ΩΝ (Omega Ni) - Anegnon, Egnon, Kategnon

ΩΝ (OMEGA NI) – Ανεγνων, Εγνων, Κατεγνων (Anegnon, Egnon, Kategnon)

Gruppo:ΩΝ
Titolo:Ανεγνων, Εγνων, Κατεγνων (Anegnon, Egnon, Kategnon)
Anno:2019
Provenienza:Grecia
Etichetta:Alcyone Records
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TRACKLIST

  1. Παντων Αρχη Ζευς (Panton Archi Zeus)
  2. Κυριαι Δοξαι (Kyriai Doxai)
  3. Ατομα Και Κενον (Atoma Kai Kenon)
  4. Ανεγνων, Εγνων, Κατεγνων (Anegnon, Egnon, Kategnon)
  5. Νυχθημερον (Nychthimeron)
  6. Εωα (Eoa)
  7. Αυτοματα (Automata)
  8. Ανευ Καθαρμων (Aneu Katharmon)
  9. Εστιν Ουρανος Ου Μεγας (Estin Ouranos Ou Megas)
  10. Αηρ Τε Και Αιθηρ (Aer Te Kai Aether)
  11. Αληθης Λογος (Alithis Logos)
  12. Αποσκοτησον Μου (Aposkotison Mou)
DURATA:61:46

In anni e anni di (dis)onorata militanza metallara, è la prima volta che mi trovo di fronte un artbook così spesso da rischiare di cedere sotto il peso delle proprie stesse pagine. Le due povere spille che rilegano il debutto di ΩΝ (Omega Ni in alfabeto latino, ossia le lettere corrispondenti alla O e alla N in grafia ellenica) non sono sufficienti a sorreggere tutte le parole necessarie a raccontare Ανέγνων, Εγνων, Κατέγνων (Anegnon, Egnon, Kategnon, da qui in poi Anegnon per brevità), senza ombra di dubbio l’album più dettagliatamente spiegato in cui mi sia mai imbattuto.

Per cominciare dall’inizio, ΩΝ è l’espressione artistica di Michalis Siopis, trentaseienne multistrumentista originario della Grecia orientale, quella che una volta era la Tracia. ΩΝ, in greco antico, è il participio presente del verbo essere, traducibile quindi come colui che è, e questo è il nome scelto da Siopis tanto per il proprio alter ego quanto per il progetto stesso. Formalmente Anegnon è il primo parto di ΩΝ, ma nella realtà raccoglie e rielabora in modo organico tutta una serie di frammenti sparsi dal musicista greco in oltre vent’anni di attività sommersa, con idee e spunti che risalgono fino al 1998, quando Siopis era soltanto adolescente. Nel corso del tempo ΩΝ ha avuto diverse fattezze e incarnazioni, prima Nekrodaimon e poi ΧΞΣ, per approdare infine a questa forma compiuta e giungere quindi, dopo vent’anni di piccoli demo, alla pubblicazione di un album vero e proprio.

Con una genesi lunga oltre due decenni non stupisce che Anegnon sia uscito particolarmente corposo, ma non ero minimamente pronto a quarantotto (48!) pagine di libretto in formato A5 densissime di note, testi, spiegazioni e riferimenti bibliografici a tutto, ma proprio tutto quello che viene menzionato all’interno del disco. Nello straripante libretto di Anegnon c’è un prologo che, come l’abstract di una tesi di laurea compilativa, spiega il susseguirsi delle pagine: per ogni canzone viene riportato il titolo, la sua pronuncia in alfabeto latino, la traduzione in inglese, indicazioni sulla formazione che ha preso parte alla registrazione, un’introduzione al concept dello stesso, il contributo che il testo ha dato all’umanità, il testo vero e proprio e cenni biografici sul suo autore. Perché ΩΝ è una one man band, ma nei fatti Siopis ha solo scritto la musica e suonato la chitarra, perché tutto si regge su una drum machine, gli altri strumenti sono appannaggio di turnisti e ogni brano è cantato da un ospite diverso, ma soprattutto i testi sono frammenti di autori ellenici. Nel senso che in questo album black metal (o black metalcore, poi ci ritorno) c’è gente che canta Demostene, Diogene, Protagora e una serie di altri personaggi incubo di tutti coloro che sono passati sotto il giogo di un liceo classico.

È l’aspetto lirico a fare di Anegnon un ascolto interessante, perché se non si contano le volte che noi metallari ci siamo trovati davanti Lovecraft, Tolkien e Nietzsche, difficilmente ci siamo imbattuti in autori e pensatori classici, così lontani tanto dalla cultura scandinava come da quella nordamericana. E invece ΩΝ dimostra che anche Democrito e tanti altri trovano spazio senza problemi nella poetica della musica estrema, autori contemporanei se non precedenti agli adoratori di Odino qualche migliaio di chilometri più a nord che da sempre vanno per la maggiore con queste sonorità. Il filtro con cui ΩΝ legge questi passaggi vecchi di migliaia di anni è quello dell’ateo più razionalista: il suo fine è quello di portare a galla la verità, una verità che si basa sulla tangibilità della storia e della scienza, sulla ricerca empirica e sull’osservazione diretta. Matematica, filosofia, ragionamento scientifico, astronomia sono le basi su cui Michalis Siopis fonda la propria esperienza artistica e molto probabilmente la propria vita, e accoratissimi sono tutti i suoi appelli all’abbandono e al rifiuto del percorso religioso (in particolare cristiano) e all’oscurantismo che da questo deriva.

La lettura di questi testi senza tempo è affidata a un novero di figuri più o meno oscuri del sottobosco greco, tra cui però svettano alcuni personaggi celebri anche al di fuori dei confini nazionali: a Sakis Tolis l’onore di aprire le danze con “Panton Archi Zeus”, a Stefan “Necroabyssious” Karasavvas (Varathron) tocca la title track, mentre Christos Antoniou dei Septicflesh si occupa di synth e tastiere qua e là per tutto l’album. Nonostante, e forse proprio a causa di questa varietà di persone coinvolte, Anegnon è piuttosto altalenante: ci sono brani più riusciti (“Nychthimeron”, “Kyriai Doxai”) e brani meno, ed è complicato rimanere attenti per tutta la durata del lavoro, che con i suoi sessanta e rotti minuti non è certo contenuta. Oltre a questo, il sound ricercato da ΩΝ è piuttosto particolare: black metalcore, ossia un miscuglio tra l’ossessività del black metal e la pulizia digitale, spesso sovraprodotta, del metalcore, qui più vicino al djent e quasi al deathcore che non al metalcore di gente come gli Heaven Shall Burn.

Ogni brano è molto diverso, ci sono elementi che danno a ciascuno una propria personalità, ma il feeling generale è che l’esercizio compiuto da ΩΝ sia più interessante in termini concettuali e prettamente culturali che non sotto l’aspetto più semplicemente musicale. Anegnon, Egnon, Kategnon (Ho letto, ho compreso, ho condannato) è proprio una condanna senza mezzi termini verso tutto ciò che non trova le proprie fondamenta nella storia e nella scienza, ma è anche un’ode alla cultura classica e alla ricerca filosofica, e ogni brano offre letteralmente una fonte di sapere antica e ancora oggi attualissima e freschissima. Eppure, forse, il motivo per cui nessuno mette mai Epicuro e Democrito in un album black metal (-core o meno) è perché è impossibile rendere loro giustizia.

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