Akouphenom - Death·​Chaos·​Void | Aristocrazia Webzine

AKOUPHENOM – Death·Chaos·Void

Gruppo: Akouphenom
Titolo: Death·Chaos·Void
Anno: 2023
Provenienza: Spagna
Etichetta: Unorthodox Emanations
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TRACKLIST

  1. Intro – Tritone Descent
  2. Devour
  3. Upper Cycle Of Infinite Tails
  4. Flesh Sublimation
  5. Death·Chaos·Void
  6. Incorporeal
DURATA: 45:00

La gavetta paga. Questo sembra essere il motto degli spagnoli Akouphenom, approdati finalmente al primo full length otto anni dopo l’EP di debutto. Anni di lavoro nell’ombra, split, concerti e il resto del fango da spalare riservato a una band che vuole emergere nel panorama metal estremo.

Il risultato di tutto questo impegno è Death​·​Chaos​·​Void, uscito per Unorthodox Emanations, costola di Avantgarde Music, che condensa in quarantacinque minuti le lezioni apprese dai galiziani nel corso degli anni. Forti di una formazione piuttosto salda con l’unica variazione del chitarrista avvenuta dopo l’uscita di questo album, i quattro restano fedeli al blackened death metal senza troppi colpi di testa, ma lo eseguono con rara ferocia.

Il disco ruota principalmente intorno ai quattro brani centrali, tutti oltre gli otto minuti, che senza offrire il minimo momento di tregua colpiscono l’ascoltatore con un death compatto e furioso, senza digressioni prog o divagazioni dissonanti che di recente si accompagnano al genere. Le influenze black sono sempre molto distinguibili nell’uso delle chitarre nel disegnare le melodie sopra la trama ritmica, ma il timone punta sempre e comunque verso il death: atmosfere claustrofobiche, voci cavernose e ruggenti e un generico feeling di oscurità opprimente. La produzione ricalca fedelmente l’impronta stilistica garantendo il dovuto spazio a ogni strumento ma senza rifinirne troppo nessuno, lasciando in pratica l’impressione di un concerto ben bilanciato.

Il punto di forza degli Akouphenom è la capacità di condensare una grande quantità di idee in brani lunghi però non eccessivi, perdendo qualcosa dal punto di vista della facilità nel ricordare il singolo brano ma formando un’esperienza di ascolto più organica. Isolare un singolo pezzo riuscito è impossibile, se non forse il più sperimentale “Incorporeal” piazzato saggiamente in fondo, un congedo lento, cadenzato e perfino più inquietante del resto del disco, dove il titolo viene ripetuto ad libitum come un mantra. Interessante anche il tocco old style aggiunto dagli assoli di chitarra, mai troppo lunghi e melodici quanto basta a richiamare la scuola americana anni ’90 in un mare di oscurità figlia del secolo corrente.

Ulteriore menzione d’onore meritano i testi, impeccabili nel loro inglese ed estremamente amalgamati con le musiche. Morte, Caos e Vuoto si alternano senza sosta né possibilità di salvezza, mentre il cantante DraGon si concede parentesi di latino e passaggi in una lingua ignota dal sapore lovecraftiano per completare il tunnel degli orrori di Death​·​Chaos​·​Void con un tocco di occulto: un album in bilico tra Morbid Angel, death svedese e black primordiale ma con un tocco personale difficile da definire. Ascolto raccomandato a chiunque cerchi esempi particolarmente violenti di ciascuno dei tre elementi originali.