ABSUM – Art Itinifni Isrevinu Ilellarap

 
Gruppo: Absum
Titolo:  Art Itinifni Isrevinu Ilellarap
Anno: 2013
Provenienza:  Italia
Etichetta: DarkEyes Collective
Contatti: Sito Etichetta
 

TRACKLIST  "Eznerapsart Led Oicsnocbus Onamu"

  1. Ollatsric Id Enidutilos
  2. Oido Elibivomerri
  3. Issilce Id Oidicius
  4. Len Oiub Led Ieim Inroig

TRACKLIST "Odnadraug Ertlo El Eznerappa"

  1. Atirucso Etneiznes
  2. Ertsinis Ezneserp
  3. Oirartnoc Alla Aim Edef
  4. Allun E' Oic Ehc Arbmes

TRACKLIST "Li Onger Onrevni'd"

  1. Olotipac Onu
  2. Olotipac Eud
  3. Olotipac Ert
  4. Olotipac Orttauq

TRACKLIST "Enoisnemid Avitagen"

  1. Isrevinu Ilellarap
  2. Acitratac
  3. Inoizacifitarts Ehcimsoc
DURATA: 01:07:45, 01:11:36, 01:13:18, 30:25
 

"Etats Rep Eredecca Alla Enoisnemid Avitagen"… Ossia, "State Per Accedere Alla Dimensione Negativa", scritto come l'avreste letto sulle copertine dei dischi di Absum, il progetto funeral black drone del quale Azazel ha curato, sin dal 2007, composizione, registrazione e iconografia. Vezzo grafico che subito balza all'occhio, da sempre i titoli dei brani di Absum sono scritti in modo invertito, ogni parola va letta dal fondo all'inizio per essere svelata. In realtà questo espediente non è un semplice orpello, e si incastra invece perfettamente nel concetto di Negatività, sonora e concettuale, che il musicista porta avanti solitario e tenace da ben sei anni. Absum è un progetto basato su forti contrasti, ideato per accogliere e al tempo stesso negare molte delle consuetudini appartenenti alle tipologie musicali cui si ispira. Dal black metal, genere a cui maggiormente attinge anche a livello estetico, preleva il grezzo furore elettrico, ma non la foga ritmica. Non è infatti prevista batteria nei brani e anche dal doom, filone metal che fa affidamento sul giro di chitarra netto e scolpito, viene trattenuto unicamente lo slancio spirituale e non il groove. Simili riferimenti sonori potrebbero far pensare che la musica contenuta in "Art Itinifini Isrevinu Ilellarap" sia prevalentemente d'impostazione metal, ma non è così.

La tecnica compositiva che fa da ossatura a tutti dischi di Absum è in realtà la costruzione drone, e dunque, secondo i dettami teorizzati da pionieri del genere come La Monte Young negli anni Sessanta, i brani sono tutti basati su suoni ripetuti e note sostenute che, per loro natura, rifiutano la classica struttura canzone. Enigmatico nel suo nero drappo, lo sguardo celato dal cappuccio, Azazel plasma la sua dimensione sonora, la Dimensione Negativa, tramite costruzioni minimali, strutture semplici e distese, contrasti netti tra minuziosi dettagli elettronici e picchi di pura elettricità stordente. La natura stessa del genere proposto fa sì che sia l'aspetto strumentale ad aver risalto, anche se è possibile apprezzare in rare occasioni pure lo screaming del silenzioso musicista, astioso ed evocativo, un sibilo perfettamente integrato nelle trame sonore. A differenza di molte one-man band di ambito black metal underground, votate all'istintività approssimativa del suono più che all'effettiva resa finale del disco, Absum è attento a calibrare i toni per ottenere una registrazione professionale senza rinunciare a un risultato schietto e abrasivo.

"Art Itinifini Isrevinu Ilellarap" racchiude in un unico box formato dvd ben tre album di quattro brani l'uno e un ep disponibile sinora solo in formato digitale, ovvero tutto quanto è stato prodotto sotto il nome Absum. Si tratta di musica ostica, intima, astratta, da fruire nella solitudine del buio, magari in cuffia. Sarà un piacere analizzare ognuno dei quattro piani della Dimensione Negativa, ossia i quattro cd contenuti nel box.

