I migliori album black metal del 2021 | Aristocrazia Webzine

I migliori album black metal del 2021

Anche il 2021 si è concluso, e come ogni anno è d’obbligo divertirsi a tirare le somme di cosa ci è piaciuto di più nel d’obbligo. La prima è che nemmeno quest’anno siamo riusciti ad ascoltare tutto, quindi quelle che vedrete sono scelte che per noi valgono oggi, al netto di ciò che conosciamo e apprezziamo nel momento in cui la lista viene redatta, e potrebbero essere differenti tra sei mesi o un anno. La seconda precisazione è che queste liste sono il risultato dei voti a maggioranza espressi della redazione, non riflettono in particolare le preferenze di un singolo redattore, ma cercano di essere una visione d’insieme. La terza e ultima, per quanto speriamo superflua, è che le nostre scelte si basano solo e soltanto sul nostro gusto personale, e sono assolutamente opinabili.


EsoctrilihumDy’th Requiem For The Serpent Telepath

(I, Voidhanger Records)

L’estro e la creatività della misteriosa one man band francese non hanno praticamente limiti, ed eccoci ancora a parlare degli Esoctrilihum e della loro ancora breve ma intensa carriera da sei album in soli quattro anni. La formula ormai consolidata si ripete: copertina stramba, titoli in una lingua inventata e oltre un’ora di musica, ancora più stramba della copertina.

Lo stile degli Esoctrilihum si evolve a poco a poco, questa volta spuntano composizioni dal sapore più arioso e orchestrale, con violini spesso protagonisti e cori martellanti che entrano in testa sin dal primo ascolto (“Baahl Duthr” ne è un perfetto esempio). Per quanto un po’ prolisso, l’album è sicuramente ben pensato, composto ed eseguito in ogni suo minimo dettaglio, e di dettagli ce ne sono veramente tanti, dalle orchestrazioni agli intrecci chitarristici. Asthâghul è ormai un cavallo a briglia sciolta, e continua a regalarci ogni anno album da classifica.


Havukruunu – Kuu Erkylän Yllä

(Naturmacht Productions)

I titani del pagan black metal finlandese, dopo l’eccellente Uinuos Syömein Sota uscito l’anno scorso, hanno continuato a portare avanti il discorso già intrapreso nel corso della propria carriera, amalgamando vecchie e nuove idee per dare vita ai cinque brani dell’EP Kuu Erkylän Yllä.

Nonostante si tratti di una sorta di raccolta di materiale riarrangiato e rimescolato, il tutto risulta piuttosto uniforme e coerente con il resto della produzione della band: riff in tremolo picking, testi in finlandese, atmosfere epiche, cori e assoli di chitarra sono le solide basi sulle quali si impernia Kuu Erkylän Yllä, che saprà sicuramente far esaltare i vecchi fan degli Havukruunu e, perché no, conquistarne di nuovi.


Kanonenfieber – Menschenmühle

(Noisebringer Records / Avantgarde Music)

Sul fatto che Menschenmühle di Kanonenfieber sarebbe finito tra le migliori uscite dell’anno c’erano pochi dubbi già a fine febbraio, quando la carne da cannone dello storico manifesto anti-bellico di Mihály Biró ci si è parata davanti agli occhi. Questo disco di debutto è arrivato come un colpo di mortaio e si è rivelato una delle armi migliori messe in campo dal black metal nel 2021. Interamente suonato e cantato in tedesco dal solo Noise, Menschenmühle non possiede soltanto un tiro pazzesco, ma fornisce un’interpretazione critica e originale della Grande Guerra.

Black metal incazzoso ma non ignorante, bagnato nel death metal e ricco di efficaci venature melodiche. Una ricetta in cui perfino i campionamenti di voci e suoni a tema sono incastrati nel modo giusto. Dalla cadenza tritaossa di “Dicke Bertha” all’epicità di “Grabenlieder”, passando per la straziante “Die Schlacht Bei Tannenberg”, in Menschenmühle non sembra esserci davvero niente di fuori posto. Ripetersi — in termini di qualità, si intende — dopo un’opera prima del genere non è semplice, intanto ci godiamo questa, poi staremo a vedere.


