Breve storia del war metal: dalle origini ad oggi (pt. III) | Aristocrazia Webzine

Breve storia del war metal: dalle origini ad oggi (pt. III)

[torna alla seconda parte]

Nella seconda parte del nostro speciale sul war metal abbiamo parlato del ruolo dei Blasphemy e degli altri grandi nomi che hanno contribuito a queste sonorità negli anni Novanta. In questo terzo e ultimo appuntamento affronteremo invece il passaggio del war metal su scala più grande, esaminando la grande incidenza avuta dall’etichetta americana Nuclear War Now! Productions e passando in rassegna i maggiori protagonisti degli anni ’00 e ’10. Infine lo speciale sarà completato da una breve appendice dedicata unicamente alle band italiane principali che suonano (o hanno suonato) questo stile.


IL RUOLO DELLA NUCLEAR WAR NOW E GLI ANNI ’00

Talvolta le cosiddette scene dei circuiti underground costruiscono la propria fama non solo grazie all’influenza reciproca tra le band, ma anche con il lavoro di agguerrite etichette discografiche. La californiana Nuclear War Now! Productions, fondata dal nippo-americano Yosuke Konishi, rappresenta un punto di riferimento direi irrinunciabile per i più grandi appassionati del war metal. Attiva sin dalla fine degli anni Novanta (le primissime pubblicazioni furono un paio di tape degli Erebus, progetto noise dello stesso Konishi), la Nuclear War Now! si è sempre distinta per il particolare gusto nelle sue produzioni estreme, dal death al black metal passando per il grindcore. Innegabilmente, però, molte delle uscite war metal fondamentali degli ultimi vent’anni sono state pubblicate proprio dalla label californiana, nel frattempo assurta (anche per questo) allo status di etichetta di culto.

Non è un caso che la stragrande maggioranza delle band war metal degli anni ’00 siano transitate da NWN!. Konishi ha avuto il merito di creare una forte identità attorno alla sua creatura, raggruppando fan di tutto il mondo e raggranellando sempre maggiori consensi. Gruppi come Revenge, Black Witchery, Morbosidad, Proclamation, ma anche Goatpenis e Diocletian passeranno da NWN!, legando il proprio immaginario anche a quello dell’etichetta. Allo stato attuale, la label vanta centinaia di uscite complessive, con decine di release annuali. Konishi, inoltre, ha aperto un suo negozio fisico (Eastern Front Records) e ha organizzato un importante appuntamento live come il Nuclear War Now! Fest, poi diventato Never Surrender (con la collaborazione di Iron Bonehead Productions, altra label fortemente improntata al metal molto estremo). I festival, neanche a dirlo, spesso e volentieri hanno visto la partecipazione delle maggiori band war metal, come la celebre esibizione one night stand dei Conqueror che abbiamo visto un po’ più da vicino nella seconda parte dello speciale.

Ma quali sono le band war metal che in questo periodo (ovvero tra il 2000 e il 2010) sono apparse brutalmente sulla scena? La parte del leone la fanno sicuramente nomi come Revenge e Black Witchery, entrambi connotati da bellicosità, smaccato anti-cristianesimo, violenza sonora. Più classico il sound dei Black Witchery, legato al satanismo, all’anticristianesimo e più in generale all’annientamento delle religioni. Le sonorità dei Revenge invece vanno lette come una sorta di prosecuzione dei Conqueror, anche grazie alla presenza del celebre James Read alla batteria con il suo stile unico. Peraltro i canadesi, al pari dei connazionali Blasphemy, hanno saputo caratterizzare la propria estetica in modo da rendersi molto riconoscibili: ve ne accorgerete dando uno sguardo alle loro copertine (tutte in bianco e nero, con titoli composti da tre parole inframezzate da un punto) e ai contenuti, molto vicini a una sorta di satanismo bellico e militante che forse racchiude fino in fondo la vera essenza dell’espressione war metal. Tra i dischi consigliati, vanno menzionati il fondamentale Triumph.Genocide.Antichrist (2003) e il più recente Scum.Collapse.Eradication (2012) per i Revenge, insieme a Upheaval Of Satanic Might (2005) per i Black Witchery, dei quali va citata la partecipazione dell’ex chitarrista negli ancor più oltranzisti Nyogthaeblisz.

