ABHOR – Ab Luna Lucenti, Ab Noctua Protecti

ABHOR – Ab Luna Lucenti, Ab Noctua Protecti

 
Gruppo: Abhor
Titolo:  Ab Luna Lucenti, Ab Noctua Protecti
Anno: 2011
Provenienza:  Italia
Etichetta: Moribund Records
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TRACKLIST

  1. Golden Path
  2. Hearing Without Fear
  3. Echoes Of Desperation And Hate
  4. Paranormal Mantric Experience III – Ostium
  5. Scent Of Sulphur
  6. De Vermiis Mysteriis
  7. Seven Magic
  8. Wind Between Fingers
  9. Aura Ignis Aqua Tellus
DURATA: 45:54
 

Noi italiani siamo sempre stati portati per l'effetto scenico e l'apparenza, ingigantendo alle volte più del dovuto situazioni tutto sommato normali. È in un certo senso il caso degli Abhor; per i metallari dell'ultima ora storica formazione nostrana dedita da più di tre lustri ad un "esoteric horror black metal" con tanto di orpelli quali un sito internet minimale e a tratti di difficile lettura, un "latinorum" che fa capolino in ogni dove e un manifesto artistico in un inglese vagamente stentato corredato da fotografie in greyscale di omaccioni borchiati e in facepaint.

A prescindere dalla verve teatrale ed estetica (nel senso più filosofico del termine), indubbiamente molto tricolore e parte integrante dell'immaginario e della semantica del progetto, la formazione padovana è riuscita da sempre ad imporsi come riferimento nella scena peninsulare, grazie ad una proposta distintasi negli anni per personalità ed unicità. A questo proposito, il consiglio è di ascoltare cronologicamente tutto ciò che il gruppo ha prodotto nel corso degli anni, per una maggiore comprensione della loro profonda evoluzione. Questo nuovo lavoro sulla lunga distanza si presenta come un ulteriore passo in avanti del combo che, fin da quel "I.N.R.I.", o ancora dai demo precedenti, si è fatto portatore di una forma di black metal molto melodico e lisergico. Parlando del marchio che contraddistinse la produzione dei veneti agli inizi, le tastiere, chiariamo subito che gli Abhor del 2011 continuano lungo il solco già tracciato dagli ultimi due lavori, sacrificando i tappeti di sintetizzatori e le magniloquenze dei suoni in favore di un approccio più diretto, pur tuttavia sempre ragionato e mai lasciato alla casualità. È il caso, ad esempio, di "De Vermiis Mysteriis", brano in cui la strumentazione si mescola perfettamente attraverso linee di basso cicliche e ritualistiche, mid tempos di chitarra con sparute accelerazioni e una batteria altalenante, che accelera e rallenta, sale e scende, a seconda delle sensazioni, degli umori e dei luoghi oscuri dell'animo che i tre musici scelgono di lambire.

Non arriviamo qui alle cavalcate di una "Evocative Prayer To Lilith", da "Vehementia" (ad oggi la loro produzione più furiosa e, giustappunto, veemente) anzi, le tastiere sono tornate a comparire in maniera massiccia, ma i suoni sono innegabilmente più asciutti e potenti rispetto agli inizi. Differentemente, invece, eccezion fatta per i momenti più concitati (ad esempio il corpo centrale di "Seven Magic"), "ALLANP" si situa in una corrente meno violenta se comparato ai due più recenti dischi dei padovani. Quasi come se, dopo un inizio secondo un certo orientamento ed una svolta secondo un altro, ora la formazione tentasse una summa di tutto quello che è il suo portato, accumulato in quindici anni di ventura. Unica critica che mi sento di muovere alle composizioni è la sensazione di eccessiva dilatazione e diluizione di alcuni passaggi (in particolar modo la conclusiva "Aura Ignis Aqua Tellus", un tuttavia interessante connubio di sola strumentazione acustica cui si aggiunge una voce sporca e roca, che ricorda gli esperimenti dei primissimi Behemoth), ma non è escluso che si tratti di un effetto espressamente ricercato in sede di songwriting.

Il lavoro di una band che non si accontenta, che decide di non adagiarsi sugli allori dei propri risultati, ma che sceglie di mettersi in gioco e di non terminare mai la propria ricerca stilistica e concettuale, giungendo ad una nuova fase della propria esistenza.

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