10 ANNI DI BLACK METAL GIAPPONESE: ZERO DIMENSIONAL RECORDS #14 MORTES SALTANTES – 黄泉還り

Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti dedicati a Zero Dimensional Records, etichetta specializzata nel black metal giapponese che da dieci anni è protagonista della scena estrema nipponica. L’elenco completo degli articoli è disponibile a questo link.

Gruppo:Mortes Saltantes
Titolo:黄泉還り [Yomi Kafeli]
Anno:2013
Provenienza:Giappone
Etichetta:Zero Dimensional Records
Contatti:non disponibili
TRACKLIST

  1. Izanafi (いざなひ)
  2. Tsavulafi (さぶらひ)
  3. Tofulafi (とふらひ)
  4. Yomivito Ga Mafi (黄泉人舞) [1998]
  5. Mourning For Time
  6. Into The Fire
  7. A Myth
  8. Yomivito Ga Mafi (黄泉人舞) [1996]
  9. Dawn Of The Dark
  10. A Blue
  11. In Her Room
DURATA:01:03:23

Tra la seconda metà degli anni Novanta e la prima del decennio successivo, l’underground nipponico vedeva l’ascesa di una band ispirata alla mitologia, alla spiritualità e al folclore del Sol Levante; l’ultima forma di questa realtà si chiamava Magane (凶音) e pubblicò due album per poi svanire nel nulla. Prima dell’arrivo del nuovo millennio, tuttavia, il gruppo era conosciuto come Mortes Saltantes e l’intera produzione sotto questo nome — costituita da tre demo più un bonus — è stata inglobata da Zero Dimensional Records nella raccolta 黄泉還り (Yomi Kafeli). L’opera ripercorre a ritroso la carriera della band, concludendo però con una traccia estratta dalla compilation Thrash Corps Of The Storm. Come accade spesso in questo tipo di uscite, è facile riconoscere dove finisce un demo e ne inizia un altro prestando attenzione alla qualità sonora, partendo dalla produzione vigorosa delle quattro tracce di Call From Yomi, passando per quella più asciutta di 黄泉人舞 (Yomivito ga Mafi) e chiudendo infine con il riverbero prepotente del primo demo.

La musica dei Mortes Saltantes era basata un black metal che non temeva di tingersi di thrash, senza però tralasciare momenti più raffinati o ispirati alla tradizione giapponese. A tratti, questo particolare mix di elementi porta alla mente i Sigh di Infidel Art, che peraltro usciva proprio nello stesso periodo in cui venne pubblicato il primo demo di questa band.

Gli undici brani testimoniano l’abilità del gruppo di sfruttare appieno il proprio ricco arsenale di soluzioni, inserendo elementi sempre diversi per variegare il sound: lo spirito dell’Estremo Oriente è evidente soprattutto nelle tracce iniziali, caratterizzate da un ampio uso di voci pulite dai toni spesso cerimoniali; d’altra parte, sono presenti anche riferimenti musicali più tipici dell’Occidente, come l’intermezzo neoclassico “A Myth” o la voce di un soprano in “A Blue”. Strumenti come organo, pianoforte e archi fanno capolino qua e là, così come alcuni sintetizzatori dalle tonalità lugubri e ritualistiche compaiono nei momenti più atmosferici, ad esempio nelle due versioni di “黄泉人舞”.

Laddove non vengono aggiunti elementi esterni, ci pensa la strumentazione tradizionalmente metal a rendere interessanti i brani, sia con le chitarre che di tanto in tanto sfruttano scale tipiche della musica nipponica per i propri riff, sia con ritmiche particolari come quelle ossessivamente thrasheggianti di “Into The Fire”. Generalmente, comunque, l’album riesce a non essere mai banale, grazie alla capacità del gruppo di alternare fasi aggressive ad altre evocative con varie sfumature nel mezzo.

La carriera dei Magane proseguì poi con l’idea — ampiamente realizzata, seppur per poco tempo — di migliorare quanto fatto in questi primi lavori. Sarebbe bello rivedere la band all’opera un giorno, tuttavia possiamo accontentarci dei vari progetti a cui hanno successivamente partecipato i membri dei Mortes Saltantes, tra cui non posso non citare 身殺 (Misogi), Quest For Blood e Miasma Death.

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