DICONO DI NOI

Nel quinto anniversario della fondazione della nostra webzine, alcuni amici hanno voluto spendere belle parole nei nostri confronti. Sono persone con le quali oltre a condividere un rapporto personale, abbiamo in comune la stessa modalità di approcciarsi alla musica e che hanno colto appieno lo spirito del nostro webmagazine. Ecco i loro contributi, in rigoroso ordine alfabetico.

Haiwas – Veratrum

Aristocrazia non è come tutte le altre 'zine. Milito nella scena estrema italiana da oramai dieci anni e non ho mai incontrato un gruppo di persone così affiatato e determinato a conoscere il panorama estremo italiano (e non solo) tanto a fondo. Capita raramente di entrare in contatto con ragazzi che spinti dalla loro sola passione abbiano una così grande voglia di entrare e soprattutto restare in contatto con musicisti di ogni genere.


Lorenzo – Enoch

Quando ho iniziato a far parte, in qualche modo, della scena estrema c'erano i demo su nastro (che spesso erano semplici reharsal) con le copertine fotocopiate, c'era il tape-trading, ma — soprattutto — c'erano le fanzine ("Slayer Mag" ovviamente, "Hellflame", "Ablaze", la nostrana "Necrotomy" e tante altre), fotocopiate o ciclostilate. Ho scoperto su queste 'zine la maggior parte dei gruppi che mi hanno ispirato e cambiato la vita e ho visto nascere da un demo band come i Cradle Of Filth.

A parlarne oggi, qualcosa come venticinque anni dopo, sembra di sentire una storia lontanissima, ambientata in un mondo che non esiste più. Eppure non è del tutto vero. Il web, la comunicazione di massa e lo scambio di informazioni globale hanno tolto molto, ma hanno permesso anche il nascere di molte nuove realtà; forse un necessario cambio generazionale, se non altro nel modo di comunicare, di fare dischi e di ascoltarli. Se esistono ancora i magazine blasonati e i loro equivalenti web, sono sparite le fanzine ciclostilate che hanno trovato su Internet un nuovo terreno, molto più fertile e vergine. Oggi, forse, l'offerta è fin troppo ampia e, tra musicisti e giornalisti, viene da chiedersi se esista ancora chi la musica la ascolta e basta… Ma, sto divagando.

Qualche tempo fa ho scoperto, quasi per caso, Aristocrazia; stavo cercando qualcosa sui Borgne di cui qualcuno mi aveva parlato durante le vacanze di fine anno e mi imbattei in una recensione; solo dopo averla iniziata a leggere, notai il "blog" (all'epoca era su Blogspot, mi pare) che stava intorno e di come gli autori scrivessero senza grosse distinzioni dei Borgne, dei Dimmu Borgir, dei Savatage e di gente che non avevo mai sentito nominare. Dopo tanti anni era tornata quella sensazione di sorpresa e curiosità e — incredibile! — questa gente sapeva anche scrivere bene, oltre ad avere una cultura dell'underground estremo notevole. Aristocrazia colmava un vuoto, essendo una fanzine che sapeva occuparsi dell'underground, che sceglieva di cosa parlare e che lo faceva senza stare troppo a guardare chi fosse o non fosse una band (qualcosa che avevo "visto" fare solo a "Metalion"). Col tempo questi ragazzi sono cresciuti: cresciuti nei contenuti, nella veste grafica e — sopratutto — nella differenziazione degli argomenti proposti. Da quello che si vede dall'esterno, non hanno grosse regole e scrivono solo di ciò di cui vogliono scrivere.

Si chiamano Aristocratici. Suona elitario? Forse, ma mi piace. Che una 'zine sia raggiungibile da tutti, non significa che sia anche accessibile a tutti; gli Aristocratici lasciano che siano gli altri a capire se sia il caso di avvicinarsi o meno. Già, proprio come un tempo le fanzine decidevano se spedirti una copia o no, ma con la comodità che adesso non dobbiamo dire a questi ragazzi: "rimandatemi i francobolli".

Non ho voluto parlare di quello che Dope Fiend ha fatto per la mia band, ma "solo" di quanto questa 'zine mi ha dato, dimostrandomi che un certo mondo non è mai morto e, con buona pace di molti, non morirà mai. Così, direttamente dal 1992, "hail darkness and stay evil. Keep the underground alive".


Luciano Gaglio – I, Voidhanger Records

Era il 2011 quando Aristocrazia mi contattò proponendo di recensire le uscite della mia etichetta discografica, all'epoca ai suoi timidi esordi. Solitamente il meccanismo funziona in modo opposto: sono le case discografiche a sgomitare per ottenere spazio e visibilità su Internet attraverso recensioni e interviste. Fu subito chiaro che chi scriveva per Aristocrazia fosse non soltanto mosso da sincera passione, ma anche particolarmente attento alle più piccole realtà underground.

Di Aristocrazia apprezzo il modo pacato e cortese di articolare i propri giudizi, senza troppi facili entusiasmi e senza gli odiosi sbeffeggiamenti a cui altrove sono sottoposti gruppi ed etichette, presi di mira da "writer" improvvisati, ignoranti e in cerca protagonismo. Su Aristocrazia, invece, l'attenzione è tutta per la musica, come di dovere per chi si occupa di critica in maniera seria e professionale. Un dovere che Aristocrazia assolve pienamente e che si trasforma in un piacere per quanti settimanalmente ne leggono le pagine. Auguri!


Marco Castagnetto – Shabda, T/M/K

I ragazzi di Aristocrazia hanno saputo evolvere il webmagazine in modo inaspettato, aprendo gli orizzonti e gettando l'anima oltre al muro, al di là dell'ostacolo. Sempre mantenendo vive due qualità rare e preziose: l'umiltà di chi dalla musica vuole apprendere e l'approfondimento necessario per districarsi con coscienza tra le tessiture più ostiche del suono estremo.

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