AMILY – To All In Graves

AMILY – To All In Graves

Informazioni
Gruppo: Amily
Titolo: To All In Graves
Anno: 2012
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Solitude Productions
Contatti: facebook.com/Amilyband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Endless Exequies
2. Fading Image Of My Own
3. Renaissance Day
4. Daydreams of Peeled Wallflower
5. Under The Black Voile
6. Winds Of Culmination
7. Rejected Cells
8. Forever Cold
9. To All In Graves
10. Funeral Of Love

DURATA: 50:11

Quando si ascolta musica in compagnia la cosa più divertente sono spesso i commenti che vengono fatti sul momento e, ascoltando con un paio di amici il debutto degli ucraini Amily intitolato “To All In Graves”, venivano fuori frasi del tipo “ma sa troppo di scontato”, “no, a me piace, suona classico” oppure “oh, ma ve lo siete dimenticato come suonavano negli anni Novanta? Questo è gothic / doom”. Probabilmente le frasi citate mi sono rimaste più impresse rispetto ad altre, perché durante il fruire del disco c’era sempre qualcosa che apriva parentesi di dialogo ampie e riconducenti allo stesso luogo: il passato.

“To All In Graves” è un onesto lavoro del genere e le basi sono indicativamente le solite. Abbiamo My Dying Bride e Paradise Lost a tirare il carretto, accompagnati da figure che a essi si rifanno come Draconian e Nox Aurea, con una presenza femminile però ridotta all’osso. Magari, per questioni ambientali rivolte a creare un mix atmosferico di stampo melancolico e ancestrale, si potrebbe riscontrare anche un pizzico di Estatic Fear.

Da un lato è evidente che il duo formato da Demort (composizione) e Growllemin (voce e testi) non apporti nessunissima modifica al messaggio sonoro trasmesso in passato dalle band capofila; d’altra parte, gli Amily, senza troppa presunzione e senza particolari pretese, hanno confezionato un album nel quale l’ortodossia delle sezioni più pesanti del doom / death primordiale convive, con più che discreti risultati, con le vistose aperture melodiche e sinfoniche; con brani quali “Fading Image Of My Own”, “Renaissance Day” e “Winds Of Culmination” a rappresentarne i migliori momenti.

“To All In Graves” gira nello stereo senza nessun problema, è come avere a che fare con una persona che non vedete da molto tempo, ma della quale ricordate distintamente i tratti. Il suono e le soluzioni applicate nelle canzoni porteranno il marchio “già sentito” palesemente tatuato, eppure non posso affermare che mi dispiaccia dedicar loro parte del mio tempo. Avendo una produzione più sporca e imperfetta rispetto a quella di molti loro colleghi, anzi, i pezzi mantengono viva la sensazione retrò che li avvolge anche per quanto concerne la genuinità d’intento e quindi gli aspetti positivi sono superiori a quelli negativi. C’è un vecchio pezzo di Albano Carrisi che ha per titolo “Nostalgia Canaglia”, il riferimento è assurdo, lo so, però, una volta entrati in contatto con un album simile, come si fa a non sentirne un po’?

Questo disco è quindi dedicato solo a coloro che provano una grande amarezza nel veder tramutato quel filone grigio e greve in un circo equestre o, nel peggiore (o migliore, fate voi) dei casi, in una rivisitazione all’acqua di rose con tanto di scosciata di turno a reggere le sorti della situazione. Siete fra questi? Allora dovreste proprio dare una chance agli Amily.

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