"Left Hand Path" degli Entombed compie 30 anni

Gli Entombed e i 30 anni di Left Hand Path

Gli Entombed e i Nihilist sono tra i più famosi gruppi death metal svedesi di sempre, il cui contributo alla causa del metal estremo non è quantificabile, e i trent’anni di Left Hand Path sono un’occasione per ripercorrerne i primi anni di attività. Quella dei ragazzi di Stoccolma è una storia già raccontata più e più volte, ma che vale sempre la pena di riscoprire. Mentre nella vicina Norvegia Øystein Aarseth iniziava a dare forma a Pure Fucking Armageddon e Deathcrush, in Svezia tre sbarbatelli si incontravano al campo estivo e diventavano amici perché tutti appassionati di musica estrema, che all’epoca significava aver comprato gli album di Slayer e Kreator d’importazione nel negozio di dischi della città; era l’estate del 1986, e gli sbarbatelli si chiamavano Nicklas “Nicke” Andersson, Alex Hellid e Leif “Leffe” Cuzner. Nicke arrivava da Vårberg, periferia sud-ovest di Stoccolma, mentre Alex e Leif erano di Kista, nella periferia nord, a una trentina di chilometri di distanza; per dei quattordicenni degli anni ‘80 si trattava di una distanza infinita, ma Nicke iniziò a frequentare i due amici spostandosi regolarmente all’altro capo della città. Nel frattempo a Bredäng, un altro sobborgo di Stoccolma sud, un chitarrista e un batterista di belle speranze, anche loro quattordicenni, volevano formare una band metal, ma non conoscevano nessuno che potesse completare la formazione, e lasciarono un annuncio da Heavy Sound, l’unico negozio di dischi di Stoccolma che trattasse heavy metal (e che di lì a qualche tempo sarebbe diventato uno snodo centrale per la distribuzione delle demo di band locali). I due erano Ulf “Uffe” Cederlund e Lars-Göran “L-G” Petrov.

Nicke rispose all’annuncio, e iniziò a provare con i due nuovi amici al centro giovani di Sätra, a metà strada tra Vårberg e Bredäng. Perché le cose prendessero una piega più seria però fu necessario l’intervento di un’altra figura fondamentale del sottobosco di Stoccolma, perché oltre a Nicke Andersson in Svezia c’era un’altra anima tormentata che voleva a tutti i costi mettere insieme una band: Per Yngve Ohlin, per gli amici Dead. Anche lui aveva bisogno di un batterista per la sua creatura ed L-G, senza dire nulla a Nicke e Uffe, iniziò a suonare con lui e i suoi amici, i Morbid. Oggi è difficile crederlo, ma prima di tutti i disastri legali che li hanno visti coinvolti Uffe ed L-G erano migliori amici, e quando i Morbid ebbero bisogno di un chitarrista il coinvolgimento di Uffe fu quasi scontato. Qui si apre un siparietto divertente, che lo stesso Andersson raccontò anni fa a Daniel Ekeroth durante la stesura della sacra Bibbia Swedish Death Metal, ancora oggi fonte inesauribile di materiali e curiosità: L-G doveva essere veramente una sega alla batteria, perché i Morbid erano alla ricerca di un rimpiazzo, e Uffe portò Nicke a fare un provino. Questi però si presentò con una maglietta bianca dei Wehrmacht, gruppo crossover thrash americano che non si prendeva troppo sul serio. Scelta sbagliata, perché Dead per il proprio gruppo aveva in mente un immaginario ben diverso rispetto a gente che cantava «Wanna-bes here, and cheeseheads there / Dicks give me shit about my hair»; Nicke non ottenne il posto e si ritrovò separato dai due amici. Lo stesso Ekeroth, nel suo libro, si chiede come si sarebbe sviluppata la storia del metal estremo se Nicke Andersson quel giorno si fosse presentato al provino con una maglietta diversa, magari dei Mayhem; non lo sapremo mai, ma forse è meglio così, perché i Morbid durarono poco, Dead se ne andò a cercar fortuna dall’altra parte del confine, a Oslo, e fece la fine che tutti conosciamo. Nel pur breve periodo di attività dei Morbid però Nicke era rimasto solo, e oltre a jammare al centro giovanile — con quelli che tanti anni dopo sarebbero diventati gli Hellacopters — aveva deciso di mettere insieme un gruppo con i due amici dall’altra parte della città, Alex e Leffe. Quando i Morbid fecero la fine che fecero, Uffe ed L-G, che nel frattempo avevano seguito da vicino gli sviluppi della band dell’amico, furono reclutati a tempo pieno, e siccome il posto alla batteria era già occupato dal più dotato Nicke al buon Lars-Göran non rimase che piazzarsi dietro al microfono: erano nati i Nihilist.

