NERDAVIND #17

SHIGATSU WA KIMI NO USO – Animazione

 
ANIMAZIONE
Titolo: Shigatsu Wa Kimi No Uso
Ideatore: Naoshi Arakawa
Regista: Kyōhei Ishiguro
Anno: 2014-2015
Stagioni: 1
Produzione: A-1 Pictures
Provenienza: Giappone
Autore: Vlakorados
   

Kōsei Arima è un giovane pianista conosciuto come il «metronomo umano» per la sua incredibile precisione, che lo rende sostanzialmente imbattibile alle competizioni. La sua carriera viene interrotta dopo la morte della madre, un trauma che gli fa perdere la capacità di sentire le note che lui stesso suona.

Questa è la storia alla base di "Shigatsu Wa Kimi No Uso", conosciuto anche come "Your Lie In April". Kōsei porta avanti la sua vita a scuola con i vecchi amici Ryōta e Tsubaki, mentre la musica rimane per forza di cose in disparte ma comunque mai del tutto assente, lavorando come trascrittore musicale. Le cose sono destinate a cambiare quando Kōsei si ritrova ad accompagnare Tsubaki, che ha ricevuto una richiesta dall'amica Kaori: organizzare un'uscita con Ryōta, per cui prova un certo interesse.

Al loro primo incontro, Kaori si mostra per ciò che realmente è: una violinista fuori dagli schemi, totalmente libera nel suo modo di suonare e quindi l'esatto opposto di Kōsei, che proprio per questo rimane colpito dalla sua performance. La ragazza riuscirà a riportare il pianista sulla via della musica, nascondendo però più di un segreto.

Solitamente non si vedono molti anime come "Shigatsu Wa Kimi No Uso": la capacità di inserire numerosi momenti comici in una storia che si rivelerà drammatica senza che nulla risulti forzato è una qualità rara, soprattutto a questi livelli. Il tema musicale è approfondito anche grazie ai rivali di sempre di Kōsei, che tra ammirazione e rabbia riescono in qualche modo ad aiutarlo a ricominciare con il pianoforte. Il rapporto tra i quattro protagonisti, in particolare la personalità solare di Kaori in contrasto con la calma eccessiva di Kōsei, riesce a mantenere sempre alto l'interesse; soprattutto quando la trama inizia a prendere una piega più cupa, il rapporto tra i due diventa sempre più interessante.

Un anime come pochi, sì, ma apprezzabile da molti.


DON JON – Film

 
FILM
Titolo: Don Jon
Regia: Joseph Gordon-Levitt
Anno: 2013
Produzione: Modern VideoFilm, Ram Bergman Productions, Voltage Pictures
Provenienza: U.S.A.
Autore: Mourning
   

Ho avuto il dispiacere di visionare il debutto dietro la macchina da presa di Joseph Gordon Levitt, attore giovane ma dalla carriera alquanto lunga e discretamente importante. Attirato dalle lusinghiere parole spese in più circostanze da giornali del settore e dalle emittenti americane, errore pagato a caro prezzo, mi sono sorbito un'ora e mezza di "Don Jon" la cui pochezza è devastante.

La storia è incentrata sulla figura dell'italo-americano Jon "Don Jon" Martello Jr., un rubacuori da strapazzo palestrato, ottuso e sempre pronto a rimorchiare, ma che non trova nella vita quotidiana una ragazza in grado di competere fra le lenzuola con le prestazioni offerte, sia per immaginazione che dinamica, dalle professioniste del porno sul web, finendo con l'andare di cinque contro uno perenne, anche dopo aver adempiuto il proprio dovere di letto. Una vita vuota che si trascina avanti in un vuoto ciclo continuo (club, scopata, chiesa, confessione, pranzo domenicale dai genitori), che neanche l'intromissione della figura dominante — ma passeggera — della bella Barbara Sugarman (interpretata da una stupenda Scarlett Johansson) riesce a spezzare. È l'assenza di sentimento, di coinvolgimento e di passione reale a determinare lo stato di pornodipendente del protagonista, interrotto dal lento e progressivo interesse nei confronti di una matura e ferita Esther (interpretata dall'impeccabile Julianne Moore), personaggio in grado di fargli intendere quale sia la differenza fra una pura complicità fisica e l'amore.

La trama scorre priva di pretese, nel tentativo di far risaltare i valori in seno a una relazione libera e spontanea, capace di contrapporsi alla ricerca di uno standard o di una forma ideale che appiattisce, evitando qualsiasi tipo di moralismo e giudizio pressappochista nel farlo. Al tempo stesso però non produce situazioni considerabili interessanti. "Don Jon" è un film mediocre che ricava poco o nulla da una base composta da buone idee, concludendosi oltretutto in maniera prevedibile. In pratica novanta minuti che sarebbe bello poter recuperare e sfruttare per far altro.


DOGMA – Film

 
FILM
Titolo: Dogma
Regia: Kevin Smith
Anno: 1999
Produzione: Scott Mosier
Provenienza: U.S.A.
Autore: Elisunn
   

Ammetto di essere venuta a conoscenza dell'esistenza di "Dogma" solo di recente, più precisamente dopo la morte del poliedrico Alan Rickman. Un po' il tema trattato, un po' la presenza di facce conosciute nel cast e un po' la regia di Kevin Smith mi hanno convinta a recuperare questa mancanza: l'avessi fatto prima!

