AIRES / RUI P. ANDRADE / EARTHLY BEASTS – Split

AIRES / RUI P. ANDRADE / EARTHLY BEASTS – Split

 
Gruppo: Aires / Rui P. Andrade / Earthly Beasts
Titolo:  Split
Anno: 2014
Provenienza:  Portogallo
Etichetta: Enough Records
Contatti:

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TRACKLIST

  1. Solvet Cosmos In Favilla
  2. Turdus Merula
  3. Erebus
DURATA: 29:11
 

"Split" è il generico titolo dell'operato di tre diverse entità portoghesi: Aires, Rui P. Andrade ed Earthly Beasts (collettivo in cui confluisce lo stesso Andrade). Ciascuno di loro presenta una singola traccia di circa dieci minuti, creando nel complesso una buona mezz'ora di insindacabile confusione mentale. L'opera nella sua interezza è imperscrutabile, una eppure trina: nonostante l'evidente appartenenza allo stesso genere "musicale" atmosferico-psichedelico, ciascun autore possiede un proprio stile, tanto che già al primo ascolto si riconosce facilmente la paternità dei brani; come se non bastasse, l'enfasi negli stacchi pare voler annullare ogni pretesa di continuità. Sembra tuttavia presente un certo filo conduttore a livello concettuale: tutte le tracce hanno il titolo in latino, e racchiudono una densa oscurità apparentemente priva di significato. L'ascoltatore distratto potrebbe concludere qui la sua esperienza, ma per un orecchio più attento è possibile percepire un cammino subliminale il cui esito è molto soggettivo.

Aires apre il sipario con "Solvet Cosmos in Favilla" che, a dispetto della violenza insita nel titolo, offre perturbazioni elettroniche ripetute ossessivamente. Echi metallici scavano nel cranio, obbedendo a un impulso naturale che esclude un qualsiasi scopo. Un suono alla ricerca di se stesso pare rincorrersi all'infinito. In chiusura la perturbazione lentamente si dissolve, e una tastiera sembra imitare il suono di un corno lontano; questa parte mi ha lasciato piuttosto perplesso, poiché crea un'atmosfera bucolica totalmente estranea sia al titolo che alla precedente interpretazione. In un certo senso credo che questa prima traccia sia "preparatoria": fa sprofondare la psiche dell'ascoltatore in un placido lago nero in cui le allucinazioni regnano sovrane, lasciando ai brani successivi il compito di farle danzare. Ma sono piuttosto sicuro che non fosse questo lo scopo dell'autore.

Rui P. Andrade ci offre "Turdus Merula" (nome scientifico del merlo), un brano ambient dal lento e inquieto incedere che si insinua nell'orecchio come un veleno versato da un esperto assassino. La placida calma lentamente (forse anche troppo) si trasforma, il suono diventa più denso, distorto, maligno. Senza che l'ascoltatore se ne sia accorto, il volatile ha ormai abbandonato la sua forma eterea e i suoi artigli sonori riverberano senza posa. Ma poco prima di raggiungere l'apice della tensione, scivola nel silenzio.

Con la mente ormai vacillante ci si pone l'interrogativo: perché mai questo silenzio? Ma i poderosi colpi di "Erebus" (Erebo), personificazione dell'oscurità nella mitologia greca, sono una ragione più che valida per la fuga. Nell'interpretazione di Earthly Beasts la parata dell'ancestrale divinità giunge da lontano, tuttavia prima che l'ascoltatore abbia tempo di rendersene conto si trova immerso in un turbine lisergico che annienta completamente la precedente calma. La notte avvolge l'intero cosmo, e distorsioni dissonanti trasmettono il suo messaggio. Non c'è traccia della timidezza dei precedenti pezzi, non c'è via di scampo: il brano incede maestosamente, in un crescendo di sferzate droniche tali da annientare qualsiasi resistenza.

La definizione del collettivo che ritroviamo su Bandcamp trova qui piena conferma:

Earthly Beasts is a portuguese producer based in Lisbon, exploring dense textures and slow rhythms, with the sole goal of achieving high tension for the listener.

Quest'ultima è la traccia più incalzante delle tre, e personalmente ritengo che sia anche la più interessante: giunge non completamente inattesa, la tensione viene portata più volte al limite in maniera efficace, infine si allontana lasciando percepire all'atterrito uditore gli ultimi echi di follia.

In conclusione questo "Split" è controverso, criptico e persino di natura bisbetica; richiede un grandissimo sforzo mentale per la comprensione, e sicuramente vi sono alcuni spigoli vivi da limare. Ma vi è un indubbio potenziale immaginifico racchiuso. Inutile stabilire se quest'opera sia bella o brutta: è un disco che va capito, e se riuscite in questa impresa vuol dire che siete parte di esso, con tutto ciò che comporta la cosa.

 

 

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