Pillole di male #15: Ziegenhorn, Asunojokei, One Day In Fukushima | Aristocrazia Webzine

Pillole di male #15: Ziegenhorn, Asunojokei, One Day In Fukushima

Quando parliamo di musica cerchiamo di farlo nel modo più approfondito ed efficace possibile, sviscerando aspetti salienti quali i contenuti dei testi ma evitando le sterili sbrodolate di un’analisi traccia per traccia forzata. Per questa ragione avere fra le mani il disco fisico è una necessità oltre che una gratificazione: studiare il libretto, verificare la qualità audio del supporto, ammirare la copertina. Talvolta però non è possibile ricevere il materiale promozionale o acquistare il cd/vinile/musicassetta in prima persona per una serie di motivi economici o logistici: perché magari prodotto in numeri limitatissimi (anche oltreoceano), troppo costoso, oppure già esaurito o ancora in attesa di essere stampato. In tutti questi casi solitamente avremmo alzato le mani, nonostante la qualità delle opere ascoltate, e ci saremmo dedicati ad altro, privando però i lettori di una occasione di conoscenza, seppur parziale. Fino a oggi. Perché la rubrica Pillole Di Male arriva per colmare questa lacuna: non vere e proprie recensioni, piuttosto dei consigli per gli ascolti in pastiglie… ma senza effetti collaterali! Un modo per stuzzicare il vostro appetito musicale e condividere quanto ci ha appassionato fra le uscite underground più recenti.


Ziegenhorn – Goat Demo(n)

(Autoprodotto, 10 agosto 2019)

Di war metal e dischi caprini da queste parti ne passano in quantità enorme, ma non dare spazio al debutto degli Ziegenhorn sarebbe sbagliato. Della band di Puritanical Goatblasting Tyrantichrist Bearing Judgement ov Hellfyre, Kruxificator of Extragoatial Might e Baphometal Sadomator of Black Impurity (quest’ultimo oggi sostituito da Demonic Slaytan of Anti-Blasphemous Goaturality) avevamo già accennato nel corso del nostro viaggio alla scoperta della scena estrema di Tartu e, a distanza di un annetto, facciamo rispuntare il loro nome sulle nostre pagine.

Goat Demo(n), come il nome non fatica a nascondere, è un flirt spassionato tra passione per il Capro e le produzioni caserecce. La demo sfiora a stento il quarto d’ora di durata, eppure questa sua compattezza la rende un ascolto denso, coerente e coeso da cap(r)o a coda. Chiaramente i riferimenti musicali sono palesi dalla prima nota — o, meglio, dal primo belato — quindi non mi ci soffermo sopra più di tanto; basti sapere che, tra distorsioni ferruginose, blast ossessivi e urla dilanianti, gli estoni hanno confezionato una prova tanto coinvolgente quanto divertente. In attesa che ci regalino un album completo o comunque qualcosa in più, ci facciamo bastare questa demo caprina, le cui pochissime copie fisiche sono finite sold-out in tempi record.


Asunojokei – Wishes

(Autoprodotto, 4 dicembre 2020)

Scoperti ai tempi dell’uscita di Awakening, prima ancora della pubblicazione dello split con Unreqvited, gli Asunojokei non hanno mai smesso di conquistarmi. La loro ultima fatica, Wishes, è un EP autoprodotto uscito sul finire del 2020 e, in cinque tracce per poco meno di mezz’ora di musica, ci offre un ottimo esempio di chi siano e cosa facciano i giapponesi. Post-rock, post-hardcore e black metal, atmosfere dilatate e sognanti, ma anche riprese incalzanti e crescendo mozzafiato: il quartetto di Tokyo non si fa mancare nulla e, pur spaziando e giocando molto con i cambi e le evoluzioni strumentali e vocali, conserva un’identità e un carattere unici.

A partire dall’apripista, “Carry On”, e fino alla conclusiva “Birth”, la creatura di Nuno, Toriki, Seki e Saito stupisce e rapisce, inanellando sezioni esplosive e melodie agrodolci, su cui le urla al limite del depressive fanno il giusto contrasto, in una giustapposizione da pelle d’oca. Wishes non vanta brani particolarmente lunghi e, a eccezione della già citata “Birth”, la durata media delle altre tracce si attesta tra i quattro e i cinque minuti. In questo breve margine, i quattro articolano fraseggi complessi e convoluti, belli e difficili come una serie di tornanti stretti da fare in auto lungo uno strapiombo con la nebbia: non un viaggio per tutti, ma il panorama che ti godi se riesci è impareggiabile.


One Day In Fukushima – Permanence

(ZAS Autoproduzioni Records / Disturbed Mind Records / End Of Silence Records / Nihilocus Records / Fresh Outbreak Records / Impeto Records, 3 dicembre 2021)

Con sei tracce e dieci minuti di durata, Permanence non è solo la prova più breve del lotto prescritto oggi dal dottore, ma anche — e imprevedibilmente — la più prodotta. Ritroviamo a tre anni scarsi dalla pubblicazione del loro primo album, Ozymandias, i salernitani One Day In Fukushima. La formula non è cambiata, il male non è scemato e le mazzate che l’oggi terzetto campano assegna sono sempre belle corpose. Nonostante il cambio di formazione e la presenza di un ospite non troppo sgradito sulla traccia conclusiva dell’EP, i One Day continuano a proporre dell’ottimo grind annerito e appesantito da una grossissima vena death, proprio come Fabrizio, Vincenzo e Ciccio ci avevano abituati in questi ultimi otto anni.

L’impatto è violento e brutale, come grind comanda, e l’effetto in cuffia è fenomenale: la produzione rende adeguatamente giustizia a ogni singolo strumento, ma è la voce a brillare per putrescenza. Un growl cavernoso ed efferato volteggia con la grazia di un panzer sui riff e i tupa-tupa del disco, talvolta sormontato da quel giusto filo di scream purulento che ben si sposa con i toni marcescenti del trio. In chiusura, come anticipato, un’inattesa strumentale di puro soundscaping elettronico, di cui c’è qualche eco già nell’apripista “Ignominous”. A unirsi ai salernitani, seppur all’ultimo, è il loro conterraneo ed ex chitarrista Francesco Del Vecchio (Taur-Im-Duinath e Scuorn, per dirne un paio), la cui esperienza alessitimica ha evidentemente influito nella costruzione dell’eponima “Permanence”. Questo EP è una piccola chicca, insomma, adatta tanto per approcciarsi da zero al progetto quanto per godere appieno della sua forma smagliante.