Primo Livello: "Eznerapsart Led Oicsnocbus Onamu"

Il primo disco racchiude in nuce tutto ciò che comporrà il mondo di Absum anche nei lavori successivi. I brani oltrepassano facilmente i dieci minuti di durata e sono modellati con l'utilizzo di soli tre strumenti: basso elettrico, sovente utilizzato come pulsione ritmica, sintetizzatore per creare foschi paesaggi sonori nei quali ambientare le composizioni, e chitarra, spesso stratificata e dissonante. Ogni brano si differenzia dall'altro per costruzione e precise scelte tonali. I primi due pezzi hanno struttura speculare ed evidenziano l'attenzione di Azazel all'utilizzo scenografico dei vuoti e dei pieni: "Ollatsirc Id Enidutilos" è costantemente fragoroso con improvvisi baratri di vuoto; "Oido Elibivomerri", al contrario, costruisce improvvisi muri elettrici su una distesa di nulla elettronico. "Issilce Id Oidicius" è l'unico brano costruito su un giro di chitarra, uno solo, sorta di ectoplasma doom reiterato ossessivamente. L'inatteso arriva in occasione dell'ultima composizione, "Len Oiub Led Leim Inroig". La costruzione geometrica in questo caso è di una definizione cristallina: lungo piano orizzontale di sussurri e cupi loop orchestrali improvvisamente trafitto a metà percorso da una lama tagliente e verticale di pura elettricità abbagliante. Folgore purificatrice di energia statica che illumina sino ad annientare una desolazione di macerie. Un capolavoro.

Secondo Livello: "Odnadraug Ertlo El Eznerappa"

La copertina originale del secondo lavoro mostrava il negativo (!) di uno scatto raffigurante la facciata di una villa italiana di stile neoclassico. Il risultato, ottenuto con la semplice inversione dei toni neri e bianchi, richiamava tetri ricordi di pellicole horror anni Settanta, e la musica del disco, ancora più rarefatta rispetto all'esordio, sembra rispecchiare questo gusto per l'horror con una scelta di suoni particolarmente lugubri. La costruzione di "Atirucso Etneiznes", primo brano in scaletta, ruota attorno a quattro semplici note di piano ripetute e poi gradualmente travolte e divorate dalla chitarra. Sul finire le quattro note sono così sfigurate e sommerse di elettricità che sembrano mutare in una cantilena infantile. Raggelante. Il secondo paesaggio sonoro è un cupo pianoro percosso da bizzarri battiti elettronici privi di ritmo, mentre il terzo e quarto brano si fondono assieme e, tra veli di chitarra che si rincorrono e si sovrappongono, spuntano curiosi suoni sintetici alieni. L'effetto è straniante, quasi psichedelico. In bizzarro contrasto con il tono austero del resto della produzione di Absum.

Terzo Livello: "Li Onger Onrevni'd"

Il terzo album è un progetto piuttosto particolare. L'opera è titolata ad Absum / Bianca, e si tratta a tutti gli effetti dell'incontro tra la musica di Absum e le atmosfere dei fumetti fantasy-pagani di Bianca, da me ideati. Il disco è interamente ispirato al primo volume di Bianca, "Il Regno D'Inverno", nel quale la protagonista delle mie storie affronta un breve viaggio rituale che porterà l'Inverno sul pianeta Lamina, dove le vicende di Bianca sono ambientate. In pratica, Azazel si è occupato di tutte le musiche, mentre il sottoscritto ha fornito l'ambientazione per i brani e la grafica per la prima tiratura dell'album. Curiosamente, dalle atmosfere completamente mute e silenziose del fumetto Azazel ricava quello che è sinora il lavoro più assordante della collezione. Quattro movimenti, quasi identici per struttura, nei quali il basso si fa davvero grosso e minaccioso e la chitarra sfuria indomita, satura di rumore crepitante. Notevole il giro di accordi black stilizzati che sostiene tutti i ventisei minuti di "Olotipac Ert", una vera tempesta artica. Più che colonna sonora dell'intero "Il Regno D'Inverno", l'autore di Bianca ha sempre immaginato i brani di "Li Onger Onrevni'd" come perfetta rappresentazione dell'ultima pagina del volume, nella quale Bianca si incammina, seguita da un lupo, in un mondo interamente coperto da una spessa coltre di neve.

Quarto Livello: "Art Itinifni Isrevinu Ilellarap"

In quello che sinora rappresenta l'ultimo capitolo della saga di Absum, Azazel incanala il meglio delle possibilità espressive acquisite in anni di esperienza. "Art Itinifni Isrevinu Ilellarap", ep di tre brani completamente intriso di suggestioni cosmiche, dispiega un impatto sonoro siderale che non ha nulla da invidiare ai Darkspace, al netto della sempre assente sezione ritmica. Chitarra e basso sono poderosi e impenetrabili come su "Li Onger Onrevni'd", ed è un piacere accogliere il ritorno del particolare screaming abissale di Azazel, che dopo due dischi di assenza torna a sibilare tra le tempeste cosmiche di "Isrevinu Ilellarap" e "Inoizacifitarts Ehcimsoc". Anche i suoni d'ambiente si sono fatti più concreti e, tra modulazioni aliene, schianti di imponenti masse sonore e aurore elettroniche dai colori venuti dallo spazio, viene plasmato un soundscape rigoglioso come "Acitratac", che non può non portare alla mente gli organici silenzi dell'immortale "Zeit" dei maestri Tangerine Dream. Absum cala il cappuccio e si inabissa schivo nella nebulosa di Andromeda… Non rimane che attendere il suo prossimo segnale dallo spazio profondo.


 

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