VOIVOD: tra sangue e distopia (pt. I)

Quando si parla di musica succede, alcune volte, che la dimensione narrativa assuma un valore quasi equivalente alla dimensione tecnico-musicale. Come tutti ben sapranno, ciò che la musica crea è in primis un’atmosfera, un’aura che può essere composta di sensazioni prettamente empatiche o da elementi che sfiorano non solo l’udito, ma anche l’immaginazione, portandola a crearsi veri e propri quadri mentali. Quando questa grande capacità evocativa si accompagna a una controparte tecnica unica nel suo genere, il risultato non può che essere doppiamente soddisfacente. Ciò che intendo fare in questo scritto è proporre un piccolo vademecum (che può fungere contemporaneamente da ripasso per i veterani e da guida per i novizi) su alcuni aspetti della musica dei Voivod, un gruppo che nel corso dei decenni è riuscito sì a evolversi musicalmente, ma allo stesso tempo anche a raccontare, tramite la multiforme figura del Voivod, storie che si districano tra eccidi atomici, fantascienza e distopia.

Prima di addentrarci nella cronologia e nei fatti di questa storia urge un’ultima breve presentazione, al fine di rendere più comprensibile la genesi di questo personaggio. Le prime due domande a sorgere spontanee sono sicuramente queste: in primis “Chi è, o che cos’è, il Voivod?”; e in secundis “Chi è il suo creatore?”. Questa strana figura, che risponde al nome di Voivod, altro non è che il frutto dell’immaginazione di Michel Langevin (che conosceremo più avanti come Away, l’uomo dietro le pelli dei Voivod). Sin dall’infanzia Langevin dimostra una grande passione per la lettura (in particolar modo di Tolkien) e per il disegno, uniti a un fascino per la fantascienza e per la tecnologia della sua epoca; da questo connubio di fattori nacque, ai tempi del liceo, il personaggio del Voivod. Nel momento della sua genesi egli appare come un originale mix tra la stazza e la ferocia di un guerriero e i poteri di un vampiro; oltre che una natura ibrida molto originale, Langevin dona al Voivod anche un aspetto accattivante e inconfondibile: tutte le rappresentazioni che incontreremo a breve, in particolar modo sulle copertine degli album, sono infatti opera sua, sviluppate a partire da disegni e schizzi.

Quando i Voivod si formarono, nel 1982, fu ovviamente il già citato Langevin a proporre il nome della neonata band, esponendone il significato e affascinando immediatamente i restanti membri. Da quel momento la figura del Voivod si evolverà parallelamente alla musica composta dai suoi omonimi, abbandonando ben presto la sua primigenia natura; un procedimento che prende quindi avvio dalla mente di Langevin, ma che viene sviluppato e arricchito da tutti i membri del gruppo nel corso degli anni.

Detto ciò, mi sento di specificare che questo non sarà un articolo a tutto tondo sulla storia del gruppo, ma un umile atto di agiografia nei confronti della figura di questa oscura entità, delle sue peripezie e soprattutto dei suoi oscuri oracoli. Per perseguire questo fine mi soffermerò unicamente su sei dischi, che a mio parere rappresentano al meglio il particolare stile narrativo dei Nostri.


War And Pain (1984)

Propagandosi tra le pieghe dello spazio-tempo, il Voivod trova nella città canadese di Jonquière una giovane anima in grado di accogliere il suo messaggio, proveniente da uno spazio sconosciuto e da un’epoca incerta. Una rivelazione che il profeta (Micheal Langevin all’anagrafe) interiorizzerà, forse inconsciamente, e che si mostrerà al mondo tramite un graduale disvelarsi. Da quel che si racconta, tutto inizia con disegni e storie di fantasia, prodotti che, per la mente di un giovane liceale, appaiono tutt’altro che anomali. Tra trincee scavate dalla china e schegge di grafite comincia a prendere forma un’entità guerriera, nata dal ventre di un pianeta di nome Morgoth; tra oscurità e macerie, il Voivod prende forma e la sua sete di potere sconfina molto presto oltre i bordi della carta da disegno.

