ACRANIA – An Uncertain Collision

 
Gruppo: Acrania
Titolo: An Uncertain Collision
Anno: 2012
Provenienza: Messico
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Treason, Politics & Death
  2. Deceive The Pain
  3. Now
  4. A Praise To Madness
  5. Revolution & Tequila
  6. But Not Today
  7. Speartooth
  8. Vallarta Night
  9. In My Land
DURATA: 40:54
 

Death metal e contaminazione sono due parole che per voi non potranno mai stare insieme? Lasciate immediatamente questo testo. Strumenti provenienti dal mondo jazz e ritmiche non classicamente metal all'interno dei brani vi fanno venire l'orticaria? Lasciate immediatamente questo pezzo (e sono due).

I messicani Acrania nascono più di una decade fa con il nome Necrofilia, che abbandonano nel 2006 dopo aver prodotto un solo demo eponimo rilasciato nel 2004. Sinora il cambio d'identità ci aveva consegnato l'ep "In Peaceful Chaos" nel 2007 e il primo disco "Unbreakable Fury" nel 2010. Il finire del 2012 ci ha invece regalato il secondo capitolo discografico intitolato "An Uncertain Collision", composto da una serie di tracce veramente belle.

All'interno della formazione militano il batterista J.C. Chávez (membro anche dei Darkcreed: ce la daranno la gioia di produrre un bell'album prima o poi?), già presente nell'incarnazione precedente insieme ai compagni d'avventura storici quali il chitarrista Félix Carreón Hernandez e il cantante-chitarrista Luis F. Oropeza R., mentre Alberto Morales è il bassista e Ignacio Gómez Ceja il batterista.

Non inizierò a tediarvi parlando d'innovazione, inventiva e chissà quale mirabolante presa per il culo, gli esperimenti di stampo ibrido esistono da una vita e i signori Atheist ne sono la prova vivente: chi non ha mai ascoltato "Samba Briza"? Venne inserita nel contesto technical death degli Statunitensi, facendo storcere il naso a tantissimi all'epoca, eppure era davvero così fuori posto? Non direi. Bene, i Centroamericani vanno decisamente oltre e proprio per questo la premessa fatta poche righe più su ha un valore preciso. Sarebbe tempo perso per un amante delle atmosfere alla Autopsy che non cerchi altro che quelle impattare con un lavoro che è schizzato, che impasta con assiduità un death dalle venature thrash e melodiche con la musica latina, anche dalle sfumature jazz, sfruttando notevolmente le capacità del percussionista Ignacio, supportato dall'ottima ritmica fornita da J.C. e Alberto con i fiati (flauto) e gli ottoni (sax, tromba, trombone), sempre pronti a inserirsi nelle esecuzioni. L'unico risultato sarebbe quello di alimentare sterili polemiche sull'essere true o meno.

Cosa mi piace? "An Uncertain Collision" ha la capacità di pavoneggiarsi e incazzarsi, di essere raffinato e grezzo, è elaborato e allo stesso tempo talmente coinvolgente da divenire ascoltabile anche per coloro che non sono abituati a sonorità particolarmente pesanti; tenendo in conto però che la prestazione vocale di Luis è tutt'altro che tenera, poiché si poggia sui pezzi sempre e comunque in maniera aggressiva. C'è parecchio su cui potersi soffermare, ad esempio un brano come "Now" ti lascia quasi perplesso, è a tal punto sconnesso ritmicamente che finisce per colpirti (decidete voi se in positivo o negativo), mentre i lunghi "But Not Today" e "In My Land" palesano il fatto che risultare orecchiabili non voglia per forza dire produrre roba da scolaretti; difatti gli attimi di pieno respiro in cui il flauto è accompagnato dal basso e dalle percussioni segnano il passo del secondo e sono qualcosa di elementare e sublime allo stesso tempo, così come lo è l'assolo di sax che si fa strada in "Deceive The Pain". E come non chiamare in causa la breve e indovinatissima strumentale "Vallarta Night", spogliata dell'essenza metallica ma che ti fa sognare di trascorrere un paio di giorni in quella splendida località che è Puerto Vallarta? Ogni canzone in un modo o nell'altro può dire davvero la sua.

Ho apprezzato la scelta di non affidarsi a una produzione chirurgica nella pulizia, infatti per quanto i suoni siano più che discretamente delineati, "An Uncertain Collision" non soffre della sterilità causata dalla freddezza artificiale (prendendo tale aggettivo nella sua accezione più negativa in questo caso) che uccide molte delle uscite che tentano di esplorare i territori di confine (e oltre) degli stili. Mi sarebbe invece piaciuto un basso maggiormente esposto, poiché il lavoro di Alberto è ragguardevole, ma ogni tanto sembra finisca inghiottito dal turbinio di suoni che si viene a creare.

Non mi dilungherò ulteriormente, per il sottoscritto gli Acrania sono stati una piacevole sorpresa e il minimo che posso fare è consigliare l'ascolto di questo album. Lasciate fuori dalla vostra testa i pregiudizi e godetevi la musica.

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