ALBATROSS OVERDRIVE – Albatross Overdrive | Aristocrazia Webzine

ALBATROSS OVERDRIVE – Albatross Overdrive

Informazioni
Gruppo: Albatross Overdrive
Anno: 2010
Etichetta: Train Wreckords
Contatti: www.myspace.com/albatrossoverdrive
Autore: Mourning

Tracklist
1. Big Bear
2. Ghost Ride
3. Cry Freedom
4. Viking
5. Bad Mama Jama
6. Calico
7. Cowboys And Indians
8. Drag The Lake
9.Coal Fire Woman
10. Mammoth
11. Tijuana
12. Calico (bonus track)

DURATA: 51:04

ALBATROSS OVERDRIVE - Albatross Overdrive Hauntington, California, aggiungerei a queste due parole “garanzia di qualità”, è assurdo quante band splendide escano da questa zona e dai territori limitrofi, inutile dire che non è di metal che parlo ma del rock più sanguigno, desertico, psichedelico e seventies, quello che in molti definiscono solo “stoner” ma che è ormai limitativo come termine.
Abbiamo da poco trattato i Ride The Sun di Kip Page, beh non poteva che essere il turno degli Albatross Overdrive, signori lo dico con la bava alla bocca dal piacere, sono orgasmi ripetuti quelli che il quartetto composto da Dan Silva (voce), Andrew Luddy (chitarra), Rodney Peralta (batteria) e Dave Obade (basso) mi provocano con ogni singolo brano del debutto omonimo.
Immaginate d’avere in un solo disco Mountain, Black Sabbath, Led Zeppelin, Fu Manchu, echi di Soundgarden, Corrosion Of Conformity e il southern di gente come Lynyrd Skynyrd e mi fermo qui perché rischio di farmi positivamente male con la girandola di act che mi rimbalzano in testa.
Sono derivativi fino all’inverosimile ma non m’interessa, la musica degli Albatross Overdrive è pura, è l’esternazione della passione che negli anni questi artisti hanno covato per il mondo rock rigettandola in maniera dirompente in dodici brani (le versioni di “Calico” sono due, una inserita come bonus track conclusiva) che se non riusciranno a scuotervi l’unica possibile spiegazione sarà che siete già morti dentro, non vi sono scusanti.
No ai filler, no ai momenti morti, no alle trovate da pop, nessuna concessione se non al proprio amore per una cultura del rock che si espande a macchia d’olio riprendendo la forma e la sostanza che merita, è un ascolto da cui non si può prescindere “Albatross Overdrive”, sono talmente coinvolto che mi son giocato il cervello o nel ritornello di “Viking” ci sento una maynardiana presenza?
Si parte in quarta con “Big Bear” che in scaletta trova buona compagnia in “Bad Mama Jama” e “Mammoth”, che mazzate signori, non fate l’errore di ascoltarlo in macchina, sarete costretti a girare di continuo alzando ripetutamente il volume per godere al meglio di brani quali “Cry Freedom”, “Cowboys And Indians”, “Drag The Lake”, “Coal Fire Woman”, “Tijuana”.
Vi verrà voglia d’avere una bionda a fianco (e non parlo della birra) quando “Ghost Ride” e la seducente “Calico” vi arriveranno all’orecchio, chiamatelo delirio, io lo chiamo rock e su un’autostrada assolata, deserta, in “dolce” compagnia chissà cosa potrebbe accadere.
Fuzz a manetta, la voce di Dan dai tratti soul, il riffing di Andrew che sembra sciorinare tutto il repertorio che suppongo l’abbia cresciuto (e bene), la batteria di Rodney che si diverte a cambiare tempo, a muoversi con dinamiche che variano dal canonico ad aperture di una potenza bestiale (ho detto che adoro il campanaccio? se non l’ho detto lo faccio adesso, lo adoro!) e il basso di Dave sempre lì come un fedele scudiero che asseconda il proprio cavaliere, collaborazione ritmica perfetta.
Se qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che “Albatross Overdrive” e gli Albatross Overdrive mi abbiano convinto, non saprei davvero cos’altro potrei aggiungere per fargli capire quanto ‘sti californiani siano bravi, un disco da possedere assolutamente, una band da seguire e supportare.