A BURIED EXISTENCE – The Dying Breed

A BURIED EXISTENCE – The Dying Breed

 
Gruppo: A Buried Existence
Titolo:  The Dying Breed
Anno: 2011
Provenienza:  Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Family Ties
  2. Revenge
  3. Perverted Church
  4. The Dying Breed
  5. Reborn In The Sick
  6. Public Enemies
  7. Unite [cover Throwdown]
  8. New World Desaster
  9. Combat Shock
  10. 28 Weeks Later
DURATA: 26:15
 

L'irruento attacco e i sostenuti riff diradano qualsiasi dubbio, è il suono degli A Buried Existence. La voce di Marco Veraldi è divenuta ormai il marchio di fabbrica di diverse realtà calabresi, Land Of Hate, Uranium 235, Bretus, ma presto lo sentiremo anche negli Zora! Marco Veraldi al microfono, l'instancabile Giuseppe "Tat0" Tatangelo al basso insieme a Gianluca Molè (chitarra) e Alessandro Vinci (batteria) dimostrano con questo freschissimo album di continuare ad amare la musica con un'apertura mentale notevole.

Parlare di -core in Calabria sembra davvero il colmo, la scena metal attiva è ancora molto piccola e l'hardcore lo ascoltano letteralmente quattro gatti in tutto il territorio, sentire rieccheggiare la traccia "The Dying Breed" non può che dare soddisfazione. I riff granitici spaccano la roccia come a volerla perforare, la voce, particolare e tutta da scoprire, segna bene il ritmo accompagnato dall'accoppiata basso-batteria. Sono pezzi abbastanza brevi, ma molto incisivi, i testi sono sempre a sfondo sociale e si vede che è una tematica che ai ragazzi sta a cuore.

Le canzoni però, tutte sfuriate devastanti, non dissetano mai abbastanza la sete d'hardcore che può avere un accanito amante del genere (come me, ndr), proprio per questo obbligano l'ascoltatore a mettere l'album sullo stereo a volume massimo e a riascoltarlo mille volte. L'operazione è molto facile da ripetere, merito di un song-writing eccezionale che non stanca mai, anche i pezzi presenti nell'Ep "Ferocity" sono stati reinterpretati. "Reborn In The Sick" perde solo un po' del fascino ipnotico che aveva (le vocals sono più definite e meno offuscate), "Perverted Church" è invece riuscita al 100%, le deviazioni tecniche, ma dissonanti,delle parti di chitarra saranno un toccasana per gli amanti dei Converge, entrambe sono ben innestate nella solida struttura del disco.

"Public Enemies" è un'ascesi infernale, dentro un vortice incandescente hardcore, l'andare profondo del basso insieme al groove vi darà vera energia. "New World Disaster" è un pezzo death che possiede la spinta che solo l'hardcore può dare, con spunti post- interessanti che però non fanno perdere mai il filo rosso del loro modo di porsi dove anche la cover di "Unite" dei Throwdown diventa un unico breakdown malato e pieno di rabbia. "The Dying Breed" termina con un outro che è un omaggio al fantastico film di Boyle "28 Giorni Dopo", una rivisitazione magnifica del famosissimo pezzo di John Murphy "In The House, In A Heartbeat".

 

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