Un’altra chicca offerta dal sempreverde Swedish Death Metal riguarda la formazione originale: sul primo demo registrato, Premature Autopsy (1988), Cederlund e Petrov sono accreditati soltanto come turnisti perché formalmente ancora membri dei Morbid; evidentemente ad Andersson quel provino bruciava ancora. Ricordatevi bene questa rosicata adolescenziale, perché di lì a poco avrebbe rivestito un ruolo fondamentale. Nel frattempo, dicevo, Premature Autopsy, ovvero le tre canzoni che gli storici del metallo considerano il primo vero e proprio esempio di death metal svedese. Suonate male, registrate peggio e prodotte da schifo, “Sentenced To Death”, “Supposed To Rot” e “Carnal Leftovers” sono la voglia di un gruppo di sedicenni di spingersi oltre, di suonare non solo più veloci, ma anche più grossi e più malvagi di tutti. Dopo aver metabolizzato la lezione di Slayer, Sodom, Kreator e Bathory, Nicke e compagni avevano appena iniziato a scoprire il mondo del tape trading, una tappa fondamentale nella formazione di tutti i deathster della primissima ora, e quello che arrivava sulle cassette dall’altro lato dell’oceano da parte di gruppi che si chiamavano Mantas, Amon e Morbid Angel era completamente nuovo, incredibilmente più violento e cattivo di qualsiasi cosa orecchio umano avesse ascoltato fino a quel momento. Ecco, era lì che i Nihilist volevano arrivare, ma volevano arrivarci alla propria maniera, e Premature Autopsy fu un primo, acerbo eppure entusiasta tentativo di mettere in musica un immaginario tutto nuovo. La batteria di Andersson era ancora legatissima al thrash più violento, e il cantato di L-G pescava a piene mani dalle urla sincopate di Mille Petrozza su Endless Pain, ma erano le chitarre di Uffe Cederlund e Alex Hellid a essere più spesse, più ciccione e ruvide del normale. Eppure per il risultato finale mancava ancora qualche pezzo, ed ecco che torna utile la maglietta non abbastanza culto di Nicke e il provino compromesso a causa di questa.

Quando Nicke, che di Premature Autopsy curò anche la copertina e le note, per probabile ripicca non accreditò Petrov e Cederlund come membri ufficiali nonostante l’effettivo apporto di questi, Uffe si risentì e lasciò la band per concentrarsi sui Morbid, che intanto stavano per tirare le cuoia perché orfani di Pelle Ohlin. La contro-rosicata di Cederlund liberò di fatto una posizione alla chitarra, Leffe Cuzner abbandonò il basso per la sei corde, lasciando il posto al nuovo entrato più vecchio di qualche anno, il corpulento Johnny Hedlund, e questa apparente inezia si rivelò fondamentale per la storia del death metal. Leffe, presa in mano la chitarra, si mise a giocare con l’equipaggiamento a sua disposizione, tra cui figurava un misero pedalino arancione e nero vecchio di qualche anno, originariamente messo in commercio nel 1983 e dismesso dalla casa produttrice appena otto anni dopo. La continua e imperterrita ricerca di un sound più pesante portò Leffe ad alzare a cannone le piccole manopole del pedale, che era un Boss HM-2, e il death metal svedese trovò così la sua forma definitiva. Fu con questa formazione e questo sound completamente nuovo nelle chitarre che i Nihilist entrarono nei Sunlight Studios di un giovane e inesperto Tomas Skogsberg («andammo ai Sunlight solo perché ci erano stati i Morbid», avrebbe detto poi Andersson a Ekeroth molti anni dopo). Il produttore che di lì a poco sarebbe diventato celebre per le chitarre a motosega di tutta l’allegra brigata di Stoccolma all’epoca non aveva la minima idea di come rapportarsi a Only Shreds Remain, perché né lui né nessun altro al mondo aveva mai sentito qualcosa di simile prima. Infatti a differenziare queste nuove canzoni dalle precedenti non sono solo le chitarre: L-G abbandonò il tono thrashy per andare a pescare la sua voce più nel profondo, fino alle bocche dell’inferno, mentre gli strumenti inanellavano interi passaggi in tempi medi che riuscivano a non perdere un briciolo di brutalità nonostante il passo meno sostenuto, infondendo in questi dieci minuti di musica un’atmosfera orrorifica del tutto nuova. Probabilmente fu durante la scrittura di questi pezzi che Nicke comprese ciò che stava cercando Dead durante quel provino dei Morbid: non solo velocità forsennata, ma atmosfera, una musica che fosse brutale perché immaginifica, e non solamente velocissima. Il che chiaramente non significava che i Nihilist volessero suonare piano, tutt’altro, significava che i ragazzi avevano ampliato il proprio repertorio, potendo suonare a qualsiasi velocità, arricchendo le proprie canzoni di sfumature prima impensabili.

