AEPHANEMER – Prokopton

Gruppo:Aephanemer
Titolo:Prokopton
Anno:2019
Provenienza:Francia
Etichetta:Primeval Records
Contatti:Sito web  Facebook  Twitter  Youtube  Bandcamp  Instagram
TRACKLIST

  1. Prokopton
  2. The Sovereign
  3. Dissonance Within
  4. Snowblind
  5. At Eternity’s Gate
  6. Back Again
  7. Bloodline
  8. If I Should Die
DURATA:44:32

Partiti come progetto del solo Martin Hamiche, polistrumentista francese e unico fondatore di quella che al tempo era una one man band, gli Aephanemer sono arrivati a smuovere un certo interesse nel 2014, grazie al successo riscosso su Youtube dal primo EP strumentale Know Thyself. A distanza di cinque anni e dopo aver debuttato con Memento Mori, ritroviamo Hamiche con Prokopton a occuparsi delle sole chitarre, lasciando il fardello degli altri strumenti (con l’aggiunta di una voce) ad alcuni colleghi musicisti, così da poter portare la propria musica in tour.

Prima ancora di riprodurre Prokopton sul lettore, mi ritrovo a dare un’occhiata al digipak che ho in mano. Le informazioni non sono tantissime, se escludiamo i testi e la formazione. Detto questo, colpisce che la copertina sia opera di Niklas Sundin (chitarrista dei Dark Tranquillity, per quei pochi che non lo sapessero) e che il missaggio sia stato realizzato dal leggendario Dan Swanö nei suoi Unisound Studios. Questi dettagli e il fatto di avere ricevuto il disco con larghissimo anticipo prima della sua uscita ufficiale mi bastano per interpretare le intenzioni degli Aephanemer: la band è pronta a investire sulla propria musica e non vuole per nessun motivo essere sottovalutata. Io sono propenso a leggerci un certo fervore, che non posso non vedere sotto una luce molto positiva.

La band si presenta nelle note promozionali come una commistione tra sinfonie classiche, musica tradizionale slava e death melodico scandinavo. Queste parole all’ascolto si rivelano corrette: la formazione francese si destreggia tra gli elementi citati, generando un mix di derivazione geografica differente che non risulta affatto alieno, ma anzi integrato fino al punto da divenire piuttosto omogeneo. La proposta è ariosa, scevra da estremismi (se si esclude lo scream roco di Marion Bascoul) e incentrata principalmente sul virtuosismo delle chitarre e il loro continuo controbattere e unirsi alle orchestrazioni. Bene o male questi due elementi hanno lo stesso peso all’interno dell’economia delle composizioni e ciò rilega in secondo piano tutto il resto. Proprio su questo aspetto intravedo un difetto: il lavoro intero avrebbe potuto guadagnare ulteriori punti, se anche la scrittura delle parti degli altri strumenti avesse goduto dello stesso estro e della stessa creatività con cui sono stati pensati gli scambi di battute tra le melodie di chitarra e i violini.

Durante l’ascolto veniamo rimbalzati tra un sentore di Europa dell’Est e un’intuizione tipica del death melodico finlandese, in un costante fluire della scaletta che non perde mai di mordente. Le melodie si rincorrono fra di loro, gli strumenti le suonano armonizzandosi contemporaneamente, per poi alternarsi l’un l’altro.

In ultima analisi, abbiamo un lavoro che sa bilanciare un’evidente accessibilità nelle soluzioni con una scrittura piena di dettagli; questo è un aspetto che considero molto favorevole in Prokopton, perché fa sì che non si esaurisca in un paio di ascolti, bensì stimoli a rimetterlo sul lettore. Non è un disco adatto a chi chiede al death melodico di essere prima di tutto death metal, ma immagino che a questo punto lo avrete capito già da soli. Concludo questa recensione rivolgendo i miei auguri agli Aephanemer; la volontà e l’impegno sono evidenti, spero che siano in molti a scoprirli.

Facebook Comments