AL-NAMROOD – Estorat Taghoot

 
Gruppo: Al-Namrood
Titolo:  Estorat Taghoot
Anno: 2010
Provenienza:  Arabia Saudita
Etichetta: Shaytan Productions
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TRACKLIST

  1. Arousal At Nebuchadnezzar Fortress
  2. Junood Al Amjaad
  3. Estorat Taghoot
  4. Ma Kan Mn AlDahr Mundthera
  5. Endma Tuqsaf Al Ru'os
  6. Ma'dabt Al Audhama
  7. Fe Youm Thaqeef
  8. Wata'a Bakhtanasar
  9. Laylat Ghabra'a
  10. Asda' Al Dmar
  11. Ajal Babel
DURATA: 56:08
 

Nel 1996 i Melechesh pubblicavano il loro "As Jerusalem Burns… Al'Intisar", primo esempio di Black Metal unito ad atmosfere mediorientali. Dopo oltre dieci anni, gli arabi Al-Namrood (traducibile in "non credente") studiano la lezione della band di Israele e danno vita a questo "Estorat Taghoot", seguito del debutto uscito nel 2009. Ci troviamo di fronte ad un sound arido, secco e desertico in ogni sua componente: esattamente l'opposto di ciò che proponevano gli scandinavi del periodo d'oro, anche se non mancano i richiami a quella scena.

L'intro non lascia dubbi sull'attitudine della band: una traccia di ben quattro minuti interamente composta da musica tradizionale del medio-oriente; le parti Folk però non si fermano agli strumenti tipici della zona, nella seconda "Junood Al Amjaad" i riff arabeggianti della chitarra spadroneggiano su parti di batteria spesso veloci e potenti. Da notare anche l'ottima prova del vocalist, che si manterrà costante in tutto l'album. La titletrack si rivela più atmosferica e vede l'inserimento di strumenti tradizionali ad accompagnare le melodie del chitarrista Mephisto. L'album prosegue su questa scia, alternando momenti più propriamente Folk ad altri in cui la furia Black Metal prende il comando, ed è così che nascono composizioni come la strumentale "Ma'Dabt Al Audhama", caratterizzata da una ritmica ipnotica ed ossessiva, e "Endma Tuqsaf Al Ruoos", in cui la band ha dato più spazio alla tradizione placando in parte il suo lato Black. Da ricordare anche "Fe Youm Thaqeef", che ci regala un buon assolo nella parte finale, seguito dalla lenta "Wata'a Bakhtanasar" e, quasi a bilanciare, dalla più veloce "Laylat Ghabra'a", che nella struttura di alcuni riff ricorda molto la Scandinavia dei bei tempi in chiave orientale. In chiusura troviamo "Asda' Al Dmar", la più lunga di questo lavoro in cui il vocalist conferma per l'ultima volta le sue abilità, e la strumentale "Ajal Babel".

In questi due anni di vita la band è maturata molto, anche se dal primo EP già si intravedevano le capacità e le idee con questo secondo full dimostrano di poter dare ancora molto. Un'ottima prova da parte di tutti i musicisti, a partire dallo scream secco quanto una tempesta di sabbia, per poi passare alle ritmiche sempre azzeccate della batteria e concludendo con le parti di chitarra e basso, entrambe a cura di Mephisto. Buoni anche gli inserimenti di altri strumenti folkloristici, mai fuori luogo e per niente abusati. Il lato Black Metal è decisamente ben fatto, a chi è aperto a questo tipo di sperimentazioni "Estorat Taghoot" è un lavoro consigliatissimo.

 

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