"Dommedagsnatt", la brillante meteora dei Thorr's Hammer

“Dommedagsnatt”, la brillante meteora dei Thorr’s Hammer

Seattle, inverno 1994-95. Il grunge ha imboccato definitivamente la via del tramonto — indebolito da un colpo di fucile, da quelli dell’eroina e del suo stesso successo — e già da un po’, nelle vicinanze, sta bollendo in pentola qualcosa che avrebbe avuto un’influenza enorme sulla scena musicale estrema negli anni a venire: i Melvins a Montesano e gli Earth a Olympia. Due band che devono aver avuto un impatto notevole sulla mente del giovane Stephen O’Malley, studente di psicologia e fanatico dell’underground nonché fondatore, appena diciannovenne, della seminale fanzine black metal Descent (i cui cinque numeri sono disponibili in download gratuito). Proprio in quel periodo, nel quartiere di Ballard, nasce uno dei sodalizi più duraturi e significativi per la musica pesante, grazie all’incontro con Greg Anderson, musicista con qualche anno in più proveniente dalla scena hardcore punk, di stampo straight edge e con idee politiche tendenti fortemente a sinistra. La prima band, nata agli albori di questa lunga collaborazione, sarà la prima degna di questo nome per O’Malley, nonché una meteora il cui bagliore rimane vivido ancora oggi, a più di vent’anni di distanza: i Thorr’s Hammer (da non confondere con i polacchi Thor’s Hammer, side project dei Graveland dalle idee decisamente meno progressiste).

La futura premiata ditta del drone-doom trova i propri compagni di merende nel bassista James Hale, nel batterista Jamie Sykes e soprattutto nella giovanissima cantante norvegese Runhild Gammelsæter, in arte Ozma, allora diciassettenne, negli Stati Uniti per motivi di studio. Come dichiarato da O’Malley in una vecchia intervista, il nome della band nasce dall’ossessione dei due ragazzi per gli Hellhammer e dal loro interesse per la mitologia norrena in generale e Thor in particolare (Ballard ospita una nutrita comunità di discendenti scandinavi). L’arco narrativo dei Thorr’s Hammer è tanto breve quanto intenso: l’esistenza della band coincide esattamente con il soggiorno di Runhild oltreoceano, ovvero sei settimane. In questo lasso di tempo, il quintetto riesce a esibirsi in due (forse tre) occasioni — una delle quali in una sala nel retro di un ristorante cinese — e incidere appena tre pezzi.

Il debutto discografico avviene su cassetta per la Moribund Records, una demo inizialmente senza titolo, ma poi indicata come Sannhet I Blodet (Verità nel sangue), registrata in appena due giorni nel giugno 1995. Lo stile è un death-doom primordiale che per stessa ammissione di Stephen O’Malley rende omaggio all’opera di Tom G. Warrior, aggiungendo una pesantezza quasi inedita per l’epoca che troverà immediati sviluppi in progetti come Burning Witch e Goatsnake. Certo, non si può parlare di composizioni variegate, dato il genere e lo status di debuttanti o quasi, ma la qualità c’è tutta e le fondamenta che faranno la fortuna di un genere intero anche: riff granitici e ripetivi, con un retrogusto sludge che fa capolino qua e là, sorretti da un’indefessa sezione ritmica. La punta di diamante del lavoro è la voce di Runhild, difficile da associare a una biondissima adolescente norvegese, specialmente all’epoca: un growl profondo che accompagna i venti minuti di durata del lavoro, insieme a qualche sprazzo di voce pulita nell’iniziale “Norge”. La cantante tiene banco anche per quanto riguarda i testi, scritti in norvegese e pregni di riferimenti alla terra d’origine e ai suoi miti.

La storia dei Thorr’s Hammer — o quantomeno la loro attività per molti anni a venire — termina qui, all’improvviso, sancendone di fatto lo status di band di culto che sorprende ancora oggi i diretti interessati. La demo viene ristampata nel 1996, sempre in cassetta e sempre dalla Moribund, sotto forma di un EP dal titolo Dommedagsnatt, che contiene le stesse tre tracce su entrambi i lati; nel 1998 il culto si ammanta di un’aura leggendaria, con la ristampa da parte della storica Southern Lord Recordings di Anderson e O’Malley con l’aggiunta di un brano dal vivo, “Mellom Galgene”. L’uscita è targata SUNN 001: la prima di una lunga e fortunata serie.

Artwork della versione CD di “Dommedagsnatt” e della demo in cassetta.

Concluso questo breve e importante capitolo, i ragazzi si separano per seguire ognuno la propria strada. Greg Anderson e Stephen O’Malley formeranno i Burning Witch, dai quali il primo andrà via senza registrare nulla per fondare i Goatsnake; chiaramente, tra il ’96 e il ’98 nascerà l’embrione di ciò che sarebbe diventata la loro creatura più famosa, i Sunn O))). James Hale abbandonerà la musica, mentre anche Jamie Sykes entrerà nei Burning Witch e farà parte, tra gli altri, degli Atavist per un breve periodo. Per quanto riguarda Runhild Gammelsæter, dopo il suo ritorno a Oslo, continuerà gli studi fino a ottenere un PhD in fisiologia cellulare, ambito nel quale lavora ancora oggi a livello accademico; la sua attività musicale non si fermerà del tutto e farà parte dei Khlyst insieme a James Plotkin dei Khanate, oltre a rilasciare due dischi — da solista e non — molto sperimentali, Amplicon (2004) e Quantum Entanglement (2014), entrambi su Utech Records.

In realtà, come accennato prima, la storia dei Thorr’s Hammer non finisce qui: tutti i membri coinvolti hanno sempre lasciato intendere che la porta fosse solo socchiusa e nel biennio 2009-10 il cerchio si chiude. La band al completo — con Guy Pinhas di Goatsnake e Obsessed al posto di James Hale — si riunisce per due concerti al Supersonic Festival di Birmingham e a Londra, ma il grande palcoscenico è quello del Roadburn Festival nel 2010. La chiamata arriva nientepopodimeno che da Tom G. Warrior in persona, che assolda la band per l’evento da lui curato: l’esibizione sarà registrata e rilasciata su vinile nove anni dopo, sempre su Southern Lord, in edizione limitata. Il fatto che contenga un inedito, “Aasgardsreien”, lascia una timida speranza che la storia si possa ripetere in futuro. Nel frattempo, la fredda luce emanata da quella meteora che è stata Dommedagsnatt continuerà a tenerci compagnia.


Tutte le informazioni e le immagini sono state reperite tramite interviste e canali ufficiali: Bandcamp e ideologic.org.

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