A Pale December - Death Panacea | Aristocrazia Webzine

A PALE DECEMBER – Death Panacea

Gruppo: A Pale December
Titolo: Death Panacea
Anno: 2022
Provenienza: Italia
Etichetta: Avantgarde Music
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TRACKLIST 

 

  1. Simulacrum
  2. Iconoclasm
  3. Manifesto
  4. Atoning Monuments
  5. Of Prophets And Blood
  6. Nethermost
DURATA: 47:58

Avevamo già promosso il giovane duo milanese di ottime speranze degli A Pale December ormai cinque anni or sono, all’epoca del debutto The Shrine Of Primal Fire. La sempre oculata Avantgarde Music ci aveva visto giusto con questa band che è solo l’ultima arrivata nel novero di gruppi con X mese autunnale-invernale nel nome, e la conferma arriva anche con il nuovo album Death Panacea, con cui Korpsvart e Ymir (alias Riccardo ed Ernesto) dimostrano di essere decisamente sulla strada giusta.

Nel loro secondo disco i meneghini mettono più a fuoco quanto di bello sentito nel debutto, concentrandosi su un post-black sfaccettato e dimostrando di essere a proprio agio anche su territori più affini al death. Coordinate molto chiare già dalle iniziali “Simulacrum” e “Iconoclasm”, in cui gli assalti frontali si costruiscono su riff intricati e melodie soliste che cesellano i sei brani, ricchi di variazioni e ispirazioni mai troppo nascoste, così come cinque anni fa. Se il debutto aveva fatto suonare un campanellino relativo agli allora neosciolti Agalloch, lo spettro di influenze per Death Panacea si amplia, non discostandosi troppo in termini stilistici ma mostrando una maggiore maturità. La componente folkeggiante è ridotta, i rimandi ai migliori Alcest sono sempre lì, così come costanti riferimenti ai filoni black-death dissonanti più nei toni di chitarra e nelle strutture spezzettate che nelle dissonanze in sé (un chiaro esempio si sente nella lunga “Atoning Monuments”).

Tutto questo parlare di influenze non è necessariamente una critica, specie considerando tutti i fattori in gioco. Ci sta che gli A Pale December debbano ancora affinare la propria personalità, e anzi Death Panacea è la naturale prosecuzione di una carriera già promettente in tempi non sospetti: un disco convincente, che pur non avendo particolari picchi risulta assolutamente godibile per tutta la sua durata. Un death-black piuttosto spinto ma con diversi momenti più riflessivi, che mostra cose interessanti soprattutto nella seconda metà, quando — dopo la già citata “Atoning Monuments”, che forse avrebbe potuto essere limata un pochino — fanno capolino alcune strutture più progressive (come nell’ottima “Of Prophets And Blood”), che infilate in un contesto in cui si strizza l’occhio anche ai tardi Emperor potrebbero essere presagio di grandi cose in futuro.

A contorno di tutto ciò, una produzione azzeccata a cura di Øystein Brun dei Borknagar (anche se il tono di certe chitarre in tremolo risulta un po’ esile e separato dal resto) e una copertina accattivante di Sözo Tozö. Un pacchetto decisamente invitante per gli appassionati del genere e un tassello importante nella promettente storia dei due ragazzi.