AK-11 – Legendary, Demonic & Invincible

 
Gruppo: AK-11
Titolo: Legendary, Demonic & Invincible
Anno: 2011
Provenienza: Australia / Germania
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. The Cleansing Stream
  2. Vechnyi Ogon'
  3. Slava Rossii
  4. Legendary, Demonic & Invincible
  5. Sniper's Glory (Satan Guides My Aim)
  6. Shest' Shest' Shest' I Katuysha
DURATA: 33:00
 

AK-11 è un nome che suonerà nuovo a tutti, si tratta infatti di un progetto solista ideato da Valak nell'aprile del 2011, che dai dati disponibili sulla pagina Facebook pare nato in Australia e oggi trasferito in Germania, pur ruotando a livello concettuale interamente sulle vicende del Vecchio Continente, Russia in primis. "Legendary, Demonic & Invincible" è la prima testimonianza che possiamo ascoltare, un demo di sei tracce completamente suonato e registrato dallo stesso Valak e pubblicato il 23 novembre 2011.

Valak lo definisce come «Triumphant Black War Metal on Vodka» e in un certo qual modo appare possibile sviscerare e ritrovare tutti questi termini nella proposta musicale. Il black metal tradizionale, fatto di scream lacerante e produzione lo-fi, è infatti la base sulla quale la drum machine martella pattern laceranti e ripetitivi, improntati a un assalto guerrafondaio sostenuto. I momenti più interessanti però risultano gli inserimenti di stampo epico-melodico tipicamente di scuola svedese presenti in "The Cleansing Stream" e "Vechnyi Ogon'", a cui si associano strutture dei brani ricercate, dotate di cambi di tempo e rallentamenti ma comunque asciutte, evitando le sbrodolature a volte eccessive in cui è caduta spesso una band con buoni spunti però non sempre concreta come i Cirith Gorgor. L'effetto complessivo riesce a essere interessante, eppure sempre lontano da qualunque velleità eccessivamente intellettuale, ecco quindi ricondurci alla vodka citata in precedenza nell'ignorante pezzo finale "Shest' Shest' Shest' I Katuysha".

Non vi spaccerò di certo AK-11 come la nuova punta di diamante della scena black metal underground, tutt'altro, c'è tanto ancora su cui lavorare: la programmazione della drum machine per evitare di rendere alcune fasi troppo artificiose, come avviene in "Slava Rossii" (certo un batterista in carne e ossa sarebbe il top), uno scream che può diventare più vario oppure evitare i saliscendi qualitativi che vedono i punti di stanca nei frangenti in cui si perde di vista il riferimento melodico del riffing (la titletrack ad esempio, più asciutta e diretta tuttavia meno incisiva). Detto questo, idee e qualità non mancano. Il primo piccolo e silenzioso passo è stato fatto, in una dimensione che è ancora amatoriale-casalinga (in senso buono, eh!), ascoltarlo non vi costa nulla, solamente un click!

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