Only Shreds Remain portò il nome dei Nihilist sulla bocca di molti — fatto per nulla scontato nel 1988 — e la band divenne la next big thing del panorama estremo. Tra le altre cose, questo fece sì che anche il prezzemolino di Sarpsborg, Jon “Metalion” Kristiansen, entrasse in contatto con i ragazzi di Stoccolma, proponendo loro di registrare un pezzo per una compilation death metal che voleva far uscire all’epoca. Gli altri partecipanti avrebbero dovuto essere tre gruppi inglesi di cui si iniziava a parlare molto: Carcass, Bolt Thrower e Paradise Lost. Nicke e compagni composero e registrarono per l’occasione “Morbid Devourment”, ma di quella compilation non si fece niente, e il pezzo rimase temporaneamente inedito. Di lì a breve, la famiglia Cuzner abbandonò la Svezia per trasferirsi in Canada e Leif, poco più che sedicenne, non ebbe altra scelta che prendere un aereo e abbandonare i suoi amici senza mai guardarsi indietro; viveva ancora a Montreal quando, nel 2006, si impiccò.

L’abbandono di Leif e lo scioglimento dei Morbid fecero rientrare dalla finestra Cederlund, che questa volta venne dichiarato membro ufficiale della band, e fu con questa formazione che i Nihilist entrarono in studio per la terza volta e registrarono Drowned, appena due canzoni che non fecero che aumentare lo status di culto dei Nostri. Sia “Severe Burns” che “When Life Has Ceased”, come in realtà gran parte del repertorio dei Nihilist, sarebbero state riprese più avanti nel primo e nel secondo album in studio della nuova band che sarebbe nata di lì a poco. Nicke non era infatti contento di come stavano andando avanti le cose con Hedlund, che continuava a proporre materiale distante dall’immaginario orrorifico in cui la band voleva caratterizzarsi; Johnny voleva parlare di vichinghi e battaglie, ma gli altri non avevano la minima intenzione di abbandonare mostri, morte e violenze. Per evitare un confronto diretto con il bassista, più grande sia anagraficamente che fisicamente (Hedlund è un armadio a due ante), Nicke, Uffe, Alex ed L-G sciolsero i Nihilist… per riformarsi pochi giorni dopo. Johnny se ne andò per la sua strada e diede vita agli Unleashed, che ancora oggi guida sui palchi di mezzo mondo, mentre i suoi ex-compagni scelsero di chiamarsi Entombed.

A questo punto ci fu giusto il tempo di registrare But Life Goes On, una demo il cui titolo non necessita di ulteriori spiegazioni e che vendette quasi mille copie (di una cassetta autoprodotta di una band di adolescenti nel 1989 in un’epoca in cui il digitale non esisteva) prima che iniziassero a fioccare le proposte di contratto. Raccontò Nicke che la allora nascente Nuclear Blast propose un accordo ai ragazzi, ma loro non ne vollero sapere perché Nuclear aveva «pessime band, pessimi layout e un tocco tedesco che puzzava». A spuntarla fu invece una telefonata arrivata da Nottingham fatta da David Vincent, che si trovava negli uffici della Earache, e che passò poi il telefono all’allora ventisettenne Digby Pearson. Nel 1989 l’etichetta inglese fondamentalmente rappresentava il meglio del death metal mondiale: Carcass, Morbid Angel, Bolt Thrower, Napalm Death, Repulsion, Godflesh e Terrorizer sfoggiavano tutti il logo Earache sul retro dei loro album, e per gli Entombed la decisione fu immediata. A firmare per Nuclear Blast fu invece un’altra band: a questo punto gli Entombed erano un quartetto, senza un vero bassista, perché la persona che avrebbe dovuto sostituire Johnny Hedlund non si trovava a suo agio con le quattro corde, preferendone sei, e perché il suo migliore amico, che suonava la batteria, aveva appena messo in piedi a sua volta una band death metal. Forte della sua pur breve permanenza negli Entombed, il ragazzo entrò in contatto con l’etichetta di Markus Staiger in modo totalmente fortuito grazie a Dave Rotten degli Avulsed; lui si chiamava David Blomqvist, il suo amico batterista Fred Estby, la band in questione Dismember.