Mare CognitumSolar Paroxism

(I, Voidhanger Records / Extraconscious Records)

Ormai un punto fermo indiscusso della scena atmospheric black metal mondiale, Mare Cognitum ha tagliato il traguardo del quinto album con l’apprezzatissimo Solar Paroxysm. Quel che ci regala Jacob Buczarski, unica mente dietro il progetto, è esattamente ciò che ci si potrebbe aspettare da lui: un black metal fortemente atmosferico, ricco di riff diretti e memorabili che traggono il loro punto di forza dagli eccellenti lead melodici che spiccano sul resto, dando un senso di progressione ai brani.

A distanza di un anno dalla fruttuosa collaborazione con Spectral LoreMare Cognitum torna dunque a ruggire con Solar Paroxysm, disegnando mondi lontanissimi dove il black metal resta la base per fornire all’ascoltatore un nuovo grado di atmosfera con un certo sottotema progressivo, ricco di melodie siderali e magnetiche. Insomma, un’ennesima conferma per uno dei progetti più apprezzati dell’ultimo decennio in fatto di black metal atmosferico.


MystrasEmpires Vanquished And Dismantled

(Stellar Auditorium Productions / I, Voidhanger Records)

Dopo l’exploit di Castles Conquered And Reclaimed, Mystras finisce nuovamente nelle nostre classifiche di fine anno, con una seconda prova discografica altrettanto solida e militante. Se il primo album a livello tematico si concentrava sulle rivolte del popolo sfiancato dai padroni medievali, questo Empires Vanquished And Dismantled ha spostato l’obiettivo sulle Crociate, intese come preludio del successivo colonialismo europeo. Insomma, cambia il fronte di lotta, ma non cambia la base politica da cui nascono critiche e rivendicazioni.

Cambiando fronte, anche la musica si adegua, con tutti i preziosismi mediorientali del caso che vanno ad arricchire il black melodico che ha reso famoso Ayloss. L’epos di “On The Promises Of Angels” e soprattutto dell’articolata “The Fall Of The Kingdom Of Jerusalem” si sposano alla perfezione con gli intermezzi acustici eseguiti da musicisti di tutto rispetto. Spiccano le splendide “Cheragheh Zolmezalem (Opposition’s Fire)” e “Wie Schändlich Es Ist”, in cui fra strumenti tradizionali e atmosfere desertiche c’è spazio per le bellissime voci di Nina Saeidi e Carling Chiu. La prova della maturità.


Old Nick – A New Generation Of Vampiric Conspiracies

(Grim Stone Records)

Pochi progetti incarnano la definizione di follia come gli Old Nick, trio americano nato nel 2020 arrivato già a più di quindici uscite discografiche in poco più di un anno. La band è dedita a uno strambo miscuglio tra black metal, dungeon synth e chiptune, con melodie molto orecchiabili che spesso sembrano tratte dalle musiche di vecchi videogiochi in 16 bit.

A New Generation Of Vampire Conspiracies si compone di ben sedici tracce, tutte di durata inferiore ai quattro minuti, dai titoli pittoreschi (“Turpitudinous Decree From The Haunted Phone” ne è un ottimo esempio) che ben si coniugano con la musica proposta dal trio. Dopo soli tre mesi gli Old Nick hanno fatto uscire un altro album, Iam The Vampire Castle, decisamente non all’altezza delle vette di genialità raggiunte in ANGOVC, che si piazza di diritto tra i migliori dischi black metal del 2021.


Spectral LoreΕτερόφωτος

(I, Voidhanger Records)

Prosegue senza sosta il viaggio astrale di Spectral Lore, progetto solista proveniente dalla Grecia che da anni arricchisce con la propria presenza l’affollato panorama atmospheric black metal. Ετερόφωτος (o Eteròfotos, se non avete familiarità con l’alfabeto greco) arriva a ben sette anni di distanza dal precedente album III, sin qui probabilmente il punto più alto della carriera di Ayloss, unica mente di questa creatura.