Il passo successivo è, infatti, la divulgazione: tutto il mondo deve udire la sua storia e temere la sua esistenza. I suoi primi adepti sono quattro ragazzi del Québec (tra cui il suo già citato primo profeta, Michel Langevin) e il mezzo di comunicazione scelto è la musica, forse l’unico in grado di poter catturare e in seguito mostrare la vera essenza del nostro protagonista. È così che nel 1982 i Voivod prendono vita, traendo forza dal background tematico fornito da Langevin e dalla forte attitudine compositiva del chitarrista Denis D’Amour (in arte Piggy); a completare il quartetto figurano Snake (Denis Bélanger) alla voce e Blacky (Jean-Yves Thériault) al basso.

Dopo un primo periodo passato ad affinare sufficientemente la loro tecnica arrivano, nel 1984, al debutto discografico: War And Pain. Come suggerisce il titolo, il primo capitolo di questa saga si presenta al pubblico come un agglomerato sanguinolento di hardcore e thrash metal, pesantemente influenzato da Motörhead e Venom. Nascosto sotto le incrostazioni del loro sound ancora acerbo, il racconto ha finalmente inizio e la figura del Voivod comincia a delinearsi.

My lands are infectious
Your sun begins to gloom
You see my harmful country
And my sky is black today […]

(tratta da “Voivod”)

Da sinistra a destra: Piggy, Blacky, Away e Snake

Già con la prima canzone, “Voivod”, si è catapultati a Morgoth, una terra inospitale coperta da lastre di ghiaccio e cumuli di neve. Un paesaggio post-apocalittico nel bel mezzo del quale il Voivod conduce la sua esistenza, impegnato in continui conflitti con rivali di ogni tipo. Egli non è un guerriero qualsiasi, che fa affidamento solo su muscoli e spada: la sua natura è sospesa tra la barbarie più animalesca e una potenza da vero e proprio Dio, nutrita dal susseguirsi di devastazioni atomiche.

I’m a nuclear creature
For atomic fight […]

Voivod! I’m a paranoid
Voivod! The wine of blood
Voivod! I’m a crazy god
Voivod! The ferocious dog

(tratta da “Voivod”)

Ciò che caratterizza il suo modus vivendi è una continua ricerca di sangue e violenza che trova soddisfazione, in modo indiscriminato, sia sulla pelle di innocenti terrorizzati sia in combattimenti con gruppi di guerrieri spietati. Nel corso del disco vediamo il nostro protagonista aggirarsi in vari luoghi e affrontare nemici di diversa natura: guerrieri dei ghiacci, predoni ed entità meccanizzate. A unire questi personaggi e questi luoghi differenti è una sorta di processo di perfezionamento messo in atto dal Voivod; sotto la sua brutalità animalesca si nasconde un sentimento di autocoscienza che lo porta ad affrontare sempre nuove sfide e nuovi avversari, per acquisire maggiori poteri.  Un percorso potenzialmente infinito, se non fosse che, nell’ultima strofa dell’ultimo atto, egli mostra per la prima volta un po’ di insicurezza:

I’m really up tonite for my last ride
Never returning at home, I’m gonna die
The war machine is not save and I can’t escape
When the bombs will hit my face, it will drive me insane

You’ll never stop me!

(tratta da “Nuclear War”)

Questi versi lasciano intendere che stiano per avvenire alcuni cambiamenti: l’ennesima detonazione atomica, infatti, sembra aver innescato qualcosa nel nostro protagonista; forse una metamorfosi, che però non sembra intaccare la sua sete di potere: «You’ll never stop me!», queste le sue ultime parole.

Mostrandosi speculare ai suo contenuti, lo stile musicale di War And Pain appare estremamente rudimentale e spigoloso, un canto di guerra intessuto di intransigenza e sete di rivolta; tanto che molti connazionali non tardano a definire i Voivod una pessima band, una misera e gracile ombra di Motörhead & Co.. Un parere condiviso anche dalla loro casa discografica, che decide di non investire nuovamente su di loro. Un rifiuto che non ferma minimamente l’ascesa dei Nostri, visto il grande successo (quasi paradossale) sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico, e in particolar modo in Germania. Il loro compito su questa Terra è tutt’altro che concluso: passano soltanto due anni e il Voivod riappare, sotto una nuova forma e pronto a espandere la sua volontà di potenza verso orizzonti non ancora contemplati.


