Métal Noir Québécois: il gelo del black metal del Québec III

Métal Noir Québécois: il gelo del black metal del Québec (pt. III)

⟵ [torna alla seconda parte]

La terza e ultima tappa del nostro tour dedicato al Métal Noir Québécois si concentra su progetti collaterali, tematiche inedite e formazioni minori. Gli otto dischi che andremo a toccare completano il racconto di una scena dalle dimensioni ridotte, dove le one man band abbondano e i gruppi condividono membri fra loro, ma estremamente frizzante e in costante ascesa, degna erede di quella norvegese.


Cantique Lépreux
Cendres Célestes
(Eisenwald, 2016)

Con il terzetto dei Cantique Lépreux (canto del lebbroso) il Grande Nord è il centro della scena. Paesaggi maestosi incontaminati e tormente di neve impietose rappresentano il focus lirico su cui si concentrano il cantante-chitarrista Blanc Feu (all’opera anche sul versante foto, grafica e mix), il bassista Matrak e il batterista Cadavre, già colonne portanti dei bellicosi Chasse-Galerie; ma gli ultimi due vantano esperienze anche nei Forteresse. Nell’album d’esordio del gruppo, intitolato Cendres Célestes (ceneri celesti), torniamo insomma a respirare quell’aria inconfondibile colma di gelo e malinconia, grandiosità e rassegnazione, così tipica del Métal Noir Québécois; e vi si accoda anche lo scream, capace di trasformare i toni più austeri e compassati in altri sferzanti e acuti. Melodie gelide e ritmiche sostenute non vi mancheranno mai durante l’ascolto dei Cantique Lépreux, che hanno concesso il bis nel 2018 con Paysages Polaires.

 


Délétère
Per Aspera Ad Pestilentiam
(Sepulchral Productions, 2017)

Poco dopo l’arrivo in Italia della pandemia legata al virus SARS-CoV-2, noi di Aristocrazia abbiamo cercato di allietarvi il lockdown con una bella playlist ragionata a tema pestilenziale. Accanto a quei nomi avremmo potuto inserire anche i Délétère, i devoti a piaghe e morbi residenti a Québec City e capitanati dall’esperto polistrumentista Thorleïf, già attivo con Utlagr e Valknacht. Per Aspera Ad Pestilentiam lo vede alle prese con voce, batteria e tastiere, oltre che autore di musica e testi, supportato al basso e alla chitarra da Atheos (anche nei Monarque). Ascoltare l’ex duo, oggi quintetto, significa venire travolti da un turbine black metal che non lascia scampo e mette duramente alla prova nei lunghi e articolati brani; un carico di blast beat impetuosi, interpretazioni vocali che alternano scream sguaiato e intonazioni profonde (quasi recitate) e un riffing nichilista con qualche eco Mgła ma trasportato in un contesto più teatrale e grandioso; il tutto enfatizzato anche dagli inserimenti di organo. Una certa prolissità di fondo e la mancanza di elementi memorizzabili mi spingono a consigliare il formato EP per un primo approccio ai Délétère: oltre ai cinque pezzi del qui presente Per Aspera Ad Pestilentiam, addirittura i tre del più recente e sintetico Theovorator: Babelis Testamentum, dopodiché potrete affrontare anche i 64 minuti di De Horae Leprae.


Ifernach
Waqan
(Les Productions Hérétiques, 2020)

Per millenni il suolo del Québec è stato calpestato soltanto dalle popolazioni native (First Nation e Inuit), prima che Jacques Cartier ne rivendicasse il possesso nel nome del re di Francia nel 1534. Le vicende narrate in Waqan, EP degli Ifernach uscito questo febbraio, risalgono proprio a quell’epoca pionieristica e hanno per protagonista un esploratore-mercante franco-canadese che tradisce la madrepatria e a inizio ‘600 incrocia il proprio destino con quello dei nativi Mi’kmaq, stanziati nei territori Gespegeoag (la penisola Gaspésie o di Gaspé). La one man band guidata da Finian Patriac ribattezza così il proprio stile «métal sauvage gaspésien» e si batte per «far risorgere gli spiriti antichi e vendicare le anime native dimenticate». Nei due pezzi proposti il black metal solitamente primordiale, con scream acido e dagli influssi thrash e punk (più punte di Akitsa), viene mitigato da un approccio atmosferico (comprensivo di innesti acustici) ma soprattutto molto narrativo e tragico, che calza a pennello per una vicenda priva di lieto fine.


