ABORIORTH – The Austere Perpetuity Of Nothingness

Informazioni
Gruppo: Aboriorth
Titolo: The Austere Perpetuity Of Nothingness
Anno: 2011
Provenienza: Spagna
Etichetta: BlackSeed Productions
Contatti: blackseedprod.com
Autore: Insanity

Tracklist
1. The Truth Given In Gold Vessels And Beggar Hands
2. Hope Drunk And Faith Moribund
3. The Shortest Doom For The Hanged In A Silk Thread
4. While The Children Are Rotting In Their Tombs
5. The Place Where The Night Was Born And The Soul Died
6. Hurt [cover Nine Inch Nails]

DURATA: 44:02

Devo ammetterlo, la Penisola Iberica non è mai stata una zona di mio interesse per quanto riguarda il Black Metal; grazie alla BlackSeed Productions, etichetta spagnola dedita principalmente a questo genere, sto avendo modo però di conoscere qualche realtà interessante di questa regione. La prima in lista è Aboriorth, one man band nata dalla mente di un ex-membro dei più noti Kathaarsys: “The Austere Perpetuity Of Nothingness”, oggetto di questa recensione, è il secondo album del progetto e devo dire che come biglietto da visita per l’area geografica da cui proviene ha funzionato alla grande.

Malefico, spietato, sofferente: questo è il sound proposto nelle sei tracce del disco, un Black Metal che riversa nelle orecchie dell’ascoltatore tutto il dolore e l’odio attraverso chitarre corpose e taglienti che emanano una discreta gamma di sensazioni, senza mai dare neanche un lieve accenno di positività. Si passa dalla furia nera del brano d’apertura alla malinconia mista a rabbia di “The Shortest Doom For The Hanged In A Silk Thread” (che nella seconda parte sembra quasi avvicinarsi a certo Post-Rock, ma senza nemmeno sfiorarlo), passando per la triste e vagamente Depressive “Hope Drunk And Faith Moribund” e concludendo con un’interessante cover di “Hurt” dei Nine Inch Nails (curioso come proprio pochi giorni fa mi sia capitato per caso di riascoltare l’originale).

Ottimo il lavoro alla batteria, immagino sia lo strumento principale della mente di questo progetto, per cui non mi stupisce la capacità di seguire i brani, alternando sapientemente accelerazioni e rallentamenti e tirando fuori alcuni passaggi veramente degni di nota; anche il basso è ben udibile, riesce a supportare le asce rendendo più compatto e solido il risultato finale. I testi, nel libretto affiancati da rappresentazioni poco incoraggianti, trattano le tematiche già esposte dalla musica e sono ben interpretati dallo scream pregno di odio di Aboriorth. A completare il quadro troviamo una produzione che è un po’ la ciliegina sulla torta del lavoro: sporca e grezza, ma lascia a ogni strumento il proprio spazio, l’equilibrio tra i vari elementi è ottimo.

In sostanza qua non troverete avanguardie o sperimentazioni assurde, “solo” Black Metal come piace a noi: cattivo e misantropo. Se è questo che cercate, tenete in mente il nome di questo spagnolo, ha tutte le carte in regola per soddisfarci.

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