ADAGIO – Archangels In Black

ADAGIO – Archangels In Black

 
Gruppo: Adagio
Titolo:  Archangels In Black
Anno: 2009
Provenienza:  Francia
Etichetta: Listenable Records
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TRACKLIST

  1. Vamphyri
  2. The Astral Pathway
  3. Fear Circus
  4. Undead
  5. Archangels In Black
  6. The Fifth Ankh
  7. Codex Oscura
  8. Twilight At Dawn
  9. Getsu Senshi
DURATA: 47:45
 

Gli Adagio sono una band di power sinfonico a forti tinte prog che nell'arco della sua, seppur breve, carriera ha già rilasciato cinque album e un live vivendo d'instabilità perenne dietro il microfono. Sono già tre i cantanti che si sono alternati negli otto anni dalla fondazione del gruppo. In "Archangels In Black" fa il suo debutto Christian Palin, dotato di una discreta abilità nell’uso e modulazione della voce.

Il suono è più monolitico e roccioso rispetto alle creature precedenti, il riffato maggiormente minaccioso e riprende quel che si è già sentito in uscite di realtà più quotate come Elegy (parte heavy) e Symphony X (prog), per citarne due. Il cantato rispetto alle formazioni sopracitate è però più classico e meno perfetto.

"Vamphyri" dà inizio al lavoro growleggiando, ritmicamente sparata per mutare successivamente in un prog-power andante, ma senza picco alcuno, al contrario della successiva "The Astral Pathway" dove sia Christian che il chitarrista Stèphane Fortè (guitar-hero della situazione) offrono prova eccellente risollevando una canzone che definire standard del genere è poco.

Il disco scorre con molta facilità rendendosi adatto agli amanti di assoli alla Petrucci, di pezzi che sanno di nuovo solo per la buona produzione (si noteranno plagi qui e là) e di un'impostazione vocale che fa spesso il verso a Russel Allen con la differenza sostanziale che il graffio di Allen rende molto più dello standard e strasentito acuto di Christian. La stessa traccia "Archangels In Black", per quanto ben composta e suonata, non possiede quel guizzo in più che la renda particolare e subito riconoscibile nel calderone delle proposte similari che oggi abbondano più che mai.

L’album scivola senza accenni o passaggi memorabili, solo continue esibizioni didattico-stilistiche da parte del buon Fortè, qualche growling sparso qua è là ("Codex Oscura" e "Twilight Dawn") ed un blast inserito alla meno peggio (in "Codex Oscura") per cercare di spezzare la monotonia di un lavoro che purtroppo non riesce nell'intento di apportare quell’evoluzione finale e personale che alla band manca. Niente di nuovo all'orizzonte,un paio d’ascolti e finisce accantonato!

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