Meno strettamente atmosferico rispetto a IIIΕτερόφωτος mette in luce un songwriting più diretto e furioso, dove le melodie intessute dalle chitarre si intrecciano con interminabili blast beat. Non mancano comunque altri elementi caratteristici del songwriting di Spectral Lore, che anche qui non rinuncia a reminiscenze folk e ambient. Gli ultimi diciannove minuti di “Terean”, una suite puramente drone-ambient, chiudono infine a dovere un album che non stravolge, ma conferma tutte le qualità musicali del polistrumentista ellenico, oramai una certezza nella scena atmospheric black metal.


Spectral Wound – A Diabolic Thirst

(Profound Lore Records)

Del Métal Noir Québécois qualcosa abbiamo detto in passato, per cui nessuno in redazione si stupisce di trovare tra le uscite migliori dell’anno un album black metal che arriva da Montréal. Gli Spectral Wound tornano a tre anni da Infernal Decadence e con A Diabolic Thirst si confermano una delle realtà più interessanti del panorama estremo, non tanto perché propongano qualcosa di nuovo, quanto perché ciò che fanno è assolutamente inappuntabile.

Saggiamente precettati da Profound Lore per questo terzo disco, i canadesi sono sempre a metà tra i compaesani Forteresse e i Dark Funeral degli inizi, il che significa melodie orecchiabili, velocità altissime, produzione essenziale, freddo glaciale e Satana. Per quaranta minuti gli Spectral Wound ti fanno mettere da parte qualsiasi desiderio di novità, qualsiasi velleità concettuale, per inneggiare al demonio. E tu urli. Urli contro la vita, contro il mondo, contro l’esistenza stessa.


StormkeepTales Of Othertime

(Ván Records)

Entrati in sordina nel radar di molti già l’anno scorso con la pubblicazione del primo EP Galdrum, gli Stormkeep sono definitivamente esplosi con Tales Of Othertime, continuando la collaborazione con Ván Records in questa raccolta di monumentale e über-epico melodic black metal. Sei tracce, di cui due strumentali, per quasi tre quarti d’ora di musica che ci danno la misura di quanto il quintetto del Colorado abbia cose da dire e sappia come dirle.

Pur essendo davanti al loro debutto sulla lunga distanza, non commettiamo l’errore di pensare che siano solo un gruppo di ragazzetti alle prime armi: a tenere le redini della combriccola è Grandmaster Otheyn Vermithrax Poisontongue, nient’altri che Isaac Faulk dei Blood Incantation, affiancato da due suoi colleghi di Lykotonon e Wayfarer, da Count Victor Wolfsblood degli Augur e dall’ex-Vision Of Mara Lord Dahtar. Ciliegina sulla torta, alla realizzazione di questa storia infinita ha preso parte anche Jake “Shield Anvil” Rogers, uno che di epicità ne sa qualcosa. Tales Of Othertime è un ascolto che strega e conquista, da “The Seer” a “Eternal Majesty Manifest”, e non fa che accrescere le aspettative che, in così poco tempo, la formazione ha creato.


Wolves In The Throne RoomPrimordial Arcana

(Relapse Records)

Tra i più famosi esponenti del cosiddetto filone cascadian, i Wolves In The Throne Room sono una delle realtà più proficue e longeve, con ben sette album pubblicati in quindici anni di attività. Nel corso del tempo il suono del gruppo si è evoluto e raffinato, pur restando ancorato alle tematiche e alle atmosfere che lo contraddistinguono.

Primordial Arcana ha seguito dopo ben quattro anni l’ottimo Thrice Woven, provando ancora una volta come i fratelli Weaver sappiano reinventarsi senza perdere di vista il percorso intrapreso: la durata dei brani si accorcia, i tempi rallentano e le tastiere assumono un’importanza ancora maggiore. Il risultato è un album evocativo e intenso, che ci porta per mano nelle foreste del Nordovest americano e consacra per l’ennesima volta i WITTR come uno dei principali portavoce del black metal statunitense.