ALUNAH – Call Of Avernus

 
Gruppo: Alunah
Titolo:  Call Of Avernus
Anno: 2010
Provenienza:  Inghilterra
Etichetta: Catacomb Records
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TRACKLIST

  1. Living Fast In An Ancient Land
  2. Call Of Avernus
  3. Song Of The Sun
  4. Magick Lantyrn
  5. Eternal Sea
  6. Dance Of Dionysus
  7. Circle Of Stone
  8. Higher
  9. Hermetic Order Of The Golden Dawn
DURATA: 49:39
 

Se uno dovesse chiedermi qual è una delle piaghe storiche più affliggono il nostro paese risponderei senza problemi: POSTE ITALIANE!!! Cristo, dopo aver atteso il cd dei ragazzi inglesi Alunah, non ho avuto neanche il piacere di ascoltarlo, già in pratica fosse arrivato in poltiglia sarebbe stato uguale e chi devo ringraziare? Contatto quindi Jake con cui ho mailato un paio di volte e con dispiacere comunico la notizia e chiedo di inviarmi la versione mp3, prontamente vengo accontentato e s'intraprende questo benedetto viaggio (sarà la benedizione che ha fatto danno?) in compagnia di "Call Of Avernus".

La formazione si è fatta le ossa, da quando è nata ha avuto il piacere di condividere il palco con realtà importanti da cui ha sicuramente tratto giovamento, Paradise Lost, Trouble, Lord Vicar, Witchcraft, Orange Goblin e Nebula non sono di certo gli ultimi arrivati, tali esperienze hanno fatto maturare il suono degli Alunah che nel platter dimostrano d'avere appreso gl'insegnamenti del passato con la voglia però di portare avanti un proprio progetto.

Partiamo dal fatto che ci troviamo dinanzi una female fronted band e quindi i paragoni potrebbero scattare con gente come Electric Wizard, Blood Ceremony e Serpentcult (belgi), tre realtà che hanno effettivamente qualcosa in comune con il gruppo britannico, il suono è infatti drogaticcio e genuino come quello delle realtà citate.

Uno stoner/doom che per tanti versi è influenzato soprattutto da Jus Oborn & soci e dai mitici Acid King, una miscela devastante che si arricchisce di attitudine psichdelica, un retrogusto evocativo dolciastro derivante dalle linee vocali di Soph più aggraziata al cospetto delle colleghe molto più witchy nell'interpretare i pezzi e una gamma di soluzioni che passa dagli anni Settanta al fuzzy desertico ai solchi granitici del doom più groovy.

A ogni passaggio nello stereo "Call Of Avernus" indicherà al vostro animo in maniera sempre più delineata quale sia la caratteristica a farla da padrone in ogni pezzo, la titletrack ad esempio è decisamente orientata sul versante psichedelico, "Living Fast In An Ancient Land" e "Song Of The Sun" approfittano della natura stoneriana, "Magick Lantyrn" è una breve, intensa e melodiosa prestazione di stampo ritualistico e arrivati a "Eternal Sea", in pratica a metà del platter, ecco che ci si scontra con una dose di trip & groove degna dell'accoppiata Nebula e Orange Goblin che per non farsi mancare nulla ci regala pure una bella conclusione in slow motion, che stangata da goduria!

L'ultimo brano citato ha un fratello minore che giungerà all'orecchio di lì a poco, "Circle Of Stone" ne segue infatti la linea stilistica, anteceduta dall'approccio fruibile/acido di una "Dance Of Dyonisus" che dopo un'apertura di stampo punk vira su terreni più classici dello stile, siete quasi alla fine e in testa avete la voce di Soph? È normale, la cantante è fantastica nell'interagire con i pezzi creando un'atmofera d'altri tempi, alle volte sembra d'esser immersi nella natura o di ritrovarsi in posti magici come Stonehenge, la mente vola.

Con "Higher" e "Hermetic Order Of The Golden Dawn" si chiude il percorso di "Call Of Avernus", soprattutto la seconda è importante tenere presente in quanto possiede è un riffato ipnotico/ciclico che conquista e soggioga, divenendo una droga, cosa si vuole di più da un disco simile?

Prodotto dal signor Greg Chandler che i fruitori abituali di doom e affini ricorderanno come uomo dietro il mixer per gente come Serpentcult e Moss e tanto per cambiare con il master affidato a uno dei nomi più in voga negli ultimi anni James Plotkin (Isis, Khanate, Earth), il disco è un esempio di come si possa fare del rock lasciando trapelare nel 2010 la propria essenza, una riprova di come il doom e i suoi sottogeneri siano ancora una volta più degli altri conduttori di una reale passione per le radici portando con sè oltre la qualità compositiva il carattere degli artisti che gli danno vita.

Gli Alunah e "Call Of Avernus" meritano il vostro supporto e se Poste Italiane decidesse di non uccidermi un'altra volta proverò a farlo mio, il secondo tentativo dovrebbe esser quello giusto.

 

 

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