AMON AMARTH – Surtur Rising

 
Gruppo: Amon Amarth
Titolo: Surtur Rising
Anno: 2011
Provenienza: Svezia
Etichetta: Season Of Mist
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TRACKLIST

  1. War Of The Gods
  2. Tock's Taunt – Loke's Treachery Part II
  3. Destroyer Of The Universe
  4. Slaves Of Fear
  5. Live Without Regrets
  6. The Last Stand Of Frej
  7. For Victory Of Death
  8. Wrath Of The Norseman
  9. A Beast Am I
  10. Doom Over Dead Man
DURATA: 48:40
 

Il 2011 è l'anno che vede anche l'uscita del nuovo disco degli svedesi Amon Amarth. Dopo l'acclamato "Twilight Of The Thunder God", tornano con questo "Surtur Rising", vediamo cosa ci hanno riservato questa volta.

Dope Fiend: Le caratteristiche che hanno reso celebre questo gruppo si ripresentano, seppure sia stata potenziata la componente melodica, stavolta maggiormente distaccata da quella puramente Death-oriented. L'apertura è affidata al singolone "War Of The Gods", classico pezzo in puro stile Amon Amarth in cui la potenza delle ritmiche si unisce bene a un riffing efficace e d'impatto.

Mourning: Già, probabilmente se fossimo davanti a un debutto mi troverei d'accordo, mi domando però: dov'è finita la rabbia? La carica del precedente "Twilight Of The Thunder God"? Troppa melodia dolciastra, troppi riff che continuano ad assomigliare alle vecchie uscite e che soffrono, perché privi della grinta che li ha resi ciò che sono. Non siamo sui livelli del sufficiente "Fate Of Norns", non deludono sia chiaro, ma si saranno mica adagiati sugli allori?

Dope Fiend: In parte concordo, certe soluzioni suonano decisamente orecchiabili, come ad esempio le melodie di "The Last Stand Of Frej" e "For Victory Or Death" che in confronto ai loro standard suonano quasi sdolcinate. Sul fatto della mancanza della rabbia e del mordente mi sento però di dissentire: anche un pezzo più "soft" come "Töck's Taunt – Loke's Treachery Part II" sa sfoderare un buon quantitativo di potenza. Vero è che "Surtur Rising" non è certo accostabile come qualità al precedente disco, ma ritengo ancora prematuro dire che possano essere scivolati nell'autocompiacimento.

Mourning: Sarà anche come dici, ma la noia provocatami dalla citata "Töck's Taunt – Loke's Treachery Part II" e dalle due soporifere "The Last Stand Of Frej" e "Doom Over Dead Man" dalle venature Doom è di quelle che ti fanno passare la voglia di rimettere su il disco. Altra cosa che non comprendo è perché utilizzare certi schemi compositivi già fallimentari al tempo di "With Oden On Our Side", che conteneva uno dei pezzi più brutti della loro storia: "Under The Northern Star". E vogliamo aggiungere che il modus operandi che vede alternarsi pezzi veloci e spaccaossa con altri dal classico incedere scandito da tempi medi battaglieri stavolta non regge il peso di un'intero album, che vanta un solo vero capitolo fuori dalle righe quale "Live Without Regrets"? Hanno forse fatto male i bagni di folla che nell'ultima rappresentazione live hanno investito la band? L'album è soffice, la produzione ancor più pulita, eliminando quel fattore grezzo che era palpabile nel predecessore, oltre a quei tre o quattro pezzi traino trascinanti; che dici bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Dope Fiend: Un punto di vista un po' drastico forse, comunque decisamente esplicativo. Sulla produzione ti do pieno appoggio, è un po' troppo morbida e tende forse a celare la potenza maggiore che potrebbe e dovrebbe essere sprigionata. Provo però a farti questo confronto: mettiamo davanti un pezzo come "Destroyer Of The Universe" e uno come appunto "Doom Over Dead Man". Nel primo la matrice del Death svedese un po' stile Unleashed esce alla scoperto con prepotenza, mentre il secondo è (troppo) addolcito, con una struttura più classica che però fa fatica a reggersi. Una cosa però è certa: il tratto distintivo della band è inconfondibile in entrambi i pezzi, sebbene siano due facce molto diverse della stessa medaglia. Questo mi fa pensare che la loro personalità non sia andata in vacanza, quanto che forse abbiano deliberatamente cercato di cambiare un po' formula.

Mourning: Più che altro a me sembra che la formula sia sempre la stessa, è la capienza del portafogli che è cambiata. Le melodie di "For Victory Or Death" in certi momenti sono esageratamente orecchiabili anche per chi come loro ha fatto dell'alta fruibilità un credo inserito nella fede del pestiamo come fabbri ma con riguardo. Stavolta hanno forse esagerato con il riguardo, usando più che un guanto di ferro uno di kashmire, poi che l'album sia ben strutturato, suoni bene e abbia il marchio di fabbrica Amon Amarth non c'è dubbio, ma la qualità complessiva del vestito che hanno elaborato è paragonabile alla regalità e all'imponenza dei primi quattro album? Possiede le componenti esplosive del penultimo? In entrambi i casi direi proprio di no; detto ciò, rimane comunque un lavoro ben al di sopra della media e ciò la dice lunga su come il panorama melodico sia in una costante decadenza.

Dope Fiend: Si sono ammorbiditi, è vero. Hanno utilizzato in certi punti un additivo orecchiabile, è vero ("For Victory Or Death", non la digerirò mai). Sono convinto però che alcuni pezzi possiedano molto potenziale, ma che non sia espresso al 100% e a questo riguardo mi vengono in mente "Slaves Of Fear", la già citata "Destroyer Of The Universe" e "Wrath Of The Norseman". Credo comunque che questo album nel bene e nel male si piazzi nel mezzo di una discografia ottima, certo mi auguro anche io che ci sia un giro di boa e che si rendano conto che forse tornando a pestare come prima potrebbero ottenere risultati migliori. Nonostante tutto devo però ammettere che certo lato più melodico di questo album non mi dispiace del tutto. Forse se riuscissero a trovare una quadratura tra il passato e questa "nuova" inclinazione potrebbero avere ancora molto da dire.

Mourning: Abbiamo parlato anche troppo, tiriamo le conclusioni?

Dope Fiend: Direi che un mezzo passo falso in una carriera come la loro ci sta. Al di là di fanboysmi insensati e fastidiosi, è palese che il disco non sia un capolavoro, ma nemmeno un album da buttare via. A questo punto ritengo che soltanto il tempo potrà dirci quale sarà la piega che prenderanno, certo è che tra un "Versus The World" e un "Twilight Of The Thunder God", qualche ascolto a "Surtur Rising" non me lo farò mancare!

Mourning: Convengo, il tempo per un ascolto ogni tanto "Surtur Rising" lo troverà, la mia disponibilità nei confronti della musica degli artisti svedesi non è mai stata assente e non lo sarà neanche stavolta. Mi attendo però in futuro l'ennesima botta di testa per rialzare i livelli di una discografia che comunque può vantare l'assenza di lavori insufficienti: nel bene come nel male gli Amon Amarth sono sempre una sicurezza.

 

 

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