ACRIMONIOUS – Sunyata

ACRIMONIOUS – Sunyata

Informazioni
Gruppo: Acrimonious
Titolo: Sunyata
Anno: 2012
Provenienza: Grecia
Etichetta: Agonia Records
Contatti: facebook.com/pages/ACRIMONIOUS/114756638618913
Autore: Mourning

Tracklist
1. Nexus Aosoth>
2. Lykania Hekate
3. Adharma
4. Glory Crowned Son Of The Thousand Petalled Lotus
5. The Hollow Wedjat
6. The Sloughted Scales Of Seperation
7. Vitalising The Red-Purple In Asher-Zemurium
8. Black Kundalini

DURATA: 54:59

I greci Acrimonious avevano già scosso il mio interesse con il debutto “Purulence”, album che per quanto discontinuo e con alcune carenze “orchestrali” di composizione aveva in sé un impatto e una componente evocativa consistenti.
La cover del nuovo “Sunyata” mi ha tratto in inganno, credevo si fossero dati al Black/Stoner, magari con influenze di musica cosmico-psichedelica alla My Sleeping Karma e invece, tralasciando i colori e le forme, gli ateniesi hanno confezionato un buonissimo disco “religious”, o se preferite “orthodox”, con la scuola svedese di Dissection, Ondskapt e Watain a tenere banco.
Dopo averlo esaminato a lungo, è realmente impossibile non notare le similarità con le band citate sia dal punto di vista dei suoni che da quello della trasmissione celebrativa del messaggio.
Una canzone come “Lykania Hekate” potrebbe essere figlia diretta del Jon Nödtveidt degli anni Novanta, “The Hollow Wedjat” e “The Sloughted Scales Of Separation” sono rispettivamente paragonabili a un inno sacro sepolto dalle maree del tempo e a una litanica cerimonia in piena esecuzione, inoltre non sfigurerebbero all’interno della discografia degli altri due grandi nomi citati. Pur essendone nettamente influenzati, gli Acrimonius tuttavia non ne risultano succubi, riescono difatti a far sì che il panorama scandinavo del quale si sono nutriti sino a strafogarsi s’incastri con la visione iconografica e melodica che rivolge volentieri lo sguardo ad oriente. “Sunyata” suona e invia una gamma di sensazioni multiple decisamente affascinanti che vanno assorbite con calma di ascolto in ascolto.
Sommando poi a quei tre episodi l’accoppiata che vede succedersi le lunghe “Adharma” e “Glory Crowned Son Of The Thousand Petalled Lotus”, tracce nelle quali vengono esaltate le melodie etniche e le derive che conducono sino ai limiti del territorio ambient, e “Black Kundalini”, che conclude il disco avvalendosi di momenti rarefatti che richiamano a sé sensazioni cosmiche, avrete una percezione ancora più ampia della ricerca svolta dalla formazione ellenica, capace di comunicare sia mostrando la parte ferale che quella riflessiva ed elettiva del sound.
Coloro che seguono in maniera costante il mondo Black legato all’occulto e ai filoni celebrativi non si facciano scappare “Sunyata”, l’album è un segnale di crescita netto e importante rispetto a ciò che i greci avevano prodotto sinora ed è di sicuro pane per i loro denti, merita dunque attenzione.

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