AKEM MANAH – Night Of The Black Moon

 
Gruppo: Akem Manah
Titolo: Night Of The Black Moon
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Freak Metal Records
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TRACKLIST

  1. Black Moon
  2. The Dead Man's Heart
  3. Return To… Funeralopolis [cover Electric Wizard]
  4. Witches Ride
  5. The Dark Hours
  6. This Tortured Soul
  7. End Of Days
  8. Into The Darkness
DURATA: 01:10:50
 

Solitamente non amo fare polemica, però stavolta mi tocca. Seguo gli statunitensi Akem Manah, creatura di Aaron "Dead" Nedry, praticamente da sempre visto che li ho conosciuti con il demo eponimo e ho poi avuto il piacere di scrivere sia dell'album di debutto "The Devil Is In All Of You" che dell'ep successivo "Horror In The Eyes". Prima di ricevere la copia dell'ultimo "Night Of The Black Moon", secondo disco nel quale il musicista dell'Oregon si è avvalso ancora una volta di Brian Murray dietro le pelli e Robert Ingraham al basso (oggi entrambi fuori dal progetto), mi son fatto un giro su Internet per leggere pareri e critiche. Ebbene perché un recensore dovrebbe lavorare avendo fra le mani un originale? Perché è l'unica forma che ti permette di entrare realmente in contatto con il lavoro dell'artista, perché ti permette di evitare errori ridicoli di scaletta e ti spiega tramite i testi quali siano le intenzioni della band.

Certamente poi c'è gente che non riconosce "Funeralopolis", non un cazzo di pezzo qualunque, stiamo parlando di uno degli inni degli Electric Wizard di "Dopethrone"! Comunque, se ce ne fosse stato bisogno, tale elemento è riportato anche nel retro e all'interno del libretto informativo (a conferma che l'originale è sempre d'aiuto, anche per chi non è un fruitore abituale) dove si leggono chiaramente nella sezione autori posta sotto al titolo del brano i nomi Oborn, Bagshaw e Greening (chi saranno mai questi sconosciuti?). Un po' le palle ti rotolano giù per terra se chi scrive osannando il pezzo dice di essere del settore e tira fuori altri nomi.

Basta dilungarsi e scusate lo sfogo, torniamo a noi e alla realtà di Aaron. Cosa mi attendevo dagli Akem Manah? Nient'altro che il male, puro, seducente, elementare e accattivante odore di zolfo che si protrae a oltranza. La qualità più interessante delle uscite che portano questo nome è la capacità di mantenere costantemente attiva quella connessione di sonorità doom-death primordiali spesso lineari e ripetitive con l'aura nera e incline al rituale che rende ancora più minacciosa e fitta la coltre di nebbia che si propaga, innalzata dalle movenze pesanti e sofferte dei brani.

Gli Akem Manah sanno diventare ossessivi, prendete una canzone come "The Dead Man's Heart": pur essendo infarcita di linee di assoli melodici malsani e tutt'altro che perfetti, ha nella cantilenante esecuzione vocale, evocativa e fuori dal tempo, l'arma migliore. Pare di essere rinchiusi nelle segrete di un castello a compiangersi nell'assenza di luce, disperandosi in un vuoto che permette di galleggiare, rimanendo però lì, sempre lì, fra quelle mura che non danno via di scampo.

"The Dark Hours" con il suo scandire corrotto da aree di psichedelia al limite con la percezione drone è una catena dalla quale non è per nulla facile svincolarsi e che dire ascoltando la conclusiva "Into The Darkness"? È un «field trip» il cui tema portante potrebbe essere: andata all'Inferno, ritorno non previsto; ciò avviene perdendo parte dopo parte di quello che resta della propria umanità, un decadere assiduo che si tramuta in un tormento di venti minuti di per sé già lento e inquietante, ma che nell'ultima frazione di vissuto musicale, tanto per acuire quella sensazione di oscurità avvolgente, decide di rallentare ancora il battito del suo passo. L'aggiunta del canto gregoriano litànico è solo l'ennesima nota di colore nero che dichiara la fine di un viaggio che ha trovato la sua meta d'arrivo, a voi scegliere di quale morte morire.

"Night Of The Black Moon" è un monolite e come tale paga il dazio di una struttura compositiva spesso rigida, ricamata su trame magari al limite con la prevedibilità, ma appositamente messe su per reggere il macigno scuro che una volta lanciatovi contro sarà difficile arrestare. Gli Akem Manah vanno sul velluto, facendo quello che sanno far meglio: se amate perdervi in pezzi lunghi e atmosferici, pregni di emozioni lontane anni luce da ciò che si possa definire paradisiaco, avete trovato ciò che vi serve e questa band fa sicuramente per voi.

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