AMOGH SYMPHONY – The Quantum Hack Code | Aristocrazia Webzine

AMOGH SYMPHONY – The Quantum Hack Code

Informazioni
Gruppo: Amogh Symphony
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/mohenjadaro
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Fall Of World Defense System
2. Dvorzhetskii’s Prophecy
3. Osiris 1
4. The Quantum Barrier Code Interpretation By Mainframe
5. Polymorphic Infection: Releasing Proteus
6. X – Karna : Activated
7. Decoded: Karnosiris
8. The Collapse Of Q-Web And Osiris 1

DURATA: 47:57

AMOGH SYMPHONY - The Quantum Hack Code Gli Amogh Symphony erano un altro progetto a me sconosciuto, girando per il moribondo mondo di Myspace provai ad attivare il player e rimasi notevolmente impressionato dalla produzione di questo solo project che vede il chitarrista indiano Vishal Singh a capo della situazione.
In pratica il musicista si occupa di tutto ciò che ascolterete ad eccezion fatta per il drumming fornito dall’ex Modulus Jim “Drumblast” Richman e le parti vocali femminili poste a incipit dei brani che narranno il concept di “The Quantum Hack Code” emesse da Chela Harper.
L’album racconta di una civiltà ormai ridotta all’inutilità, le macchine tengono l’Uomo in uno stato di controllo perpetuo dal virtuale Q-Web (ricorda non tanto alla lontana “Matrix”), questa forma di non-vita organizzata viene dissestata dall’innesto di alcuni virus che ne minano l’operato rompendo un equilibrio che fa crollare le difese, molto avveniristico come tema sperando possa essere solo un lontano e improbabilissimo futuro.
Musicalmente è una prova dura, un disco difficile da assorbire se non dopo svariati e svariati ascolti, si tratta di una composizione totalmente strumentale, sfaccettata all’inverosimile, non esiste un genere preciso di catalogazione per tracce che contengono death metal, tech, jazz fusion, elettronica, progressive e frangenti funky blues, e non è un fatto strano che l’artista indiano sia amico di un altro genio del calibro di Luke Jaeger degli Sleep Terror.
Dimenticatevi la normalità, la natura e qualsiasi atto che possa risultare istintivo, verrete immersi in una dimensione fatta di dati, combinazioni programmate, variazioni cicliche che entrano ed escono devastandovi la mente, pensate a un incrocio fra Sleep Terror, Meshuggah, Cynic/Aghorà, Prodigy (“Osiris 1”), Gy!Be (per fare alcuni nomi ma ce ne son tanti altri che mi girano in testa) e una visione robotica che seppur diversa nel proprio esporsi sequenzialmente non incasellato, proprio a esaltare la devianza causata dall’anomalia virale in corso, potrebbe identificare un’alternativa alla meccanica rappresentazione dei Fear Factory.
E’ un vortice che si allarga risucchiando al proprio interno l’ascoltatore, una girandola costante di suoni, siano acustici, elettrici, programmati poco importa, è una vera gara contro il tempo quella che i brani susseguendosi vanno a costruire sino a quando la conclusiva “The Collapse Of Q-Web And Osiris 1” ne segnerà il traguardo.
Fare un track by track di “The Quantum Hack Code” sarebbe poco consono, il platter va vissuto nella sua integrità, è doveroso invece soffermarsi sulla prestazione di Vishal fenomenale in sede chitarristica e altrettanto valido in quella da bassista con licenza di soluzioni solistiche come avviene ad esempio nel sesto episodio “X – Karna : Activated”.
Valido, preciso, frenetico e perfettamente inquadrato nell’ordine del sound è il lavoro svolto dietro le pelli da Jim spesso accompagnato da una serie di battute in programming per raddoppiarne l’effetto, aggiungeteci una produzione decisamente buona in cui ha messo mano lo stesso Vishal e il risultato è un disco cervellotico, eclettico, dotato di una discreta dose di originalità e che non conosce la parola limite.
“The Quantum Hack Code” è stato dedicato alla memoria del mentore artistico del musicista indiano, Chuck Schuldiner, uno che seppe abbattere le barriere e gli ostacoli che incrociò nel tragitto evolutivo della sua maturità artistica nei Death e Control Denied.
Se anche voi amate guardare oltre, non amate i dischi che si fossilizzano su canoni magari sin troppo classici e ripetuti all’inverosimile, la proposta degli Amogh Symphony vi conquisterà, old schooler con mentalità a comparto stagno e ipertoppati del sabato sera possono tranquillamente evitarselo.