Alienante Damnation - Le Chantre Du Charnier

ALIENANTE DAMNATION – Le Chantre Du Charnier

Gruppo:Alienante Damnation
Titolo:Le Chantre Du Charnier
Anno:2012
Provenienza:Belgio
Etichetta:Ars Funebris Records
Contatti:Youtube
TRACKLIST

  1. Charogne béatifiée
  2. Au sacre de la Trinité du viol
  3. L’infanterie nazaréennicide
  4. Stigmates de l’antéchrist
  5. Noire kénose transfiguratrice
  6. Ordalie satanique
  7. Rosaire de barbelé
  8. Vêpres du gérasien possédé
  9. À l’orée de l’eviction céleste
  10. Mes paupières s’obstruent telle la lame oxydée d’une guillotine
  11. Sylvestre trône des brumes
  12. Gel diaphane de l’arcane lunaire
  13. Me révulse cette imperceptible aura stérile (Aux portes béantes de l’ennui radieux)
  14. Suprême râle au soir de l’humanité (Ou la domestication du genre humain et la haine magnifiées)
DURATA:37:17

È con estremo ritardo che mi appresto a recensire Le Chantre Du Charnier, unica opera dei belgi Alienante Damnation, ricevuta mesi or sono dalle mani di un mio vicino di casa, nonché proprietario della ex Ars Funebris Records, ora Hate&Murder. Nel roster dell’etichetta troviamo per lo più gruppi dai nomi poco rassicuranti come Deggial e Godslaying Hellblast, dediti a un marcissimo war metal senza compromessi tutto occhiale da sole e bicipiti ipertrofici.

È quindi con stupore che mi accorgo che gli Alienante Damnation costituiscono la famosa eccezione che conferma la regola: il polistrumentista R.O.P.S. (già attivo nei Vociferian e nei Macabra) ci assale con 37 minuti di black metal privo fronzoli né compromessi, senza nasconderci le sue influenze death metal che fanno capolino tra un riff e l’altro, divenendo preponderanti in tracce come “Vêpres Du Gérasien Possédé” e non limitandosi ai riff o ai tempi: il suono delle chitarre è troppo compresso e ricco di frequenze basse per gli standard del black metal.

La voce è secondo me uno dei punti deboli del disco: lo screaming  è stato arricchito da una distorsione e da un chorus che lo modificano al punto tale da farlo risultare eccessivamente artificiale, e come se non bastasse R.O.P.S. vomita parole per quasi tutta la durata dei pezzi, che presentano ben pochi momenti strumentali. La drum machine invece fa il suo lavoro senza alcuna pretesa di risultare realistica né di apportare qualcosa in più ai pezzi.

Ogni traccia che compone Le Chantre Du Charnier dura in media due minuti ed è costituita da tre o quattro riff che si susseguono senza pietà: nessun break, nessun cambio di tempo, nessuna tastiera né intermezzo acustico, almeno fino alla canzone conclusiva, che fa eccezione in quanto a durata e struttura (ben sette minuti e tante chitarre acustiche). L’ascolto ne risulta una vera e propria prova di resistenza: la monotonia e l’assenza di intermezzi fino al quattordicesimo brano contribuiscono a far calare l’attenzione piuttosto rapidamente, mentre l’onnipresente screaming diviene alla lunga noioso e agghiacciante.

In conclusione, l’unico album degli Alienante Damnation si situa poco al di sotto della soglia della sufficienza, penalizzato da una monotonia che, per quanto sicuramente ricercata e intrinseca allo stile proposto, risulta eccessiva e fastidiosa. Solo la traccia finale si distingue e mostra le carte che R.O.P.S. potrebbe mettere in gioco impegnandosi un po’ di più, cosa che avrebbe dovuto fare maggiormente nella realizzazione di Le Chantre Du Charnier.

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