Bethany è una giovane donna che ha perso la possibilità di avere bambini, il marito (che l'ha abbandonata per la sua infertilità) e — conseguentemente — la fede. Una notte però riceve una visita da Megatron, la Voce di Dio, il quale le rivela di essere la prescelta per una missione cruciale per la salvezza dell'umanità: impedire a due angeli caduti, Bartleby e Loki, di varcare le porte della cattedrale di Red Bank, New Jersey, nel giorno dell'inaugurazione. Se lo facessero, infatti, riceverebbero l'indulgenza plenaria, verrebbero assolti da tutti i loro peccati e potrebbero entrare direttamente in Paradiso contro la volontà di Dio, mettendone così in discussione l'infallibilità. In aiuto di Bethany accorreranno il tredicesimo apostolo, due profeti improbabili e una musa affetta da blocco creativo.

Il film è un mix di situazioni paradossali, mitologie, intrighi e misteri svelati nel corso dei suoi centoventotto minuti di durata. Immancabile il duo Jay e Silent Bob, per non parlare dell'aspetto di Dio, la cui voce è ironicamente letale per gli esseri umani. Perché ironicamente? Guardate un po' chi lo interpreta…


SPECTRE – Film

 
FILM
Titolo: Spectre
Regia: Sam Mendes
Anno: 2015
Produzione: Michael G. Wilson, Barbara Broccoli
Provenienza: Gran Bretagna
Autore: Ul Fieschi
   

James Bond è da generazioni una scusa valida per passare qualche ora al cinema. Anche "Spectre"?

Bisogna ammetterlo… il tema cantato da Sam Smith è forse uno dei più spiazzanti di tutti i tempi e sarebbe piuttosto adatto a un dramma amoroso. L'inizio della pellicola è comunque furioso, con voli in elicottero spericolati e tante esplosioni spettacolari. Lo spettatore sospetta… questo James Bond è più vicino ai classici di tutti quelli visti negli ultimi anni. L'umorismo inglese è imbattibile, il cattivo è tanto normale da sembrare ancora più malvagio, mentre gli inseguimenti sono come quelli dei tempi in cui Berta filava e si notano molti dejà vu degli 007 classici. Interessante è l'esasperata presentazione di un passato analogico, coronata da atmosfere alla "Casablanca" o Sergio Leone e in netto contrasto con la storia di controllo elettronico totale; quest'ultimo qui paradossalmente dedicato a Orwell e comunque attuale.

I cliché presi da diverse generazioni di registi, i sorprendenti colpi di scena e la donna al fianco di James tanto bella quanto fredda non riescono a togliere l'impressione che questo film sia la conclusione di un capitolo. Sarà davvero così?


PAPERUGO – Fumetto

 
FUMETTO
Titolo: Paperugo
Scrittore: Marco Rincione
Illustratore: Giulio Rincione
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Autore: Bosj
   

Giulio Rincione si sta giustamente imponendo nella scena italiana come uno dei fumettisti più interessanti del panorama indipendente e non solo (recente la notizia che a breve presterà la sua arte anche a un certo indagatore dell'incubo). Dopo diversi progetti molto interessanti di cui è stato solo illustratore ("Noumeno") o autore completo ("Paranoiae") inaugura il progetto "Paperi" con il fratello Marco. L'idea, partita quasi per scherzo con alcune illustrazioni sparse su Facebook, ha acquisito via via spessore, fino a diventare un vero e proprio progetto editoriale supportato dalla bresciana Shockdom, il cui catalogo negli ultimi tempi va tenuto sotto stretta osservazione.

L'intento: reinterpretare alcuni dei paperi Disney (si parla di tre, per ora) ritraendoli fuori dallo schermo, associando a ciascuno di essi peculiarità e caratteristiche non proprio ridanciane. Si comincia da Paperoga, pardon, Paperugo, derelitto schiavo della depressione. Tolte le grandi, tonde e rassicuranti lenti a contatto che gli spalancano gli occhioni, il povero papero è un emaciato ipovedente che non ne può più. Non ne può più dei topi tiranni, non ne può più del lavoro, non ne può più della vita. Eppure si trascina attraverso di essa, senza scopo, ma incapace di reagirle.

L'enorme forza di queste brevi pagine trova origine nella potenza illustrativa di Giulio, debitrice, come è stato giustamente osservato, delle sperimentazioni di Sienkiewicz e in seconda istanza di tutti coloro che negli anni ne hanno seguito il percorso (Wood) o ne hanno sviluppato uno parallelo (McKean); il vero pugno nello stomaco, però, sono i testi asciutti, secchi, scollegati e assolutamente normali di Marco. Poche parole, semplici, mai pretenziose né autocommiserevoli, che sfuggono a qualsiasi velleità retorica per ritrarre il quotidiano, il piccolo momento della giornata, filtrato tuttavia attraverso un animo tormentato e incapace di gestire questo tormento. Nessun tentativo di spiegare, di razionalizzare, solo il completo abbandono a una condizione data per assunta e inamovibile, l'accettazione inerme di una coperta grigia che copre il mondo.

Un tranche de vie insignificante che colpisce come uno schiaffo in pieno volto. Un piccolo capolavoro che dà molto da pensare. Aspettiamo il prossimo capitolo.


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