AASGARD / BRIARGH – Κυδοιμοϛ / Restoration

 
Gruppo: Aasgard / Briargh
Titolo:  Κυδοιμοϛ / Restoration
Anno: 2012
Provenienza:  Grecia / Spagna
Etichetta: Lower Silesian Stronghold
Contatti: Facebook Aasgard / Sito Briargh
 
TRACKLIST

  1. Aasgard – Ψεφηνος Αηρ
  2. Aasgard – Θουρις Ασπις
  3. Aasgard – Καθαρτο Αορ
  4. Aasgard – Βροτοεν Δορατι
  5. Briargh – Prelude… (Hayacorva)
  6. Briargh – Vsgo
  7. Briargh – Onward to Illice
  8. Briargh – Pielagos
DURATA: 33:36
 

Sappiamo tutti cosa sia Asgard, sappiamo tutti quanto la mitologia norrena la faccia da padrona nella semantica black metal, sappiamo tutti quante band scandinave facciano ricorso ai suoi nomi, ai suoi termini e alle sue parole in generale per trovare il proprio nome d'arte. Bene. Peccato che gli Aasgard (sì, proprio Aasgard, con due "A" iniziali, solo che il nome non intende rimandare all'Aasgard Pass, nelle Cascades, Stato di Washington, bensì proprio alla città degli Dei) arrivino da Atene (e non una delle "settordici" Athens negli USA, di nuovo, ma la Atene quella vera, quella attica, quella greca). Senza aprire la parentesi sull'opportunità di dare un nome simile ad una band greca che di mitologia nemmeno tratta, ci limitiamo a prendere atto della cosa e a spiegare così i titoli in alfabeto greco della prima parte di questa collaborazione tra i suddetti e il già noto Briargh.

Bando alle ciance, possiamo pure non aprire la parentesi relativa al nome degli Aasgard, ma sulla loro musica non si può sorvolare: la metà di split ad opera del duo greco è decisamente insufficiente. "Psefenos Aer" è un'intro da due minuti che riprende lo stesso accordo ripetuto e ripetuto e ripetuto ancora, "Thouris Aspis" è una cavalcata da oltre cinque minuti con una produzione che definire amatoriale è riduttivo (e benevolo), suoni osceni, con batteria ovattata, chitarra che va per i cazzi suoi e voce offuscata dal resto della baraonda. Le due successive tracce migliorano un poco, grazie alla prevalenza di tempi medi, che riescono in parte a mascherare le pecche in fase di produzione non portando gli strumenti al "casino" che consegue immancabilmente alle velocità più elevate. Diversa sarebbe la mia reazione a questo disco, non fosse che la formazione attica è già autrice di un nutrito repertorio, tra cui due full lenght che, per quanto poco prodotti, suonavano diversi anni luce "avanti" rispetto alle quattro tracce di "Kydoimos". Non è sufficiente addurre come scusa che, significando "kydoimos" "il suono della guerra", il sound è giustificato dalle intenzioni battagliere. Il problema, sottolineo, non sta tanto nella composizione, i brani sono degli onestissimi pezzi black, ma nel risultato finale che questi hanno su supporto ottico, decisamente inaccettabile. Se siete interessati al materiale di Marrok e Aethyr, partite da qualche altra release.

Netto è il salto di qualità sonora quando scende in campo il buon Javier Sixto, in arte Dux Bellorum Briargh, che inanella quattro piacevoli tracce di black cadenzato e scarno, come sua abitudine. Dopo il breve preludio, il repertorio dello Spagnolo scende in campo al completo: mid-tempo, voce piena e rigurgitante, inserti acustici ("Onward To Illice"), accelerazioni sparpagliate qua e là. La predominanza è sempre della sei corde, in alcuni momenti forse eccessivamente sovraesposta rispetto al resto della strumentazione ("Pielagos"), ma sempre brevi e mai troppo deleteri. Un altro pianeta rispetto a quanto sentito nei primi minuti dello split.

Un prodotto nettamente spaccato in due, in cui la differenza balza subito all'orecchio. Non so di chi sia stata la scelta di accorpare due produzioni tanto diverse sullo stesso supporto ottico, ma tant'è. Purtroppo, in questa collaborazione tra la polacca Lower Silesian Stronghold e la Darker Than Black, non tutti e due i buchi sono usciti con la ciambella intorno.

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