. Per non spendere un occhio della testa con la prima stampa o con la versione in vinile colorato della Northern Heritage, lo trovate ristampato anche in CD dalla canadese Transcendental Creations e su audiocassetta dalla ucraina Stuza Productions.


THOU SHALT SUFFER – INTO THE WOODS OF BELIAL
(Nocturnal Art Productions, 1997)

Nati come Dark Device, diventati poi Xerasia, quindi Embryonic e infine, dal 1991, Thou Shalt Suffer, questi loschi individui hanno sparso il verbo del demonio fin dalla più tenera età: Vegard Tveitan (Ihsahn) e Tomas Haugen (Samoth) hanno iniziato così le loro scorribande nel mondo del metal estremo; prima di fondare gli Emperor, portandosi appresso gente come il mitologico Vidar Våer (per tutti Ildjarn), Thorbjørn Akkerhaugen (che sarebbe poi diventato il produttore degli stessi Emperor, dei Windir e di altre storiche compagini norvegesi) e il misconosciuto Ronny Johnsen. Come altri artisti della scena black, anche Ihsahn e Samoth hanno mosso i primi passi suonando death metal e aggiungendo elementi nuovi e di rottura col tempo; come testimoniano i due brani estratti dall’EP Open The Mysteries Of Your Creation. Raccolta fondamentale, Into The Woods Of Belial raduna una produzione fittissima che si è concentrata nell’arco di un anno, il 1991; giusto per farvi un’idea del fulgore con cui Ihsahn e soci scrivevano male da adolescenti.


OLD FUNERAL – THE OLDER ONES
(Hammerheart Records, 1999)

Death metal in putrefazione ma prodotto sorprendentemente bene, considerando che è roba registrata tra il 1990 e il 1992, The Older Ones conserva, su un unico disco, materiale della demo Abduction Of Limbs e dell’EP Devoured Carcass, più cinque inediti e una traccia live. Ciò che rende gli Old Funeral davvero speciali, però, è il fatto che in formazione siano transitati nomi di primissimo piano della scena black del Paese, su tutti: Olve Eikemo (Abbath), Harald Nævdal (Demonaz), Kristian Vikernes (proprio lui) e Jørn (Hades). La musica degli Old Funeral era caciarona al punto giusto, e nell’ultimo periodo ha visto crescere le influenze black metal rispetto a quelle thrash, preponderanti nella prima fase con Abbath alla voce. Spoiler: ci sono molti indizi su quello che avrebbero combinato gli Immortal da lì a qualche anno, il piglio punk su tutti. Questa raccolta si trova ancora senza difficoltà ed è stata stampata in tutte le sue versioni dalla Hammerheart Records.


AGE OF SILENCE – ACCELERATION
(The End Records, 2004)

Un disco progressive per portare un minimo di garbo in una lista, fin qui, tutta rutti e ragli: protagonista Acceleration, l’album d’esordio (e fin qui unica prova in studio assieme a un successivo EP) degli Age Of Silence, supergruppo di — allora — sei elementi capitanato da Lazare (Borknagar, Solefald), Andy Winter (Winds, Sculptured) e Hellhammer (nomegruppoacaso). Rigore tecnico, orchestrazioni sontuose e testi a base di accelerazionismo e alienazione («I no longer know if I am mad / Or if I’m feigning it to cover my own mediocrity», perché i norvegesi che fanno prog conservano comunque il loro entusiasmo standard), il tutto condito da un rifferama tutt’altro che leggero e dalle incursioni vocali di Eikind (anche lui nei Winds); una menzione speciale per il bellissimo artwork curato dall’eccezionale Travis Smith, già autore di copertine storiche per Opeth, Anathema, Death e Suffocation. Gli Age Of Silence risultano ancora attivi e con una line-up che si è ridotta di due unità, ma sono ormai fermi dal 2005.


FIMBULWINTER – SERVANTS OF SORCERY
(Hot Records, 1994)

Tranquillamente il disco più kvlt fra quelli cui Shagrath ha prestato la voce e le sue doti di batterista (come agli esordi dei Dimmu Borgir), Servants Of Sorcery annovera Skoll (lo Hugh Stephen James Mingay che possiamo ascoltare sui dischi di Ulver, Ved Buens Ende e Arcturus) e il misconosciuto Necronos in line-up, e non è altro che la ristampa della demo (uscita nel 1992) più una traccia bonus. La musica dei Fimbulwinter, come lasciano intuire questa premessa e la copertina, è grezza e primitiva: black metal senza alcun tipo di fronzolo suonato come impongono le leggi della foresta, e prodotto coi piedi sporchi. Poco conosciuto e poco citato, quest’album è un fulgido esempio dello spirito autentico — c’è perfino una cover a cazzo durissimo di Morbid Tales dei Celtic Frost — che animava Shagrath agli esordi, uno spirito che lo ha accompagnato ancora per qualche anno fino all’esplosione commerciale dei Dimmu Borgir, il resto della storia lo conoscete. Le stampe originali hanno prezzi un po’ fuori mercato e, come spesso capita, Servants Of Sorcery è stato pubblicato in veste non ufficiale dalle peggiori micro-label sudamericane.


LAMENTED SOULS – THE ORIGINS OF MISERY
(Duplicate Records, 2004)

La voce di Vortex (al secolo Simen Hestnæs), pulita, a tratti stiracchiata, versatile come poche in ambito estremo, risulta la ciliegina sulla torta per il doom metal super-classico dei Lamented Souls: quartetto (nella sua formazione definitiva) che annovera, oltre al gigante di Oslo, personcine a modo come Apollyon (Aura Noir, Dødheimsgard), Bestial Tormentor ed Einar Sjursø (entrambi nei lercissimi Infernö). Questa compilation raccoglie musica scritta e registrata tra il 1993 e il 1997, per un totale che ammonta a un’ora di doom composto e suonato con tutti i crismi del caso. Giovanile e derivativo, sì, sincero e trascinante in egual misura, però, The Origins Of Misery resta l’unica pubblicazione utile a farsi un’idea su questi signori, che allo stato attuale risultano in pausa. Un loro ritorno, in questi tempi di revivalismo imperante, non sarebbe affatto male.


TRINACRIA – TRAVEL NOW JOURNEY INFINITELY
(Indie Recordings, 2008)

Il più recente e, contestualmente, il più moderno dei dischi di questa lista, Travel Now Journey Infinitely è stato uno stranissimo esperimento che ha coinvolto membri degli Enslaved (Ivar, Grutle e Arve) e alcune fra le più eminenti personalità dello sperimentalismo norvegese (Maja Ratkje e Hild Sofie Tafjord). Il risultato di questo singolare incontro è un ibrido black metal dalle tinte progressive con incursioni e sfuriate rumoriste. Dimenticatevi la forma-canzone, i Trinacria non offrono coordinate di semplice decifrazione, e l’idea di viaggiare che propongono potrebbe risultare tanto complessa quanto soddisfacente per i più arditi. Sperimentazione a tutto tondo per chi cerca nell’estremismo sonoro anche una voglia di andare oltre i canoni, per tutti gli altri un concentrato di follia potenzialmente letale.

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