A COLD DEAD BODY – Harvest Years

Informazioni
Gruppo: A Cold Dead Body
Anno: 2010
Etichetta: Slow Burn
Contatti: www.myspace.com/acolddeadbody – www.acolddeadbody.com
Autore: Mourning

Tracklist
1. Semen
2. The Womb
3. Madre Pt.1
4. Our Best Years
5. The Chosen Ones
6. Madre Pt.2
7. Collapse
8. Zero
9. Divinity

DURATA: 39:54

Il progetto A Cold Dead Body è uno fra i più interessanti che abbia avuto il piacere d’ascoltare e conoscere in questo anno e mezzo d’attività con la ‘zine, la formazione nostrana è fautrice di una miscela musicale forse ormai nota, è facile imbattersi in un post/hardcore che si bagna nel mare della psichedelia e affronti con una sorta d’intimismo e una rabbia capace di esplodere e implodere come un soffio di vento tematiche complesse e sociali.
E’ però il concept unico che tiene connesse per l’intera durata di “Harvest Years” le tracce a esaltarne i valori.
E’ una band che si guarda intorno, che si pone le domande che tutti forse ci siam fatti e a cui magari non vogliamo o non possiamo dare risposta, in un mondo sempre più maltrattato le note di questi ragazzi s’inoltrano all’interno di un percorso umano fatto di ambizione e istinto, di natura e frivolo materialismo, a ogni aggettivo ne corrisponde uno contrario come ad ogni azione una reazione d’uguale portata.
E’ così l’animo duale non per scelta ma per nascita, sempre diviso fra pensiero e azione, è così anche la musica degli A Cold Dead Body, un’altalena emotiva palese, le emozioni si scambiano costantemente le redini della situazione trasportando l’ascoltatore da territori atmosferici al limite con l’onirico sino ad altri dove le pulsioni divengono accese e voluttuosamente abili nel rivoltarsi appesantendosi.
Un’opera “Harvest Years” che pur avendo molti pregi non si può negare abbia anche qualche pecca, è difficile infatti vivere l’album se non come un percorso unico dove la tappa antecedente e la successiva vivano una per l’altra, il decontestualizzare un brano dall’assetto complessivo non è un male, però ai fini della logica e dello spessore sentimentale creato sarebbe quasi lesivo. Sarebbe un po’ come se azzoppaste un corridore, camminerà ma potrà fare gli stessi tempi di prima? In un certo senso è proprio questo il bello del disco, il non dover far “skip” per scegliere quale canzone godersi ma lasciare che fluisca libero, in futuro si potranno curare maggiormente i cambi d’umore del sound, i passaggi in cui la musica dalla calma si ridesta assumendo forma più compatta e massiccia e che tendono a essere in quel preciso frangente non proprio perfetti punto con cui si può comunque benissimo convivere.
Un album audace che suona bene, deciso e impegnato socialmente, per gli amanti della musica che ha realmente qualcosa da dire e va ben oltre i clichè di qualsiasi stampo un lavoro come “Harvest Years” è senza dubbio manna dal cielo.
Non posso quindi far altro che consigliarvene l’acquisto, fareste due opere buone: 1) nei vostri confronti con l’acquisizione di materiale musicale che valga la pena possedere, 2) supportereste una formazione italiana che si sta muovendo raccogliendo riscontri positivi grazie alla palese qualità della produzione e della volonta in essa profusa.
Se le parole non bastassero per convincervi, ascoltateli, fate i vostri conti e chissà che alla fine della fiera non coincidano con i miei, provare per credere.

Facebook Comments