A VERY OLD GHOST BEHIND THE FARM – Primary Septagon

 
Gruppo: A Very Old Ghost Behind The Farm
Titolo:  Primary Septagon
Anno: 2010
Provenienza:  Francia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Bareste
  2. Cross The skull River
  3. As Million Rats
  4. A Possessed Man
  5. Night Of The Hunter
  6. Dead Horse
  7. Outbred
DURATA: 47:08
 

Meno sono canonici e più li amo c'è poco da fare, il bello della scena stoner-doom e sludge è che sta producendo una consistente ondata di band capaci di variare e imbastardire i temi classici legati ai solchi e alle scariche grigie di potenza abituali di queste commistioni sonore, li drogano all'inverosimile con qualsiasi forma di psichedelia, alternative rock e crust/punk. Voi direte: e che c'è di nuovo in una cosa simile? Nulla, se lo si fare però ti manda ugualmente in brodo di giuggiole, in caso contrario rischi di trovarti fra le mani un disco dal ciuffo emo che ha voglia di cantare alla Bring Me The Horizon spacciato per tutt'altro.

Quella messa in piedi dagli A Very Old Ghost Behind The Farm è l'ennesima situazione a me sconosciuta, il progetto transalpino partorito come atto solista dalla mente di Lundi Galilao (No Place For Man) dopo aver rilasciato l'ep "Bareste" si è tramutato in un trio che vede oltre al già citato nel ruolo di cantante e chitarrista, Gloria Tetanos alla chitarra e cori e Pere Hector alla batteria.

Il primo album è questo "Primary Septagon" dalla suggestiva copertina esoterica, un lavoro che prende il meglio dagli stili di base chiamati in causa a inizio testo. Al suo interno troviamo spessore, cattiveria adeguata e profondità, non è però a questo che si limita l'esplorazione sonora dei francesi, mostrandosi come un prisma che con lo scorrere dei pezzi nel lettore lascia intravedere facce diverse, minuzie che lo rendono sempre più accattivante e fascinoso.

Il suono è caldo, invitante e coltiva una ricerca di dinamica e soluzioni che portano "Primary Septagon" a non essere catalogato come appartenente a un filone preciso. Rock e atmosfere cupe segnano il passaggio di "Bareste", fra le altre cose condita da sintetizzatori spettrali che vanno a infoltire il clima già denso e viaggiante, il ritornello di "Cross The Skull River" ti entra in testa non mollandoti più, mentre una vena fortemente southern caratterizza "As Million Rats" e le cantilene blueseggianti entrano a far parte del vissuto di "A Possessed Man", tutto ciò non vi basta? E allora non fatevelo bastare. Ci sono ancora tre canzoni da affrontare, sviscerare e da cui farsi conquistare e quindi perché non spingere sull'acceleratore con una "Night Of The Hunter" che innalza il tasso alcolico? Datemi una bottiglia di whisky, una buona compagnia di demolitori e via a spaccar tutto, se vien richiesta la scapocciata perché rifiutare una proposta così allettante. L'incedere è scandito con un'intensità che segna ogni passo compiuto, la voce si altera, tendendo prima a un rauco e poi stridulo urlare, la conseguenza di questa presa? Il ripartire con lo sbattere la testa seguendo nuovamente il riff portante.

Sarà che il trambusto precedente è stato massiccio, sarà che avran avuto bisogno di ricaricare le pile, fatto sta che con "Dead Horse" si cambia impostazione e tiro, il pezzo inseriesce atmosfere post-rock malinconiche e cupe, queste vengono scagliate in direzione dell'ascoltatore appesantite da una sensazione opprimente causata per lo più da una continua ridondanza che ingloba il pensiero come fosse ingabbiato in una bolla di sapone. Neanche a farlo apposta si apre in feedback la conclusiva "Outbred" tornando a macinare su ritmi decisamente più elevati e prestanti, la voce è acida e le note finali incitano e istigano a premare nuovamente il tasto play.

Se non si fosse compreso, reputo "Primary Septagon" un gran bel disco e gli A Very Old Ghost Behind The Farm una realtà con personalità e intuizioni di buon livello e che mi auguro di vedere affiancata a grandi nomi, per ora però vi consiglio di acquistare questa prima fatica, godiamoci il presente.

 

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