Afsky - Om Hundrede År | Aristocrazia Webzine

AFSKY – Om Hundrede År

Gruppo: Afsky
Titolo: Om Hundrede År
Anno: 2023
Provenienza: Danimarca
Etichetta: Vendetta Records
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TRACKLIST

  1. Stormfulde Hav
  2. Frosne Vind
  3. Tak For Alt
  4. Det Der Var
  5. Tid
  6. Fred Være Med Støvet
DURATA: 43:07

Terza fatica discografica per Afsky, il progetto solista del poliedrico Ole Pedersen Luk, già passato su queste pagine in veste di cantante-polistrumentista degli Heltekvad, dediti a un black metal dalle forti tinte medievali. Qui invece il buon Ole è unico titolare di ogni aspetto creativo ed esecutivo con l’eccezione del batterista Sørensen, in prestito dagli stessi Heltekvad. L’assenza di citazioni riguardo a mixaggio e mastering suggerisce la mano del boss anche dietro questi aspetti, per quella che si pone come una produzione DIY nel senso più letterale del termine.

Le coordinate stilistiche del terzo album Om Hundrede År non si discostano più di tanto dal solco del precedente Ofte Jeg Drømmer Mig Død: black metal dalle forti tinte atmosferico-depressive in cui la componente aggressiva del genere viene espressa raramente e sempre sottotraccia. Le sei lunghe canzoni di cui si compone la scaletta, tutte intorno ai sette minuti di durata come quasi sempre nella discografia degli Afsky, sono per la maggior parte cadenzate e i passaggi in blast beat sono utilizzati principalmente per conferire maggiore pathos dove necessario. L’elemento dominante è costituito dalle chitarre in costante tremolo che intonano melodie non troppo dissimili da un legato di un’orchestra, dipingendo paesaggi vasti e privi di vita dove la meraviglia si sovrappone a un senso di disperazione, secondo la lezione primeva dei Bathory post-Blood, Fire, Death poi perfezionata da decine di gruppi successivi in svariati sottogeneri black. Il cantato di Luk è un perfetto commento alle suddette sensazioni: uno screaming sofferto, acuto e primordiale ma non ineducato, la padronanza della voce è nettamente migliorata nei tre anni trascorsi dall’ultimo album. Il trofeo di miglior canzone è di difficile assegnazione, dato che l’opera è estremamente compatta e si presta più a un ascolto nella sua interezza che a essere divisa in brani, tuttavia non posso negare che “Frosne Vind” e “Tid” contengano melodie particolarmente epiche e trascinanti, pur mantenendo la loro malinconia di insieme.

La produzione registra un netto miglioramento rispetto ai lavori precedenti, evitando la trappola moderna di affidarsi alla tecnologia per pompare il suono all’inverosimile a scapito della genuinità della proposta. Al contrario assicura a ciascuno strumento il proprio posto ben udibile nel mix, per un risultato degno di studi professionali dai nomi altisonanti. Unica pecca che mi sento di sottolineare è la chitarra acustica tenuta un po’ alta, perfetta nei momenti in cui è usata da sola in un paio di introduzioni ma che suona fuori dal gruppo quando inserita insieme al resto degli strumenti; peccato veniale ma che risalta proprio in presenza di un lavoro estremamente ben fatto.

Om Hundrede År è una piccola gemma per chi cerca gli aspetti più melodici del black metal, ma anche per chi vuole una versione metallizzata di un quartetto d’archi novecentesco. Pur soffrendo di una lieve prevedibilità per cui al terzo accordo si può spesso indovinare il quarto, se lo si approccia cercando quaranta minuti di pace esteriore e tumulto interiore — invece di una lezione di musica — la ricetta colpirà nel segno.