Rrröööaaarrr  (1986)

Pubblicato dalla Noise Records, Rrröööaaarrr mostra dei sostanziali cambiamenti e dei notevoli miglioramenti, soprattutto a livello esecutivo e stilistico. Innanzitutto si riscontra uno slittamento verso la velocità e l’incisività del thrash metal, costruito a partire da sezioni di batteria inarrestabili e riff colmi di adrenalina. Le sonorità si fanno più compatte e coerenti, saldate assieme dal cantato di Snake, che inizia a cimentarsi in cambi di intonazione e di velocità che ritroveremo, in forma ancora più matura, negli album successivi.

I brani di Rrröööaaarrr mostrano la stessa rabbia ed energia che vivificavano War And Pain, ma stavolta vengono racchiuse in un involucro indistruttibile e inarrestabile. La batteria di Away ha un incedere travolgente, mentre la chitarra di Piggy è colma di fatalità; tra tutte le canzoni, forse è “Thrashing Rage” che contiene gli spunti più interessanti e che, allo stesso tempo, dona più vividezza alla marcia mortifera del Voivod.

Queste metamorfosi stilistiche non si sono manifestate, però, senza una parallela crescita narrativa. Anche il Voivod muta d’aspetto, abbandonando il suo guscio precedente dalle sembianze antropomorfe (che appare sulla copertina di War And Pain) e attuando una fusione tra carne e ferro, tra sangue e carburante, presentandosi agli attoniti abitanti di Morgoth come Korgüll, lo Sterminatore. La natura del guerriero si fonde con la durezza del metallo, dando vita a una macchina da guerra incontrastabile, rapida e letale.

There’s a new killer in the line
Of the host
He catches his victims and let
Them fall into decay […]

If you need the horrors of war
See Korgüll
The nebulous prowler will come to
Take you and exterminate your life

(tratta da “Korgüll The Exterminator”)

Dopo questa trasformazione, il potere del Voivod non è più limitato dalle esili forze di un corpo mortale, il suo roboante incedere e la sua mastodontica forza di distruzione gli permettono di regnare su tutto il Pianeta. Una conquista che, però, non rimane sempre incontrastata: alcuni tentano di opporsi a questo colosso meccanizzato, senza però riuscire a fermarne i cingoli e le potenti bocche da fuoco.

Awaiting reinforcements
Rematerialize in nothingness
I am not out to reform this world
Just to fight with this creature
I saw him with my own two eyes
He was coming from other worldly
With his vitreous eyes that fix me
It’s too late
Korgüll rules the earth!

(tratta da “Korgüll The Exterminator”)

Dal punto di vista narrativo, ciò che ha avuto inizio su War And Pain è concluso qui su Rrröööaaarrr: le continue lotte che hanno interessato il Voivod sono insignificanti di fronte al potere sviluppato da Korgüll. Il dominio su Morgoth è ormai totale e sicuro, celebrato da un inno alla vittoria e alla morte intonato dal Voivod e dai suoi messaggeri.

After the battle in the dark
Side of the desert fields
Am I the winner, fight is over
And we’ll take the place
Metal burned feel the discord
For a complete destruction
Have no mercy, come with us
You’re in the meeting
To the death !
Tonite we celebrate
War and our victory […]

(tratta da “To The Death”)

Ed è su queste note e su queste parole che il secondo atto si conclude, sancendo il trionfo del Voivod sulle piane di Morgoth e allo stesso tempo il successo dei suoi profeti, qua sulla Terra: Rrröööaaarrr riscuote infatti un successo ancora maggiore del suo predecessore, soprattutto in Germania e Inghilterra. Oltre che rappresentare un punto di passaggio nell’evoluzione dello stile compositivo della band, questo disco costituisce anche un punto di non ritorno nella storia del guerriero atomico, ormai padrone di Morgoth. Con il lavoro successivo, Killing Technology, l’orizzonte narrativo verrà stravolto e con esso la musica diverrà più intricata e accattivante. Il suolo di Morgoth e il sangue che lo ricopre non sono più sufficienti al Voivod e alla sua sete di potere: una volta che la terra viene spogliata dei suoi orizzonti di gloria, non si può che mirare al cielo e alla sua infinita profondità.


