10 ANNI DI BLACK METAL GIAPPONESE: ZERO DIMENSIONAL RECORDS #02 A PORTRAIT OF FLESH AND BLOOD – Gallery Of Sorrow

Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti dedicati a Zero Dimensional Records, etichetta specializzata nel black metal giapponese che da dieci anni è protagonista della scena estrema nipponica. L’elenco completo degli articoli è disponibile a questo link.

Gruppo:A Portrait Of Flesh And Blood
Titolo:Gallery Of Sorrow
Anno:2018
Provenienza:Internazionale
Etichetta:Zero Dimensional Records
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. I: Alone
  2. II: Anxiety
  3. III: Hopeless
  4. IV: Lost
  5. V: Sorrow
  6. VI: Hollow
DURATA:47:00

A un primo sguardo non ero riuscito a ricollegare il nome degli A Portrait Of Flesh And Blood a qualcosa che già conoscessi e l’idea di trattare una band presumibilmente giapponese promossa da un’etichetta underground locale mi spaventava ed emozionava allo stesso tempo. Tutto ciò che avevo tra le mani, quando mi è arrivato il disco, era la consapevolezza che il loro album di debutto Gallery Of Sorrow fosse uscito lo scorso anno per Zero Dimensional Records. Come poi ho scoperto, però, l’etichetta non è il solo legame che abbiamo coi Nostri, per questo motivo, credo, un po’ di notizie biografiche mi aiuteranno a far chiarezza.

Gli A Portrait Of Flesh And Blood sono oggigiorno un trio di cui un solo membro è giapponese. Il progetto, in origine legato unicamente al cantante e programmatore statunitense Neil Andersen, porta questo nome solamente dal 2015 e ha smesso di essere una one man band due anni dopo. Non so quanto ci sia ancora della precedente incarnazione chiamata Echoes Of Silence nel sound attuale del gruppo, ma è certo che la presenza degli altri due membri abbia consentito al signor Andersen di ampliare gli orizzonti e vedere quanto è profonda la tana del Bianconiglio. A occuparsi ora di basso, chitarre e batteria è Yusuke Hasabe dei No Point In Living (un altro scellerato progetto capace di sfornare più di una ventina di dischi in una manciata di anni), mentre è l’austriaco Stefan Traunmüller (fondatore degli storici Golden Dawn, parte attiva dei The Negative Bias e mente dei Rauhnåcht, tra le altre cose) a essere responsabile di tastiere e orchestrazioni varie.

Capito questo, l’ascolto e la comprensione di Gallery Of Sorrow sono operazioni nettamente più semplici da affrontare. La scaletta — dal minutaggio tutt’altro che spropositato — di questo album di debutto, stando alle parole dell’etichetta, sarebbe capace di «far felice sia i fan del più moderno DSBM che quelli del black anni ’90, grazie alle sue sei tracce dalle melodie malinconiche»; tuttavia, personalmente, per quanto d’accordo in linea di principio con questa descrizione, ho trovato il disco nettamente più ricco di sfumature di quanto anticipato dalla Zero Dimensional. Sebbene l’introduttiva “I: Alone” dia il La per comprendere fin da subito su quali toni si muoveranno le successive cinque tracce, accompagnando metaforicamente l’ascoltatore sotto il grande albero rappresentato in copertina, è solo con “II: Anxiety” che tocchiamo in modo tangibile e completo l’operato degli A Portrait Of Flesh And Blood. Le enormi orchestrazioni del Dreamlord austriaco fanno da sfondo a un black metal veloce, incalzante, motivato da una batteria molto pressante che non disdegna rallentamenti al limite del doom (“III: Hopeless”) e momenti di più ampio respiro; le chitarre del felicissimo Yusuke, dal canto loro, sono sempre tanto melodiche quanto taglienti, anche quando non distorte. Su questa base si inserisce il cantato in scream del signor Andersen, virulento e mortifero, a tratti evidentemente legato alle tecniche messe in atto nell’altro progetto – di tutt’altro genere – in cui milita, gli Homophobic Fecalpheliac.

L’unica pecca che si potrebbe rilevare è l’assenza dei testi o di un libretto che dica qualcosa in più a chi ascolta, oltre i nomi dei membri della band, ma anche questo è, a modo suo, un elemento che nel contesto ha un suo senso. L’immagine tetra impressa al centro della copertina si estende per intero nelle due pagine interne, ricoprendo ogni possibile altro spazio vuoto, un po’ come a ricordarci che dalla vita non usciremo vivi e che non c’è altro oltre la morte; mentre sul retro dello stesso troneggia una croce rovesciata e in fiamme.

Al netto di qualsiasi interpretazione dei brani, però, la loro qualità è indiscutibile: Gallery Of Sorrow non solo piacerà agli amanti del depressive e agli oltranzisti del secolo scorso, ma anche a chi cerca dal Nero Metallo melodie e atmosfere, ritmi sfrenati, passaggi raffinati e, più in generale, varietà. Gli A Portrait Of Flesh And Blood sono stati un’ottima scoperta per il sottoscritto, che vi consiglia caldamente di recuperare il disco in attesa che il caleidoscopico terzetto internazionale pubblichi altro materiale.

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