A THOUSAND SUFFERINGS – Burden

 
Gruppo: A Thousand Sufferings
Titolo: Burden
Anno: 2015
Provenienza: Belgio
Etichetta: Satanath Records
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TRACKLIST

  1. Once In A Blue Moon
  2. Red Is Redemption (Bloodletting)
  3. Black Is Burden (Lamentation)
  4. Blue Is… (Remembering Treasures)
DURATA: 34:16
 

Mentre il 2016 si avvia verso la fine, siamo ancora in tempo per tornare un po' indietro verso qualche uscita che ci eravamo persi sul finire del 2015. Ci dirigiamo in Belgio per accogliere il lavoro di debutto di un quartetto che mette in chiaro le cose già a partire dal nome: A Thousand Sufferings. "Burden" ha avuto una lunga gestazione nell'arco del 2014, fino a trovare un canale per l'uscita ufficiale attraverso l'etichetta russa Satanath Records.

Non è la prima volta che questi ultimi si imbattono in sonorità simili provenienti dal Belgio, come abbiamo visto anche su Aristocrazia con i notevoli Angakok, anche se stavolta i punti di riferimento sembrano un po' diversi. La copertina, opera del duo di artisti noto come Rotten Fantom, è il risultato di uno stato di trance mistica e un tentativo di costruire un ponte tra il mondo umano e quelli animale e vegetale (che non sono altro che la stessa cosa, in ultima analisi). La cupezza dei colori e il contrasto bicromatico sono un buon biglietto da visita di ciò che ascolteremo nel disco vero e proprio.

La traccia d'apertura è una strumentale composta dallo svedese Simon Kölle (non nuovo a collaborazioni con progetti vicini al metal), che apre le danze al trittico di canzoni che compogono "Burden". Con "Red Is Redemption (Bloodletting)" possiamo già notare due cose molto evidenti: innanzitutto gli A Thousand Sufferings amano i titoli con un sottotitolo tra parentesi, ma soprattutto i quattro devono aver ascoltato tantissimo Thomas G. Fischer in salsa tardi Celtic Frost/Triptykon, fino a rendere proprio quel modo marcissimo e oscuro di intendere il doom metal.

I tre brani sono delle torture di dieci minuti circa ciascuna, in cui gli sparuti lead di chitarra elettrica sembrano essere l'unico appiglio a qualcosa di concreto, mentre tutto intorno ciò che ci circonda collassa e la demoniaca voce di PJ annuncia la fine di un mondo in "Blue Is… (Remembering Treasures)". I riff sono molto pesanti e contribuiscono a proseguire il lavoro claustrofobico del concept generale, anche se il disco stranamente finisce dopo solo tre brani completi e forse il quartetto avrebbe potuto aggiungere qualcosa, magari per spezzare tra un pezzo e l'altro.

Il disco tuttavia non risulta incompleto ed è un lavoro di interesse, specialmente se questa frangia del doom metal vi attira, o anche se volete semplicemente continuare a scoprire questo Belgio sofferente che prosegue a sfornare progetti neri e devastati. A noi va benissimo così, se i risultati si mantengono su questi livelli qualitativi.

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