Железный Поток - Mystic

ЖЕЛЕЗНЫЙ ПОТОК [IRON STREAM] – Mystic

Gruppo:Железный Поток [Iron Stream]
Titolo:Mystic
Anno:2019
Provenienza:Russia
Etichetta:Defense Records
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TRACKLIST

  1. Mystic
  2. Punishing Sword
  3. Dark Lord
  4. Chain Of Times (…Touching Emptiness)
  5. Death’s Mystery
  6. Dark Rivers
  7. Xenomorph
  8. Bloody Rain
  9. [senza titolo, traccia bonus]
DURATA:46:54

Credo sia stato molto difficile rimettersi in sesto per i Железный Поток (d’ora in avanti Iron Stream, seguendo la traduzione più comune), dopo un lungo periodo di pausa durato vent’anni. La storia della band di Krasnogorsk non è certo delle più felici: nata nel 1988 nell’Unione Sovietica, ha vissuto un primo periodo di attività che è durato circa fino al 1996, durante il quale ha raffinato il suo stile, prendendo parzialmente le distanze dal thrash classico degli esordi e inserendo elementi sempre più progressivi. Dopo un tentativo di reunion fallito negli anni 2000 e dovendo elaborare il lutto per la morte di due dei fondatori (il cantante Dimitri Kulikov nel 2003 e il bassista Pavel Bakanov nel 2014), gli Iron Stream sono riusciti finalmente a riformarsi a discapito dell’assenza di membri originali e a dare alle stampe due album, il secondo dei quali si intitola Мистик, uscito nel 2018 e ora riproposto con il cantato in lingua inglese e con il titolo tradotto in Mystic.

Gli Iron Stream suonano thrash progressivo, che prende ispirazione sia dalla scena internazionale, sia da quella della Russia. Oltre ai vari Forbidden, Voivod, Metallica e Coroner, per dirne alcuni, si possono sentire tra le note anche gli influssi dei loro conterranei Аспид. La struttura dei brani tende a evitare complessità eccessive preferendo la linearità, con una particolare attenzione per le sezioni dedicate agli assoli, dove gli Iron Stream si prendono ampi spazi con risultati soddisfacenti. Peccato che il discorso non si possa estendere all’intero operato dei due chitarristi, che se da una parte fa vanto di alcuni picchi tecnici davvero interessanti come in “Dark Lord” e “Bloody Rain”, dall’altra si adagia troppo spesso in passaggi derivativi. Questa situazione purtroppo ci fa arrivare alla conclusione dell’album con un po’ di stanchezza, complice un lavoro di batteria che non ha modo di esprimere tutto se stesso in quanto limitato dall’andamento serrato comune a tutte le tracce. Il voler rimaner fedeli alla linea non è un male di per sé, il problema sta in certe soluzioni che appaiono meno incisive, proprio a causa della sensazione di già sentito che trasmettono; questa scelta potrebbe stancare chi, attratto dal lato progressive, cerchi maggiore varietà stilistica.

Se c’è però un dettaglio sul quale non capisco gli Iron Stream, è proprio la scelta di tradurre le parti cantate: passi l’inglese dal forte accento russo, ma è evidente che Sergei Okhrimeko non è affatto a suo agio con questa lingua, e la differenza diventa ancora più sensibile quando si confronta la sua prova sull’iniziale “Mystic” con la versione in lingua russa presente su Youtube. Non serve un ascolto approfondito per rendersi conto che la performance del cantante-bassista, nel secondo caso, è più espressiva se confrontata con il suo urlare monotono che imperversa per tutta la durata di Mystic. Se questo voleva essere un tentativo della band di allargare il proprio pubblico anglofono, dubito che in questo modo si arrivi a qualche risultato. Questo purtroppo è un discorso che non tiene in conto le qualità della band, o la resa sonora a dir poco perfetta della musica. Quindi mi chiedo se per gli interessati non convenga di più recuperare la versione in russo di Mystic, che al momento sembra più attraente.

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