L'ultimo saluto a Timo Ketola

L’ultimo saluto a Timo Ketola

Timo Ketola (1975-2020)

Lo scorso 12 ottobre, scorrendo la mia home di Facebook, ho appreso come tanti della scomparsa di Timo Ketola. La notizia mi ha estremamente scosso, in primo luogo perché andarsene a 45 anni è sempre doloroso, è una di quelle cose che ti colpisce sempre. Io non conoscevo personalmente Timo, che — nonostante fosse finlandese — viveva a Roma da diversi anni, ma quando un artista è coinvolto in così tante opere che ascolti è impossibile restare indifferenti. Ti rimane impresso, diventa immediatamente un protagonista della musica che ami e possiedi. Quando ho letto la notizia, ho voltato lo sguardo verso la mia collezione di dischi, scorgendo, tra gli altri, Bedsore, Dead Congregation, Deathspell Omega, Malthusian, Sangue, Teitanblood, sui quali artwork c’è la firma di Ketola.

Copertina di “Paracletus” dei Deathspell Omega, uno degli artwork più iconici firmati da Timo Ketola.

Non mi piace definirlo artworker, né autore di copertine, tutti termini che ho letto in giro quando altri siti hanno riportato la notizia. Mi sembra quasi di sminuirlo in questo modo, perché penso che Timo Ketola fosse molto di più, un artista a tutto tondo. Ma esattamente come può un artista visivo legarsi così tanto all’immaginario di un mondo come quello del metal estremo? Credo che l’unicità del suo stile, così oscuro e al tempo stesso riconoscibile, lo abbia elevato nell’Olimpo di quegli autori già profondamente radicati nell’ambiente metal. Mi vengono in mente Chris Moyen, Paolo Girardi, Kris Verwimp o Zbigniew Bielak, per citare solo pochi altri nomi. Anche se non parliamo di musicisti, sono delle costanti compagnie per chi mastica determinati generi da anni. Una copertina di Ketola, di Girardi, di Moyen, di Bielak la riconosci a prima vista; è come ritrovare un senso di familiarità, come sentirsi parte di qualcosa che va al di là dell’aspetto immediatamente musicale o figurativo.

Ketola è stato attivo fino alla fine. Questo è un particolare della copertina del prossimo album dei deathster danesi Phrenelith, i cui dettagli sull’uscita devono ancora essere rivelati.

Penso che tutto questo abbia un valore intrinseco che travalica la musica stessa.

Timo Ketola, che nella sua attività ha utilizzato anche gli pseudonimi di Davthvs, Tentacula, Ketoladog e TK, ha realizzato centinaia di dipinti per band, senza contare layout e loghi. Non mi va di fare qui classifiche o di elencare quali siano i miei artwork preferiti da lui griffati né tantomeno di stilare una top ten dei suoi dipinti più iconici. Quello che secondo me è veramente importante è il lascito che regala ai posteri, quella compenetrazione tra arte visionaria, oscurità e musica estrema che tanto mi e ci affascina. Se generi come il black e il death metal hanno raggiunto una certa diffusione e hanno stregato tutti noi, se il loro immaginario è così potente, buona parte del merito è ascrivibile anche a chi ha saputo illustrare la musica, regalandole una dimensione figurativa che altrimenti non avrebbe avuto.

Non solo dipinti e copertine: Ketola ha realizzato anche, tra gli altri, lo storico logo degli Opeth.

Non sono un critico d’arte, e non mi pare il caso di dilungarmi in ulteriori descrizioni sul perché certi dipinti, certe immagini dei nostri generi preferiti rimarranno sempre impressi dentro di noi. Però mi piacerebbe utilizzare le parole di Paul Klee (1879-1940), pittore e teorico dell’arte che, ne La Confessione Creatice, scriveva così:

«In passato si rappresentavano cose visibili sulla terra, cose che volentieri si vedevano o si sarebbe desiderato vedere. Oggi la relatività delle cose visibili è resa manifesta, e con ciò si dà espressione al convincimento che, rispetto all’universo, il visibile costituisca solo un esempio isolato e che esistano, latenti, ben più numerose verità. Il significato delle cose si moltiplica e si amplia, spesso apparentemente contraddicendo l’esperienza razionale dello ieri. Ci si sforza di rendere essenziale il fortuito.»

Copertina realizzata da Timo Ketola per “Culs”, l’album di debutto dei romani Sangue.

Credo che questo passo di Klee esplichi bene la fantasia, la visionarietà, l’inquietudine artistica di chi è in grado di vedere con occhi interiori e poi saper esprimere cose che altri non possono vedere.

Buon viaggio Timo, ci mancherai.

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