AMOK – Somewhere In The West

AMOK – Somewhere In The West

 
Gruppo: Amok
Titolo:  Somewhere In The West
Anno: 2013
Provenienza:   Scozia
Etichetta: Witches Brew
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TRACKLIST

  1. 1885
  2. Somewhere In The West
  3. No Faith
  4. Creature Of Habit
  5. Lawbreakers
  6. Uprise
  7. Cover Your Tracks
  8. Sixty-Eight
  9. Make Time To Kill Time
  10. Lost Generation
DURATA: 53:26
 

Sono trascorsi cinque anni da quando Aristocrazia trattò il primo album degli scozzesi Amok, in quel caso eravamo in ritardo di uno dall'uscita di "Downhill Without Brakes", dato alle stampe nel 2008. Anche stavolta il lasso di tempo passato fra pubblicazione di "Somewhere In The West" e la nostra recensione è più o meno il medesimo: il suo rilascio è invero datato 2013.

Il quintetto di Glasgow ha subito una sola modifica al proprio interno, infatti nel 2013 il batterista Jamie Bremaneson ha abbandonato la band: gli è subentrato Matt Storry, ma ciò sembra proprio non aver intaccato la dimensione musicale del gruppo. Gli Amok continuano a muoversi sulla scia del buon debutto, con le influenze della vecchia scuola speed e thrash di Anthrax, Forbidden, Exodus, Testament, Toxic e Flotsam & Jetsam (e chissà quante altre ve ne verranno in mente) che vengono nuovamente sviscerate in ogni singola traccia del disco.

L'album gronda adrenalina e voglia di coinvolgere: sfrutta il riffato d'impatto elaborato dalle due asce Greg Corlett e Calum Henderson, peraltro sempre attente ed efficaci negli interventi solistici; le basi sono ancora una volta più prestanti che varie, tuttavia ben si sposano con l'atteggiamento spavaldo e scatenato dei brani; Stephen "Macho" Matulewicz è in ottima forma e s'impone sui pezzi graffiando con grinta, un po' come fosse una versione rozza e irruenta di Joey Belladonna.

La formazione pesta e si dimena, non lascia attimi di pausa, diffondendo groove a manetta e avventurandosi in accelerazioni improvvise. La scaletta contiene almeno sei pezzi ("Somewhere In The West", "Creature Of Habit", "Uprise", "Cover Your Tracks", "Sixty-Eight" e "Lost Generation") sui quali potersi scatenare in salutari sessioni di headbanging alcolico, ma ritengo che il lavoro riesca nel compito di tenere botta sino alla propria fine, senza soffrire particolari cedimenti e cali di tensione. È una prova che trasuda passione e che fortunatamente evita il supporto di una produzione pulita e perfettina tanto in voga negli ultimi anni, usufruendo invece di una decisamente più verace.

Per il sottoscritto le polemiche su quanto odiernamente il genere si sia standardizzato, per colpa del numero impressionante di compagini senz'anima che propongono minestra riscaldata male, non riguardano gli Amok. La loro musica possiede le caratteristiche adatte a infiammare l'animo dei thrasher incalliti e con "Somewhere In The West", pur pagando un inevitabile e pesante dazio nei confronti dei grandi nomi, camminano a testa alta e mi auguro vivamente continuino a farlo anche in futuro.

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