Killing Technology  (1987)

Ascoltando in ordine cronologico gli album dei Voivod è inevitabile prendere atto, una volta arrivati a Killing Technology, di aver assistito a un processo di perfezionamento rapido, costante e soprattutto coerente. Sia sul piano musicale che su quello narrativo-concettuale, questo album rappresenta un vero e proprio punto di non ritorno. Partendo dal piano stilistico, bastano dieci minuti di ascolto per rendersi conto che la brutalità e la sfrontatezza di War And Pain e di Rrröööaaarrr sono state qui rinchiuse in vitro e scomposte. Un processo che prima di tutto ha smussato e ritagliato le diverse sonorità, collocandole e regolandole in modo da esaltarne le specifiche qualità. Finalmente è possibile ammirare la tecnica chitarristica di Piggy in tutta la sua precisione — negli assoli così come nei riff, dei veri e propri raggi gamma sparati nel buio dello spazio — e udire distintamente tutte le sfumature della voce di Snake; ovviamente senza dimenticare la sezione ritmica, anch’essa finalmente valorizzata al massimo e arricchita con trovate fuori dagli schemi.

Per quanto riguarda l’aspetto musicale, ci sono veramente poche parole in grado di poter afferrare ciò che un ascolto, anche se fulmineo, può svelare. Basti notare che con Killing Technology i Voivod iniziano a ritagliarsi uno spazio molto particolare all’interno della scena thrash metal mondiale. Ciò che emerge, da quest’ultimo disco in poi, è una vena compositiva che ammicca in modo esplicito a sonorità ed espedienti vicini al progressive. Le canzoni aumentano il loro minutaggio, i cambi di registro si fanno più numerosi e originali e la pulizia del suono, inoltre, contribuisce a rendere esponenzialmente più maturo l’intero lavoro.

Mentre nella sala prove i Nostri affinano la loro tecnica, che cosa accade sul pianeta Morgoth? L’ultima volta che ne abbiamo sentito parlare era ormai assoggettato al Voivod, rinato sotto le forme di Korgüll, lo Sterminatore. Dopo la conquista totale del suo pianeta, poche vie restano aperte per il nostro protagonista.

Thinking about another project […]

Lasers passing through the sky
For me there’s no alternative
This sphere is a bad place to live [..]

(tratta da “Killing Technology”)

A quanto pare le rozze e massicce sembianze di Korgüll e le desolate piane di Morgoth non sono più sufficienti a contenere una tale volontà di dominio e accrescimento. Ciò che viene presentato dalla copertina di Killing Tecnology è un Voivod di nuovo mutato, ora in un ammasso di cavi e carne, impiantato al centro di un mezzo di trasporto spaziale. Egli ha infatti abbandonato Morgoth (o forse lo ha addirittura distrutto) per dirigersi nello spazio. Nei meandri di una galassia sconosciuta, entra in contatto con un pianeta particolare, più sviluppato degli altri, e si rende conto che su quest’ultimo è in moto uno strano sistema tecnologico, frutto di un nuovo modo di intendere la guerra.

The star wars have started up
The new invention is coming out
Making a spider web over the atmosphere
To make them sure that we can’t get out of here

(tratta da “Killing Technology”)

«A spider web over the atmosphere», ossia una sorta di rete di controllo onnipresente; è a questo punto della storia che le vicende del Voivod iniziano a collidere, in modo quasi profetico, con le vicende che hanno sconvolto il nostro mondo poche decine di anni fa. Oltre al terrore del sempre possibile olocausto nucleare (e dei fantomatici progetti per una guerra da condurre nell’atmosfera terrestre), negli anni ’80 il mondo è investito da un’irrefrenabile ondata di sviluppo tecnologico, il cui obiettivo è di avvicinarsi il più possibile alla totale automazione. La tecnologia diventa sempre più preminente nella vita quotidiana ed è proprio da questa sua dimensione di normalità e routine che essa trae la sua potenziale letalità.

