AKROMA – Apocalypse [Requiem]

 
Gruppo: Akroma
Titolo: Apocalypse [Requiem]
Anno: 2017
Provenienza: Francia
Etichetta: Fantai'Zic Productions
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TRACKLIST

  1. Kyrie
  2. Offertorium
  3. Sanctus
  4. Agnus Dei
  5. Lux Aeterna
  6. In Paradisum
DURATA: 40:59
 

Faccio fin da subito coming out: gli Akroma hanno una gravissima colpa nei miei confronti, ovvero quella di essere stata una delle primissime band ad avermi fatto appassionare al lato melodico-sinfonico del Metal estremo più underground. Il loro debutto, "Sept", uscì proprio nel periodo in cui mi stavo addentrando in questo genere e fu amore a primo ascolto. Da quel momento la mia adolescenza — e non solo — iniziò a riempirsi di blast beat e orchestrazioni. Quindi, capirete che poter finalmente recensire un loro lavoro è un'opportunità che non avrei mai potuto lasciarmi scappare.

La quarta uscita della creatura di Alain "Bob" Germonville e Matthieu Morand è un altro concept album a tema biblico, come i due precedessori: dopo le dieci Piaghe d'Egitto e i dodici apostoli, questa volta è il libro dell'Apocalisse a fare da sfondo ai quaranta minuti di musica che andremo ad analizzare.

Prima di parlare dei brani, vorrei però lodare il lavoro grafico costituito dall'infernale dipinto di Rémi Frances in copertina e dalle fotografie a cura di Matthieu Morand di altre opere inserite nel libretto, una per ogni traccia, a raccontare il viaggio verso la fine del mondo.

Proprio guardando il libretto, mi è balzato all'occhio un dettaglio: per la prima volta il francese lascia il posto all'inglese nei testi. Purtroppo mi tocca sottolineare alcune imprecisioni linguistiche sia nella grammatica che nella pronuncia; nulla di particolarmente tragico, sia chiaro, ma questo tipo di errori stona abbastanza con la scelta di trattare tematiche ambiziose che andrebbero esposte al meglio.

Al di là di questo difetto, è principalmente lo scream stridulo e gracchiante di Germonville a narrare gli eventi apocalittici, intervallato da alcuni momenti in cui diventa meno acuto, scendendo talvolta fino a un growl non eccessivamente cavernoso. L'altra presenza vocale è quella del soprano Laura Kimpe, che in ognuna delle sei tracce inserisce un gradevole intervento in latino.

La musica degli Akroma è rimasta tendenzialmente invariata nella sua essenza: il mix perfettamente equilibrato di Black, Progressive e Symphonic Metal che da sempre caratterizza la band francese ha subìto alcune evoluzioni nel tempo, mantenendo però intatta la propria identità. Riff melodici in tremolo alternati ad altri più arzigogolati, blast beat che spesso lasciano spazio a ritmiche in tempi dispari e orchestrazioni non invadenti ma comunque fondamentali: questo è sostanzialmente quanto proposto dal gruppo, con una forte personalità che deriva sia dalla voce del leader sia dalle composizioni che sfoggiano uno stile facilmente riconoscibile.

L'immediatezza del primo disco è andata via via perdendosi nel tempo. In ogni caso, "Apocalypse" riesce a catturare l'attenzione, richiedendo però più di un mero ascolto distratto. I brani sono dinamici: nonostante non siano più così variegati come lo erano nelle precedenti uscite, sono in grado di inserire elementi quali parti di organo — immancabile, considerando le tematiche — o fasi tendenti al Thrash che rendono l'ascolto meno pesante; in alcune occasioni è possibile sentire qualche accenno teatrale o quasi circense nelle melodie, mentre le orchestrazioni donano un'aura religiosa usando suoni di cori o strumenti sinfonici.

La non eccessiva diversificazione dei pezzi è dovuta probabilmente alla volontà di creare un'opera da ascoltare nella sua interezza ed è proprio in questo modo che essa rende al meglio: non sono le singole tracce ad avere particolari peculiarità, in quanto ognuna risente della sua precedente ed è narrativamente connessa alla sua successiva. Questa caratteristica risulta evidente specialmente seguendo l'ascolto con il libretto in mano: Germonville e la musica alle sue spalle fanno un buon lavoro nell'espressione di quanto riportato nei testi, arrivando all'apice nel finale altamente epico e drammatico.

L'operato dei musicisti è, in generale, meritevole di nota. Pur essendo le voci ad avere spesso i riflettori puntati su di sé, anche le orchestrazioni e la chitarra hanno dei momenti di gloria: le prime per il modo in cui donano la giusta atmosfera tragica e solenne all'album senza mai eccedere, pur avendo una presenza quasi costante; la seconda per la quantità, la qualità e la particolarità dei riff che sforna, unendo con naturalezza il mondo del Black melodico a quello progressivo senza risultare banale, anche se qualcuno potrebbe lamentare la rinnovata assenza degli assoli che nei primi due dischi adornavano ogni brano.

La sezione ritmica svolge anch'essa un lavoro encomiabile: il basso è ben udibile e in qualche breve frangente si guadagna l'attenzione dell'ascoltatore, mentre alla batteria troviamo un personaggio molto noto al pubblico metallaro, Dirk Verbeuren, che con maestria segue-detta con precisione le movenze spesso intricate della musica. Infine, l'altro ospite Shuguang Li contribuisce con il suo pianoforte a dare un momento di respiro, prima del rush finale della traccia conclusiva.

In definitiva, "Apocalypse" risulta un disco di fattura più che buona, con qualche lieve sbavatura che però non ne mina troppo il valore. Credo, tuttavia, che rimarrà un album apprezzabile da un gruppo ristretto di ascoltatori, a causa di scelte stilistiche — quindi non per colpe vere e proprie — che messe insieme probabilmente non rispecchieranno i gusti del grande pubblico metallaro. Nonostante ciò, se l'idea di fondere Prog e Black Metal sinfonico vi ha fatto drizzare le orecchie, un ascolto agli Akroma non posso che consigliarvelo.

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