Drave
Terroir
(Les Productions Hérétiques, 2020)

Drave rappresenta la più recente incarnazione di Monarque, fra i protagonisti più prolifici e attivi della scena, con la sua band omonima ma non solo. In questo nuovo progetto solista torna a comporre in solitudine, per celebrare il folclore del Québec. L’EP Terroir, uscito l’ultimo giorno del 2019 in digitale e poi a inizio 2020 in formato fisico (MC e CD), ovviamente per la sua Les Productions Hérétiques, si riaggancia all’ultima pubblicazione targata Monarque (l’EP Jusqu’à La Mort). Tre brani che enfatizzano il lato più epico e melodico della one man band, con tanti punti in comune agli amici Forteresse, omaggiati con la cover della splendida “Une Nuit Pour La Patrie”. Col supporto alla batteria di Athros, Monarque rievoca lo spirito indomito dei franco-canadesi in lotta con l’invasore inglese (“Le Démon Bleu Et Blanc”) e il racconto mitico della caccia selvaggia, in francese Chasse-Galerie, (“La Débâcle”). Una sicurezza.


Grimoire
À La Lumière Des Cendres
(Morbid Winter Records, 2011)

In questa lista i progetti secondari abbondano, come è tradizione per il black metal. Grimoire riporta alla nostra attenzione il nome di Fiel, di cui vi ho già parlato a proposito di Csejthe e Forteresse. Qua lo ritroviamo in versione tuttofare ma in una veste sonora leggermente differente, più intima e onirica. À La Lumière Des Cendres, primo disco solista (seguìto quattro anni più tardi da un EP), riparte dallo stile narrativo di La Mort Du Prince Noir, mantenendone le ritmiche spesso moderate ma accentuandone il carattere malinconico e sostituendo la perversione della contessa Bathory con una eco sognante, affine ad Alcest. Le chitarre e i cori in voce pulita cullano l’ascoltatore in una dolce litania, blandendolo con raffinatezza e l’aiuto delle dolci note di tastiera, mentre le rare accelerazioni e lo scream usato con parsimonia e mai incalzante mantengono il legame con la dimensione estrema. Nota: la versione in mio possesso è la pregevole ristampa in digipak, curata da Eisenwald a ottobre 2016.


Sanctuaire
Le Sang Sur L’Acier
(Les Productions Hérétiques / Tour De Garde, 2016)

Monarque non riesce proprio a restare con le mani in mano, è una sorta di moto perpetuo che macina la musica del demonio a colazione, pranzo e cena dagli inizi degli anni 2000, sia in solitaria che al servizio di altri (Blackwind, Carrion Wraith, Ephemer, Sui Caedere, Pestroyer e Déliquescence). Sanctuaire è la sua creatura più malleabile, che lo ha portato a varcare i confini del black metal, sino a giungere all’ambient e al dungeon synth. L’emozionante EP Le Sang Sur L’Acier parla invece la lingua del black metal melodico e delle lunghe cavalcate epiche, impreziosite da influssi pagani e medievaleggianti impressi dalle fasi acustiche e dalle tastiere eleganti curate da Sorcier Des Glaces. Quattro brani per 21 minuti di musica ispirata e coinvolgente, che celebra il Québec e le sue tradizioni. Una chicca per intenditori.


Serment
Chante, Ô Flamme De La Liberté
(Sepulchral Productions, 2020)

Fresco, fresco di pubblicazione (giugno), Chante, Ô Flamme De La Liberté è la prima testimonianza di Serment, progetto solista di Moribond dei Forteresse. Sei brani coi quali andare a colpo sicuro, che sviluppano un DNA 100% Métal Noir Québécois lungo binari sinfonico-melodici, sempre malinconici ed epici, come si trattasse di un aggiornamento al 2020 di Les Hivers De Notre Époque. I grandiosi scenari del Québec più incontaminato, coi suoi boschi innevati, fanno da sfondo al tragico racconto di un patto col diavolo stipulato per riportare in vita un figlio perduto. Non aspettatevi il lieto fine. La copertina è opera del pittore Cornelius Krieghoff.

 


Departure Chandelier
Antichrist Rise To Power
(Nuclear War Now! Productions, 2019)

Un alone di mistero circonda i Departure Chandelier, gruppo con base in Québec di cui fanno parte membri di Akitsa e Ash Pool. Eppure lo scorso anno il loro Antichrist Rise To Power ha colpito nel segno gli appassionati di settore, finendo addirittura nella top 10 dei dischi più venduti dallo storico negozio milanese Soundcave, accanto a colossi del settore quali Deathspell Omega, Mayhem e Ulver. «Napoleonic war black metal» è la pomposa etichetta utilizzata dai nordamericani per inquadrare le otto tracce del disco: sul lato concettuale infatti si tratta di un’ode alla figura di Bonaparte, uno degli anticristi profetizzati da Nostradamus, sovrano che trascende a divinità dopo la morte, cui la band giura eterna fedeltà; per quanto riguarda la proposta sonora invece abbiamo a che fare con un black metal vintage e naïf, dotato però di suoni cristallini e arricchito da tastiere enfatiche. I Departure Chandelier non possono essere annoverati nel filone Métal Noir Québécois, data l’assenza di legami evidenti con la Belle Province (tematiche extranazionali, utilizzo della lingua inglese), tuttavia mi sembrava giusto concludere in bellezza questa rassegna con un piccolo excursus di aristocrazia imperiale.

Facebook Comments