The ugly underside of the nuclear energy
Brings us today this atomic calamity […]
Don’t be scared, the engines exploded
But it’s just a technological risk
And this thing will continue throughout the ages,
the evolution can’t run without damage
Mother nature can’t hear you […]

(tratta da “Overreaction”)

Il retro dell’LP

Killing Technology altro non è che una sorta di file informatico in cui il Voivod annota fatti e visioni riguardanti il pianeta con cui è entrato in contatto; non a caso il disco inizia con una voce digitalizzata che pronuncia le parole «We are Connected», a indicare la connessione tra il Voivod e la «spider web over the atmosphere». Dal suo posto privilegiato nello spazio, egli può tranquillamente osservare disastri dovuti all’abuso dell’energia atomica (“Overreaction”), stravolgimenti climatici (“Tornado”), sistemi di reclusione spaziali (“Forgotten In Space”), abusi medici ed esperimenti disumani (“Ravenous Medicine”), oltre che una ormai paradigmatica Chiesa Mondiale, dalle forti tendenze inquisitorie e distruttive.

The men in the black forces
Listen to your conscience
Stopping the evolution
The books are the essence
United to burn anything that can make a stand
The church is an empire, the no way direction
No matter what you say
They run completely blind
No matter what you wrote
Shut up, you lie !

(tratta da “Order Of The Blackguards”)

Ciò che viene narrato dal Voivod, a questo punto, non riguarda più Morgoth e il suo mondo di pura e assurda violenza. È inevitabile, infatti, ritrovare parallelismi poco velati tra il pianeta sconosciuto al centro delle vicende narrate in Killing Technology e il nostro Pianeta. Inoltre, come già accennato, in questo capitolo del suo vangelo il nostro protagonista non parla quasi mai di fatti che lo riguardano in prima persona; tutto ciò che viene raccontato e descritto quasi scientificamente è frutto delle sue osservazioni fatte da enorme distanza.

Arrivato a questo stadio evolutivo, radicalmente diverso da quello raggiunto su Morgoth, il Voivod lascia cadere la spada insanguinata e la maschera anti-gas e si muta in qualcosa di essenzialmente diverso. Egli non è più un guerriero, ora dedica la sua esistenza a un tipo di ricerca diversa dalla mera sete di supremazia. Infatti, dopo questa prima esperienza da osservatore e dopo aver trovato nella conoscenza un nuovo obiettivo da perseguire, si rende conto che anche l’universo in cui è nato e in cui si è evoluto è, dopotutto, troppo limitato. È proprio la tecnologia, con le sue infinite potenzialità, a rendere possibile il successivo viaggio del Voivod, quello che tra tutti risulterà il più completo e illuminante.


Con Killing Tecnology si conclude la prima trilogia di questa leggendaria saga, sospesa tra racconto e realtà. Questi primi tre dischi hanno infatti mostrato un primo processo di assestamento e miglioramento sia del Voivod che dei suoi avatar terrestri. Il primo, partito da uno stato primigenio, barbarico e macabro, giunge a contemplare lo spazio profondo e a intraprendere un’evoluzione non più solamente biologica, ma anche tecnologica. I secondi, debuttanti sulla scena con uno sgangherato e acerbo hardcore, giungono dopo pochi anni a sfiorare le vette del progressive, cercando una fusione tra generi che solo raramente attecchisce senza rigetto.

Flyer di un concerto del 1987 insieme a Kreator, Nuclear Assault, Executioner e St. Vitus (© voivod.net / Terrance Gayles)

Preso coscienza di ciò, sento il bisogno di fermarmi per qualche momento e di riordinare le idee. Il viaggio che stiamo facendo è appena giunto a una stazione di sosta, una pausa necessaria per rendere più produttivo e chiaro colui che scrive e per rendere più agevole il compito del lettore. Prima di lasciarci, non mi rimane che fare due piccoli annunci: il primo riguarda l’articolo in sé, che con la seconda e ultima parte aggiungerà molta carne al fuoco, prendendo in analisi due dei dischi più rivoluzionari del quartetto canadese e un terzo disco spesso bistrattato ma, a mio parere, unico e imprescindibile. Il secondo annuncio invece è molto più concreto e in quanto tale forse non è passato inosservato a molti di voi. Infatti tra pochi giorni avremo l’occasione di visionare dal vivo l’opera di questi pionieri del thrash metal proprio qua nel Bel Paese, per la precisione durante la seconda giornata del Frantic Fest 2019 in programma dal 15 agosto: tre giorni di musica estrema affacciati sul Mare Adriatico, un evento unico nel Centro Italia, che merita di essere supportato in tutti i modi possibili.

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