Torniamo però agli Entombed: freschi di un accordo per quattro album, Nicke, Uffe, L-G e Alex rientrarono ai Sunlight con tutto il precedente repertorio e qualche pezzo nuovo, e il risultato, trent’anni dopo, non ha bisogno di presentazioni. Left Hand Path è uno degli album death metal più freschi, genuini e allo stesso tempo mirati e compatti che siano mai stati scritti. A balzare in primo piano fin dai primi secondi è il lavoro di Tomas Skogsberg, che dalla prima collaborazione coi Nihilist intanto ha capito come trattare il death metal e spingerlo agli eccessi: la motosega svedese in queste dieci canzoni è più cicciona che mai, eppure i suoni sono puliti e comprensibili, pieni, rotondi e perfettamente bilanciati. Il lavoro di Andersson alla batteria non è solo veloce, ma anche fantasioso e camaleontico, mentre la voce di Petrov è cavernosa, ma non cavernicola, e spazia tra urla orrorifiche e rantoli quasi (quasi) comprensibili. E poi, beh, le chitarre: Uffe Cederlund, il più anziano del gruppo, nel momento in cui gli Entombed registrano Left Hand Path ha appena compiuto diciotto anni, eppure le idee sono molto chiare: schiacciare qualsiasi cosa e non fare prigionieri; seguendone le orme, Alex Hellid, più giovane di due anni, inanella un riff dietro l’altro, da quelli più thrashy di “Revel In Flesh” ai tempi medi di “But Life Goes On”, ma con un tono di chitarra leggermente diverso, per rendere la gamma dei suoni più ampia e più profonda — una scelta che la band, e Alex in particolare, ha mantenuto fino ai giorni nostri. Presi dalla frenesia adolescenziale, i ragazzi dedicano il grosso delle proprie canzoni all’amore per Gesù e ci tengono a chiarire che «non vogliono essere presi per il culo dallo stupido, corrotto, odioso e menzognero cristianesimo», e il testo di “Left Hand Path” non lascia alcun dubbio in merito: «I am my own God / (…) / I carry my own will and make my own day». La stessa title track peraltro contiene un interludio tratto dalla colonna sonora del cult movie Fantasma di Don Coscarelli, primo episodio di un’altalenante serie di film horror; un ottimo modo per mescolare disprezzo per Dio e cultura pop. A questa gli Entombed si avvicinarono anche realizzando un videoclip, sempre per “Left Hand Path”, visionario per il 1990 e assolutamente psicotico e folle per il 2020. Girato con equipaggiamento di fortuna e senza un obiettivo ben preciso, questo allucinatissimo e sgranatissimo montaggio di capelloni che scapocciano e cimiteri finì per essere in rotazione su MTV, con buona pace dell’underground, dei blackster norvegesi e in particolare di Euronymous, che un paio di anni dopo in una sgrammaticatissima intervista per la fanzine (svedese) Close-Up se ne uscì con quel commento sul fatto che gli svedesi suonassero life metal e non death metal perché, sostanzialmente, si divertivano.

