My Kingdom Music e i suoi alfieri delle tenebre

My Kingdom Music e i suoi alfieri delle tenebre

Da ormai un paio di anni a questa parte, una porzione consistente dei miei ascolti del tardo inverno si concentra su quel capolavoro di analisi antropologica delle tradizioni italiane che è lo speciale di Capodanno orchestrato dal genio di Giovanni Urganti. Quando riesco a rinsavire, mi butto nuovamente a capofitto nei soliti ascolti malevoli e lugubri, altrimenti noti come la mia fonte primaria di sollazzo. Per questo motivo, ho deciso di lanciarmi su tre uscite di casa My Kingdom Music, che raccontano altrettanti progetti diversi tra loro per scelte musicali e tematiche trattate, ma accomunati da una caratteristica fondamentale: sono tutti meritevoli di un ascolto. Forse anche due, o tre, o un numero potenzialmente illimitato.


Nightshade – Sounds Of Dark Matter

(2021, My Kingdom Music)

Non saprei dire se Sounds Of Dark Matter possa essere verosimilmente il risultato del lavoro di un duo di musicisti svizzeri, perché sembra riassumere più che altro i suoni di una galassia coinvolta in una sanguinosa guerra spaziale. Dalla regia, però, dicono che si tratti proprio di un disco dei Nightshade, perciò prenderei per buona questa versione ufficiale. Sounds Of Dark Matter racchiude in sé una miriade di sfaccettature diverse, dando corpo a un ibrido minaccioso e solenne, nel quale le orchestrazioni sinfoniche convivono amabilmente con l’industrial e con alcuni manrovesci death ben piazzati. Queste influenze contribuiscono a creare dei brani convincenti e coinvolgenti, che tengono l’ascoltatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, mentre i Nightshade sbrogliano la matassa delle terribili vicissitudini dell’Universo; c’è anche una piacevolissima cover di “Chariots Of Thunder” dei Covenant. Sounds Of Dark Matter è uno di quei dischi che fanno esplodere la testa, creando al suo interno una voragine nella quale si espandono le nebulose e iniziano a gravitare vari corpi celesti. A mio avviso, un ascolto è pressoché imperativo.


Lucifer For President – Asylum

(2021, My Kingdom Music)

Immaginiamo un bar per motociclisti in puro stile redneck, impregnato dell’aroma di alcool e di cuoio. Ora supponiamo che il suddetto bar si trovi all’interno di un girone infernale e sia frequentato solo dai peggiori satanassi: ecco tratteggiata l’atmosfera che si percepisce ascoltando Asylum dei padovani Lucifer For President, nome che non sarebbe dispiaciuto trovare scritto su una delle schede nulle delle elezioni presidenziali. La band porta con sé un carico sulfureo e alcolico, fatto di influenze ruvide che spaziano dai Celtic Frost ai Motörhead, passando per i Misfits (di cui i Lucifer For President hanno coverizzato “We Are 138”) e aggiungendo un’abbondante manata di teatralità oscura che Alice Cooper apprezzerebbe decisamente. Questa cornice fiammeggiante non mette in secondo piano il legame dei Lucifer For President con il suolo italico, visto che all’interno di Asylum è presente anche una cover di “Amandoti” dei CCCP (qui in versione balera spettrale, lenta e controbilanciata da inquietanti sussurri demoniaci) e, in maniera ben più angosciante, campionature di registrazioni inerenti a fatti di cronaca nera (un esempio si trova all’interno di”The Kiss Of The Witch / Planet Lucifer”). La carne al fuoco (degli Inferi) è parecchia e sfrigolante al punto giusto: proprio quello che ci vuole per noi anime dannate in maniera irrecuperabile. 


Kolossus – K

(2021, My Kingdom Music)

Internet colloca Helliminator a Genova, ma le coordinate musicali del suo progetto Kolossus ci portano ben più a Nord, precisamente nella beneamata penisola scandinava. Il genere prescelto è il black metal, soprattutto quello di stampo norvegese; all’interno di K troviamo sia i richiami a nomi arcinoti come i Mayhem, sia momenti che guardano maggiormente a gruppi che si sono lentamente distaccati dai canoni del Metallo Nero, come gli Enslaved (soprattutto i dischi più recenti). Coerentemente con le sue scelte musicali, anche dal punto di vista tematico Kolossus getta le proprie radici nella profondità del patrimonio norreno, collocando all’epoca degli antichi Dei le vicissitudini di una figura mitologica, presumibilmente un Titano, che filtra gli avvenimenti attraverso i propri occhi e tesse così una narrazione dal tono epico, ma anche piuttosto tragico. Tirando le somme, K può sicuramente piacere a chi non dice mai di no a un buon disco black solenne e atmosferico; pur non brillando per originalità e sperimentazione, mostra comunque la capacità di Helliminator di raccogliere con convinzione e sicurezza un’importante eredità dal passato, aggiungendo il proprio tocco personale. Apprezzabilissimo.