ALCEST – Les Voyages De L’Âme

 
Gruppo: Alcest
Titolo: Les Voyages De L'Âme
Anno: 2012
Provenienza: Francia
Etichetta: Prophecy Productions
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TRACKLIST

  1. Autre Temps
  2. Là Où Naissent Les Couleurs Nouvelles
  3. Les Voyages De L'Âme
  4. Nous Sommes L'Emeraude
  5. Beings Of Light
  6. Faiseures De Mondes
  7. Havens
  8. Summer's Glory
DURATA: 50:19
 

Alcest, o anche: «come Mefisto iniziò a correre sui prati verdi». Cosa si può raccontare del progetto che non sia già stato raccontato? Fiumi di inchiostro (o di pixel) sono stati spesi su Neige, sulla sua musica, pure sul suo naso, eppure rieccoci qui, a fare i conti con il terzo disco del Francese, o meglio, della band francese, visto che da ormai qualche tempo è entrato a far parte della combriccola in pianta stabile il batterista Winterhalter. L'influenza che l'Avignonese ha avuto su tutta la scena black metal — ora blackgaze, ora post-black, insomma ci siamo intesi — è indubbia. Per quindici, vent'anni si è discusso di musica estrema, la si è suonata, di più, la si è finanche concepita tenendo ben presente la lezione nordica: freddo, vuoto, tenebra, il caro vecchio Satana, ormai sapevamo cosa aspettarci dagli estremismi, ci eravamo così affezionati che estremismi più non erano. Poi arriva un giovine di belle speranze dalla campagna della Francia meridionale, e il freddo diventa tepore, il vuoto diventa primavera, la tenebra diventa luce, i demoni cominciano a colorarsi dei riflessi dell'arcobaleno.

"Écailles De Lune" ci aveva presi tutti in giro: gli oceani non sono del colore del ferro, non ci sono abissi, durante i suoi viaggi, la nostra anima si colora di smeraldo e siamo tutti più felici. Con "Les Voyages De L'Âme" Neige fa un passo indietro e torna a quel "Souvenirs D'Un Autre Monde" che tanta celebrità gli ha dato. Purtroppo però lo fa con meno spontaneità, meno ingenuità e con una mente più lucida. Formalmente ineccepibile, questo terzo album fallisce nel regalarci ciò che cinque anni fa fece la fortuna dell'idea di Alcest: pura e innocente libertà immaginifica. È una sensazione inspiegabile, ma per tutta la durata del disco — che certo non si può definire brutto, questo è bene specificarlo — non c'è assolutamente alcun senso di sorpresa, niente di inaspettato, perchè se "Écailles De Lune" era un'interessante variazione, tornare indietro oggi è troppo tardi. Il filone blackgaze (o comunque vogliate chiamarlo) ha in buona parte esaurito la linfa del genere in brevissimo tempo, ponendo la corrente sullo stesso piano del genere madre, ossia nell'incapacità di stupire l'ascoltatore.

Certo, niente vi impedirà di apprezzare "Les Voyages De L'Âme", Stéphane ha un'ottima voce, gli arrangiamenti melodici sono ancora di facile presa, le atmosfere scalderanno le vostre fredde giornate di fine inverno in attesa della primavera: "Autre Temps" è un boschivo affresco naturalistico che apre il disco in modo impeccabile, "Summer's Glory" è una potente dichiarazione d'amore alla luce e al calore del mondo dopo un letargico inverno, "Beings Of Light" una strumentale riflessione impregnata di ottimismo esistenziale. Per questi e per altri motivi dico che vale ancora la pena ascoltare un disco d(egl)i Alcest, ma del «sense of wonder» di qualche anno fa è rimasto poco o nulla.

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