Gli anni ’00 hanno anche innalzato lo status degli ultra-blasfemi Profanatica, già attivi dal 1990, più vicini al lato bestiale e satanico del black-death metal che al war metal in senso stretto: il loro primo album Profanatitas De Domonatia è infatti del 2007. Sono estremamente blasfemi anche i messicani-americani Morbosidad, che principalmente cantano in spagnolo, fatto che gli conferisce un certo grado di particolarità se confrontati con i colleghi più noti del sottogenere: come non citare Cojete A Dios Por El Culo (2004) e Profana La Cruz Del Nazareno (2008), due must della bestialità fatta suono. Ritroviamo inoltre James Read e Chris Ross dei Revenge con gli altrettanto bellicosi Axis Of Advance: tre album tra 2001 e 2004, uno più devastante dell’altro (se dovessi sceglierne uno, andrei con Obey del 2004). Gli anni ’00 rappresentano anche il decennio in cui si rivelano al grande pubblico i brasiliani Goatpenis con Inhumanization (2004), sebbene questi sudamericani dello stato di Santa Catarina fossero attivi già da fine anni Ottanta (inizialmente sotto il nome Suppurated Fetus). Il war metal di questo decennio vanta anche un paio di nomi eccellenti in Spagna, con Proclamation (probabilmente i più fedeli eredi dei Blasphemy) e Teitanblood, questi ultimi capaci di unire alla barbarie tipica del sottogenere anche una buona dose di atmosfera, come testimoniato da Seven Chalices (2009) e, più avanti, da Death (2014). Molto importanti anche i neozelandesi Diocletian, che hanno pubblicato il fondamentale Doom Cult (2009) sul finire del decennio, confermando poi il loro status successivamente con War Of All Against All (2010) e Gesundrian (2014) su tutti.

Bisogna anche notare come nel decennio 2000-2010 la scena war metal si sia ulteriormente aperta dal punto di vista geografico, raggiungendo nuove coordinate fino ad allora poco battute ed esplorate. In questo periodo infatti nascono (o giungono a maturazione) molte band anche nel continente asiatico. Tra i maggiori interpreti troviamo i filippini Deiphago (poi spostatisi in Costa Rica), praticamente delle istituzioni nazionali con il loro Filipino Antichrist (2009), o i singaporiani Impiety, già attivi negli anni Novanta ma emersi ancora di più nel decennio successivo grazie anche a un’intensa e agguerrita attività live. Forte anche il movimento thailandese, del quale vanno citati almeno Surrender Of Divinity e Zygoatsis. Menzione speciale per i libanesi Damaar, autori di un’unica, leggendaria demo uscita per Nuclear War Now! nel 2007: Triumph Through Spears Of Sacrilege. Successivamente, i membri sembrarono come svaniti nel nulla, anche se secondo alcune notizie sarebbero emigrati in Australia allontanandosi dal metal estremo. Succede anche questo.


LE NUOVE PROPOSTE

Nello scorso decennio questa corrente ha raggiunto la definitiva fioritura, con il diffondersi a macchia d’olio del numero di uscite. Gli anni recenti hanno visto notevoli sviluppi soprattutto nel continente americano, grazie a band come Caveman Cult, Antichrist Siege Machine, Pig’s Blood, Nuclearhammer (già attivi in precedenza ma al loro apice con Serpentine Hermetic Lucifer del 2014), Weregoat, Profane Order, Ululatum Tollunt, Sankara e Primitive Warfare. Ma non possono mancare novità provenienti da Paesi meno avvezzi a certe sonorità, con i russi Pseudogod e il loro eccellente debut album Deathwomb Catechesis, senza dimenticare il misto di war metal e death-doom proposto dai neozelandesi Witchrist, connazionali degli ormai arcinoti Diocletian di cui abbiamo già parlato.

