ALGOS – The Death Of Seasons

 
Gruppo: Algos
Titolo: The Death Of Seasons
Anno: 2015
Provenienza: Olanda
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Canvas
  2. Realm Of Madness
  3. Wanderer
  4. Autunm's End
  5. Eternal Winter
  6. The Flood
  7. Sails
  8. To Wake In Dreams
  9. Hymn To Anubis
  10. Sleeping Giants
  11. Fragmented
  12. The Death Of Seasons
DURATA: 01:06:02
 

Essere una one man band ha pregi e difetti. Se da un lato l'assenza di altri membri può farsi sentire in fase esecutiva, dall'altro è pur vero che essere soli permette di non scendere a compromessi e portare fino in fondo la propria idea di musica, senza subire contaminazioni o blocchi esterni. Lo sa bene Algos, giovanotto olandese che sotto questo pseudonimo ha prima pubblicato due EP e infine scritto questo "The Death Of Seasons", debutto assoluto per quanto concerne i dischi di lunga durata.

The "Death Of Seasons" è infatti un'oretta di death metal melodico con qualche spruzzatina di doom che — in più di un'occasione — sembra rifarsi a band dell'area scandinava quali Amorphis e Dark Tranquillity; un album lungo, ben suonato — specialmente per quanto riguarda la chitarra — che però pecca anche di eccessiva lunghezza e di idee sì valide ma reiterate quasi allo sfinimento.

L'inizio melodico a base di tastiere e piano della intro stumentale "Canvas" è l'atmosferico preludio di un disco che — purtroppo — propone in ogni canzone ingressi melodici molto simili: in oltre sei pezzi, tra strumentali e cantati, tutto comincia con arpeggi di pianoforte di sicuro fascino, ma che nel percorso del lungo lavoro finiscono per annoiare.

La seconda traccia, "Realm Of Madness", fa intuire subito il tipo di death metal melodico proposto da Algos: chitarre baroccheggianti, tanta enfasi sulle solistiche e intermezzi che talvolta variano l'umore del brano. Ciò è evidente anche in "Wanderer" che — nonostante l'inizio dal sapore di prog rock anni Settanta — finisce per ricordare molto alcuni lavori dei primi Amorphis, senza per questo però infastidire. Influenze dei Finlandesi che ritornano nella successiva "Eternal Winter", che però lasciano il posto a echi di "The Gallery" dei Dark Tranquillity in "Time Flood" e "Fragmented", con un pizzico di Shape Of Despair che fa capolino nella funerea ma gradevole "Sleeping Giants".

Il ritmo molto lento e cadenzato della gran parte dei brani di questo "The Death Of Seasons", pur se talvolta interrotto da schitarrate violente alla Dark Tranquillity del primo periodo, è il vero punto debole del disco: Algos è decisamente un bravo musicista, tuttavia sul lato compositivo forse un pizzico di velocità e varietà in più avrebbero giovato a un album che — nel suo non breve corso — mostra spesso una certa ripetitività di idee. Anche le variazioni di tempo, inserite più o meno in ogni pezzo che non sia uno dei tre brevi strumentali ("Canvas", "Autunm's End" e "The Death Of Seasons"), si somigliano un po' tutte, restituendo un disco forse troppo omogeneo, quasi monolitico e monotematico.

La produzione poi finisce per valorizzare eccessivamente le solistiche, a scapito di tutti gli altri componenti dello spettro sonoro. Tristemente esemplare in tal senso è "Sails", dove i buoni valori tecnici ed esecutivi di Algos vengono passati sotto la mannaia di una qualità davvero scadente, che impasta ogni suono e lo appiattisce sotto la scure della chitarra solistica per forza predominante. L'appena citata "Sails", dotata in alcuni frangenti di momenti davvero maestosi, soccombe a questa marmellata sonora che purtroppo può confondere l'ascoltatore, specialmente al primo approccio con l'album.

Insomma, "The Death Of Seasons" è un lavoro di buone idee e grandi talenti non ben valorizzati. Va ovviamente ricordato che è il primo album di un giovane musicista, quindi è pur giusto dare al progetto Algos le attenuanti del caso e al suo leader i migliori auguri per un futuro in cui il suo melo-death possa esprimersi al meglio. Esistono molte opere prime ben peggiori di "The Death Of Seasons", ma la strada è ancora lunga affinché Algos si ritagli un proprio spazio nel filone che ha reso celebri i suoi ispiratori Amorphis e Dark Tranquillity.

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