AH CILIZ – Led Astray

Gruppo:Ah Ciliz
Titolo:Led Astray
Anno:2012
Provenienza:Stati Uniti
Etichetta:Le Crepuscùle Du Soir Productions
Contatti:Facebook Bandcamp
TRACKLIST

  1. Led Astray
  2. Ailing
  3. Secrets Of The Forest
  4. Eyes Of The Old Trees
  5. Cenizas
DURATA:38:30

Il progetto statunitense Ah Ciliz come accade spesso per le band atmospheric/depressive black ruota intorno unicamente alla figura di un mastermind, in questo caso Elmer, attivo nello stesso ambito con un altro solo-project, i Klär, e nei Wintersad nel ruolo di compositore dei testi e cantante. Il secondo album di questa sua creatura intitolato Led Astray è stato rilasciato nel mese di gennaio in formato digipak e tape limitato a 66 copie dalla francese Crepuscùle Du Soir.

La musica è ciò che ci s’attende, gronda di malinconia, si perde nell’etere dilatandosi e mantenendo il clima mesto, approfittando dei momenti nei quali si risveglia sfuriando con una forma primordiale alla quale non manca il blastato, facendo presente all’ascoltatore che il suo struggersi e convogliare le forze all’interno di una rivalsa che sbatte contro la modernità del mondo è tesa a decantare i valori della natura. Le tracce di lunga durata, a esclusione della più breve e conclusiva “Cenizas”, solo tre minuti rispetto agli otto e nove delle altre, evitano il deprimersi appoggiando temi sonori scuri e claustrofobici, l’arma principale della release sono le melodie agrodolci, le incursioni acustiche. Lo spazio dedito alla cattiveria e allo sfregiarsi volontariamente con incedere irruento e declamante rabbia è relegato in secondo piano, la figura di Elmer infatti sembra quasi che si lasci abbandonare nella «braccia» della natura sconfinata e accogliente che lo circonda rifugiandosi in essa.

Led Astray è un lavoro che non stravolge né inventa chissà che, le affinità col Conte Grishnack primorde, ideatore di certe soluzioni che fecero poi scaturire la nascita del movimento depressive insieme ad act quali i Silencer, quest’ultimi decisamente molto più malati e a quanto pare estranei nella concezione sonora degli Ah Ciliz, legati a sensazioni idealmente affini a spazi aperti nei quali far affluire le emozioni, sono evidenti, è però un disco che nel soffrire di un già sentito palese riesce comunque a trasportare e condividere il suo vissuto con chi ascolta.
Coadiuvato dal batterista Bon Vincent Fry, titolare del progetto Lamentations Of The Ashen, che offre una prestazione piacevole dietro le pelli evitandoci il retrogusto metallico della solita drum-machine e dotato di una più che discreta produzione, consiglio di dare una chance a quest’album a coloro che non si stancano mai di sprofondare inserendo nel lettore release di questo genere.
I restanti non si tirino indietro, è un platter ben composto e suonato, chissà che non riesca a convincervi.

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