Va inoltre notato come il decennio appena trascorso abbia dato la possibilità alle band di sperimentare, andando a cambiare leggermente i contorni del war metal, riuscendolo a fondere con altre componenti. Talvolta il war metal si è andato a confondere con il black-death di stampo più canonico, con produzioni sempre più cavernose che hanno reso le due correnti vicine e a tratti quasi sovrapponibili: è il caso degli australiani Impetuous Ritual e Temple Nightside, o dei canadesi Antediluvian. Si è andati a scomodare soluzioni elettroniche e quasi psichedeliche, come hanno fatto i misteriosi Sect Pig. O ancora, si è tentato di battere la strada del rumorismo, incrociando il war metal con l’elettronica estrema (harsh noise, power electronics): casi di questo tipo sono riscontrabili negli americani Dagger Lust o nei tedeschi Subduer.

Negli ultimi anni, inoltre, va segnalato lo sviluppo di una scena estremamente attiva tra India e Sri Lanka, territori solitamente ai margini del metal estremo internazionale. Se i nomi più rappresentativi sono certamente Tetragrammacide e Genocide Shrines, non mancano altre realtà interessanti, dai Jyotisavedanga ai Kapala, passando per i Brahmastrika e i Konflict. Da notare, tra l’altro, come questa scena sia estremamente collegabile agli esperimenti di cui dicevamo poc’anzi tra war metal e harsh noise: non a caso qualcuno ha iniziato a parlare di war-noise, espressione che potrebbe avere sempre maggior diffusione.


APPENDICE: IL WAR METAL IN ITALIA

L’Italia non vanta moltissimi esponenti nel war metal, ma anche il Belpaese ha qualche rappresentante degnissimo di nota. Il nome per eccellenza è sicuramente quello dei marchigiani Blasphemophagher, che con la loro bestiale formula di black-death-thrash metal si avvicinano notevolmente alla concezione corrente di war metal. Attivi per un decennio tra 2002 e 2012, i Nostri hanno propagandato la propria attività con un buon numero di uscite, tra split, EP e compilation, oltre a tre full length. Proprio questi hanno permesso di ottenere ottimi riscontri nella scena internazionale, sin dal primo album Nuclear Empire Apocalypse, uscito nel 2008 per la solita Nuclear War Now! Productions. Un certo peso nell’estetica dei Blasphemophagher, oltre a nickname lunghissimi e maschere a gas di rappresentanza, è dovuto anche alle fantastiche e visionarie copertine di Paolo Girardi, per una concezione più apocalittica del modo d’intendere il war metal.

Sempre NWN! ha poi fatto conoscere al grande pubblico i romani Demonomancy, con il loro debutto Throne Of Demonic Proselytism (2013), in cui si sono dimostrati particolarmente vicini a sonorità bestiali (Blasphemy, Beherit, Sarcofago, Profanatica). La band ha però mostrato grande maturità compositiva, rinnovandosi e anche smarcandosi leggermente dal war metal con Poisoned Atonement (2018), disco più organico e originale che ha saputo allargare i riferimenti dei romani a nomi più classici come i Celtic Frost.

Molto interessanti anche i veneti Blasphemous Noise Torment, che dopo la consueta trafila di demo e uscite minori hanno realizzato due dischi di buon livello come Ancient Insignias (2011) e Reversed Cosmos (2015). Più vicini a sonorità black-death occulte e ritualistiche (ma non lontane dal cosiddetto war metal) sono Mefitic e Serpent Ritual. Scendendo sempre più nell’underground, troviamo nomi quali In League With Satan (in cui milita anche Antonio Urso, fondatore della Blasphemous Art Productions), Babilonish, Vomitmantik, Intolerant e Septulchu. Menzione speciale anche per i Radon Trench, molto vicini a quella deriva war-noise portata alla ribalta dalla scena indiana di cui abbiamo parlato in precedenza.

La piccola scena war metal italiana è comunque in continua espansione, e la sensazione è che potremmo assistere alla nascita di un numero sempre crescente di band dedite a questa particolare corrente.