A FOREST OF STARS – Grave Mounds And Grave Mistakes

Gruppo: A Forest Of Stars
Titolo: Grave Mounds And Grave Mistakes
Anno: 2018
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Prophecy Productions
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TRACKLIST

  1. Persistence Is All
  2. Precipice Pirouette
  3. Tombward Bound
  4. Premature Invocation
  5. Children Of The Night Soil
  6. Taken By The Sea
  7. Scripturally Transmitted Disease
  8. Decomposing Deity Dance Hall
DURATA: 01:04:06

A Forest Of Stars è un nome che si perde nella leggenda, fino alla tarda epoca vittoriana, quando si dice che questo Gentlemen’s Club fu fondato. Questa particolarissima interpretazione del black metal si è evoluta fin dalle sue prime apparizioni di rilievo nel debutto e poi in Opportunistic Thieves Of Spring, arrivando al successo internazionale ottenuto nel 2012 grazie all’ottimo A Shadowplay For Yesterdays. Con l’uscita di un altro disco molto solido, la band sembra aver trovato la sua forma finale come settetto. Nel 2018, gli A Forest Of Stars ci portano indietro di 120 anni fino al 1898, per assistere alla performance familiare eppure inquietante del loro teatro itinerante, mettendo in scena un’era apparentemente gloriosa, ma allo stesso tempo decadente.

Le contraddizioni dell’Inghilterra vittoriana fanno da esempio per la condizione umana, come suggerito dal titolo Grave Mounds And Grave Mistakes, in cui la parola grave viene usata sia come tomba che come grave. Al centro concettuale del disco, il cantante Mister Curse insiste ripetutamente sulla futilità dello status e delle ricchezze, siccome «Una volta che la partita finisce, il re e il pedone tornano nella stessa scatola»; nel libretto, questo viene riportato come proverbio italiano, attribuito in maniera curiosa e per certi versi esoticizzante, molto in linea con l’immagine della Gran Bretagna di fine Ottocento. I tumuli (grave mounds) rappresentano il punto focale dell’album (e dell’esistenza), mentre il narratore ride dei gravi errori (grave mistakes) dell’umanità, nei nostri folli tentativi di accontentare divinità decadute, ottenere il futile potere, accumulare inutile ricchezza, alla fin fine «awaiting our chance to populate holes in the ground» (da “Precipice Pirouette”), conducendo le nostre miserabili vite prima della «never ending, frost plumed night» (da “Tombward Bound”).

Grave Mounds And Grave Mistakes racchiude gli A Forest Of Stars nella loro totale genuinità; black metal proveniente da un circo itinerante di epoca vittoriana in cui i sette componenti si muovono come una troupe, mentre ognuno di loro interpreta un personaggio distinto nella performance. Riprendendo le parole della band, il proverbio di William Blake «l’esuberanza è bellezza» è ancora una volta il loro principio chiave e questo aspetto è chiaro nella musica, nelle voci e nelle immagini. Qui abbiamo a che fare con un’ora di note abbastanza piena, in cui disillusione e ironia interagiscono tra di loro, mentre suoni e atmosfere gravi si mescolano in maniera inestricabile con passaggi più veloci e spaventosi inviti a ballare, come in “Decomposing Deity Dance Hall”. Troverete tutta l’esuberanza, la psichedelia e le allucinazioni di cui avete bisogno, e forse anche di più.

Un aspetto a dir poco stupefacente di Grave Mounds And Grave Mistakes è sicuramente l’estrema attenzione dedicata alla parte visiva del libretto e delle foto, i cui soggetti sono stati creati a mano, composti di modelli in miniatura. Ci sono voluti circa due anni per completare questo affascinante processo, che può essere apprezzato al meglio nell’edizione da collezione, mentre purtroppo la versione regolare in digipak perde un po’ in questo senso. Una dedizione tale alla presentazione visiva della musica è effettivamente abbastanza rara.

Ancora una volta, gli A Forest Of Stars hanno tirato fuori un lavoro di grande interesse, aggiungendo un altro pezzo oscuro all’apparentemente infinito catalogo della Prophecy Productions. Il progetto britannico ha affinato ulteriormente uno stile già molto riconoscibile, consolidando il proprio posto nel mondo del black metal poco ortodosso con un’uscita affascinante e decadente. Tuttavia, a chi importano questi risultati, dato che alla fine ci aspettano vermi e tumuli?

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