A BAND OF ORCS – Adding Heads To The Pile

A BAND OF ORCS – Adding Heads To The Pile

Informazioni
Gruppo: A Band Of Orcs
Titolo: Adding Heads To The Pile
Anno: 2012
Provenienza: Santa Cruz, California, USA
Etichetta: Autoprodotto / Grimpire
Contatti: abandoforcs.com
Autore: Bosj

Tracklist
1. Prepare For Domination
2. When The Hills Run Red
3. In The Keeper’s Chamber
4. Of Broken Chains And Shattered Skulls
5. Wyrd Of The Winter Wolf
6. The Darkness That Comes Before
7. Hall Of The Frozen Dead
8. Lair Of The Ice Wyrm
9. Stormbringer
10. At The Mouth Of Fire
11. Fall Of The Fire Lord
12. Adding Heads To The Pile
13. A Deeper Evil

DURATA: 66:21

A BAND OF ORCS - Adding Heads To The Pile Era ora. Dopo tutto il trambusto mediatico durato anni, era davvero ora che i Band Of Orcs si decidessero a mettere sul piatto qualcosa, dopo l’ep del 2007. Un paio di singoli in cinque anni non erano sufficienti a giustificare interventi giornalieri sulla rete, migliaia di “like” su Facebook e via discorrendo. Finalmente, da ottobre, si può parlare degli orchi californiani con cognizione di causa.
“Adding Heads To The Pile” contiene tutti i brani scritti dalla band nell’ultimo lustro, ivi compresi i singoli di cui sopra. Tredici tracce per la più che massiccia durata di oltre un’ora, tutte sulle stesse coordinate: death/thrash groovy e tamarro, nel senso più pregnante del termine.
Tralasciando il simpatico lore cui la band della west coast ha evidentemente dedicato del tempo (il booklet è impreziosito da una mappa che riporta, lungo un percorso, tutti i titoli delle canzoni, che assumono il significato di tappe di un viaggio nel “Realm Of Ice”), diciamo subito che l’album mantiene le promesse che le precedenti produzioni minori avevano contribuito a creare: gli Orchi in questione sono dei professionisti, conoscono il mestiere e sanno come si scrive della buona musica.
Magari non sanno come realizzare un packaging, visto che il digipak in cartoncino e il libretto sono quanto di più artigianale mi sia capitato di vedere ultimamente e la cosa è un gran peccato, date le numerose illustrazioni e il lavoro alle spalle di queste, ma sicuramente sono in grado di creare brani di forte impatto; d’altronde stiamo parlando di bestie dedite alla razzia e al saccheggio, e questa si chiama coerenza di fondo. O forse, più semplicemente, la mia copia promozionale è diversa dalle altre, non ho modo però di verificarlo.
La presenza di Juan Urteaga (sì, proprio l’ex cantante dei Vile, che sull’ep figurava come vocalist e ora, uscito dalla band, si è occupato del lavoro di registrazione) produttore ed ingegnere del suono più che affermato, non è poi un vantaggio da dimenticare: i tredici brani godono di un trattamento assolutamente sopra le righe. Suoni, volumi e mixaggio, di cui si è occupato, sono semplicemente ottimi, corposi, moderni eppure del tutto distanti dai tanto comuni e detestati lavori “di plastica”.
Il disco è discretamente vario, con un interludio (“The Darkness…”) e un’outro di oltre sette minuti solo strumentali, mentre la maggior parte delle restanti composizioni si aggira intorno ai cinque minuti. All’interno di questi, Gogog, Oog, Hulg, Gronk e Cretos si attestano generalmente su mid-tempo portanti da cui spesso e volentieri scaturiscono grandi e furiose cavalcate di conquista: ovviamente la preoccupazione prima degli Orchi è quella di conquistare il mondo degli Uomini. Il primo passo? La creazione della Grimpire, etichetta “propria” che si prefigge di supportare lo S.C.U.M. (Santa Cruz Underground Metal, festival derivante dalla stessa etichetta). Il secondo passo? Staccarvi la testa e aggiungerla al mucchio.
Hail Gzoroth!

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