Con o senza quel tremendo videoclip, il mix di Left Hand Path è esplosivo, e gli Entombed mettono a referto un album semplicemente irripetibile: tutto al suo interno è perfetto, dalla musica fino all’estetica, grazie all’illustrazione di Dan Seagrave. L’artista di Nottingham a fine 1989 aveva firmato soltanto Altars Of Madness (una copertina che non doveva essere una copertina, ma un semplice schizzo personale per il portfolio del pittore autodidatta) e After The Dream degli Hydra Vein, immagine molto voivodiana che nonostante l’impressionante livello di dettaglio e gusto cromatico non raggiunge ancora né l’ampiezza né la malignità delle opere successive. La prima commissione per gli Entombed spariglia le carte, riuscendo a sintetizzare in tutto e per tutto l’immaginario death metal: un paesaggio lugubre, un sentiero che conduce nel fitto di un bosco abitato da demoni e spiriti maligni e una lapide da cui esce una melma infetta (la festering slime dell’incisione), unica e poco rassicurante fonte di colore caldo all’interno di una cornice dai toni gelidi. Dan Seagrave divenne il punto di riferimento a 360° per il mondo death metal e le richieste iniziarono ad arrivare da tutto il mondo, e come lui anche gli Entombed divennero un faro per la comunità death metal, in particolare quella svedese. Tutti, ma proprio tutti i ragazzi che in Svezia si stavano avvicinando al death metal presero il sound degli Entombed come pietra di paragone: a Göteborg qualcuno cercò di distanziarsene, tutti gli altri tentarono invece di replicarlo, e i Sunlight Studios vennero invasi. Carnage, Grotesque, Grave, Sorcery, Therion e At The Gates sono solo alcuni dei nomi con cui Tomas Skogsberg lavorò nei primi mesi successivi all’uscita di Left Hand Path, dando definitivo compimento al processo di creazione della scena death metal svedese, non più un gruppo di ragazzini che registravano demo su cassetta quando e come capitava, ma un vero e proprio movimento musicale dalle coordinate stilistiche ben precise.

Dalla pubblicazione del primo album la storia degli Entombed proseguì in modo tutt’altro che lineare: Nicke, Uffe e Alex si separarono da L-G in modo quantomeno rocambolesco, perché a una festa in cui erano tutti ubriachi Nicke si convinse che L-G ci stesse provando con la sua ragazza. In un’ubriachissima intervista dell’epoca, il tutto venne liquidato come «attitude problems». Questo portò a una serie di rimpiazzi temporanei (tra cui Orvar Säfström dei Nirvana 2002), ma alla fine fu Nicke stesso a cantare sul seguito di Left Hand Path, Clandestine. L’album, che è un capolavoro a sua volta, è tuttavia piuttosto diverso dal suo predecessore, meno impulsivo e più ragionato, perché gli Entombed rimasero folgorati dopo aver visto gli Atheist sul palco nel 1990, e decisero di lavorare a materiale più complesso. Il successo dei ragazzi di Stoccolma continuò a crescere verticalmente, e loro tornarono su MTV, stavolta senza videoclip ma intervistati in un raro momento di sobrietà.

Nonostante il rientro di L-G in formazione appena l’anno dopo, in tempo per registrare Wolverine Blues, e l’ottimo livello di quell’album e delle sue eccentriche derive death’n’roll, divenne presto chiaro che Left Hand Path fu una stella troppo luminosa perché qualsiasi altro tentativo gli si potesse avvicinare. Nicke, che da artista esplosivo e irrequieto si stava già annoiando del death metal, iniziò a concentrarsi sempre di più su un progetto parallelo a cavallo tra punk e hard rock, gli Hellacopters, che lo avrebbero portato addirittura ad abbandonare gli Entombed nel 1997, lasciando i suoi tre compagni privi di quello che per tanto tempo era stato il motore principale di tutta la baracca. La luminosità di una band così vulcanica e di rottura iniziò ad affievolirsi pian piano, tra cambi di formazione, scioglimenti, reunion e questioni legali su chi fosse titolare di cosa, e al compimento dei trent’anni di Left Hand Path la formazione è al palo da tredici anni, l’ultimo album in studio quel solo mediocre Serpent Saints datato 2007. Un segnale incoraggiante è però la formazione degli Entombed nel 2020: da qualche tempo Nicke, Uffe e Alex hanno ricominciato a suonare insieme, e l’anno scorso hanno anche pubblicato una versione live dell’intero Clandestine. L-G, dal canto suo, dal 2014 gira con una band operaia composta da altri ex-membri del gruppo, gli Entombed A.D., ma Nicke è riuscito a riconciliarsi con il suo ex-cantante già una volta, chissà che non decida di farlo di nuovo, magari per portare sui palchi (quando riprenderanno i concerti) proprio l’album che mise la Svezia sulla carta geografica del metal estremo, in occasione dei suoi trent’anni.


Le fonti principali utilizzate per questo articolo sono il redazionale scritto da Ula Gehret per la compilation del 2005 Nihilist (1987-1989) e il libro del 2008 Swedish Death Metal di Daniel Ekeroth. Tutte le immagini sono di proprietà dei rispettivi artisti.

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