A DREAM OF POE – The Mirror Of Deliverance

 
Gruppo: A Dream Of Poe
Titolo: The Mirror Of Deliverance
Anno: 2011
Provenienza: Portogallo
Etichetta: Arx Productions
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TRACKLIST

  1. Neophyte
  2. Os Vultos
  3. Lady Of Shalott
  4. Liber XLIX
  5. The Lost King Of The Lyre
  6. Chrysopoeia
DURATA: 51:42
 

Il progetto A Dream Of Poe torna a farci visita dopo neanche un anno dalla pubblicazione di quel bell'ep "Lady Of Shalott", recensito con entusiasmo dal sottoscritto. La formazione guidata dal polistrumentista Miguel Santos ha fatto finalmente il grande passo, dando alle stampe la prima prova di lunga durata "The Mirror Of Deliverance", contenente sei tracce che proseguono il discorso già intrapreso in antecedenza. Un segnale di maturazione lenta, ma che con costanza li sta facendo crescere.

Il ruolo di cantante è affidato a Joaò Melo, a sua volta affiancato da Paulo Pacheco (autore dei testi) e António Neves, mentre a Nelson Félix e Paulo Bettencourt è stato assegnato il compito di metter mano alla solistica. Ogni dettaglio è stato curato con minuzia. Il doom metal gotico del portoghese Miguel Santos è incatenante, trasuda passione e dedizione, poetico ed epico nello svelarne all'ascoltatore il lato più recondito e sofferente; le doti che avevano caratterizzato le uscite precedenti sono state inquadrate e tale messa a fuoco gli ha permesso di esternare una gamma di emozioni ancora più ampia e non solamente legata a una visione forzatamente triste e melancolica.

In certi frangenti di "Os Vultos" il suono della chitarra così limpido e cristallino diviene cullante, decadente e magari obliante, ma immaginate di cadere da un'altura e arrivare al suolo come se l'aria vi accompagnasse al pari di una piuma che ondeggia poggiandosi delicatamente, questa è la sensazione che mi ha trasmesso. "Neophyte" e "Liber XLIX" hanno girato a ripetizione nel lettore, nell'istante stesso in cui prendevano vita la parola «saudade» faceva capolino fra i pensieri; espanse, affascinanti e colme di grigiore come chi con lo sguardo fisso nel vuoto immagina ciò che non potrà più riavere con sé.

La voce prova a ribellarsi inasprendosi, mutando il canto pulito e sussurrante in un growl greve, minaccioso e strisciante, che viene riassorbito da una quiete spirituale che attanaglia, cade a pennello quindi la scelta di riproporre una "Lady Of Shalott" forgiata da questo vissuto altalenante, un raffinato figlio della dimenticanza si nutre grazie a un mantello grigio quasi funereo che assorbe la luce. Il fatto poi che "The Lost King Of The Lyre" si assesti solo sui cinque minuti non vi tragga in inganno, poiché il suo incipit che scoperchia leggermente l'aria sommessa, suadente e intrisa di misticismo è un breve e indovinato diversivo teso a risvegliare l'attenzione; la traccia, nella quale i Paradise Lost spuntano improvvisamente in scena, è un buon antipasto, piazzata lì per stuzzicare e preparare alla corazzata "Chrysopoeia", per tenerle testa.

I quasi dodici minuti della canzone conclusiva di "The Mirror Of Deliverance" sono pari a una centrifuga sentimentale. Il pezzo è simile a un colosso che si muove in punta di piedi, che vaga per gli angoli sperduti dell'animo umano celato nell'oscurità. La musica presenta molte delle soluzioni già sviluppate negli episodi che si sono succeduti, ma una serie di innesti (il pianto e la pioggia) e il continuo variare umorale delle linee vocali — in certi momenti talmente solenni da renderla un vero spettacolo — mi ricordano che sono arrivato alla fine dei giochi e cala virtualmente il sipario.

"The Mirror Of Deliverance" è un disco soave quanto rabbioso, la consacrazione tanto attesa dagli A Dream Of Poe è finalmente giunta con un album il cui unico scopo è entrare in casa vostra e far parte della collezione che curate con passione, guadagnandosi il posto non per casualità ma per merito. Ascoltatelo, sono convinto che un acquisto simile potrà solo arricchirla.

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